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Flussi finanziari illeciti


«La Svizzera resta un rifugio privilegiato per il denaro sporco del Sud»




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Invischiata nello scandalo di corruzione legato al fondo sovrano malese 1MDB, la banca ticinese BSI si è vista ritirare la sua licenza bancaria nella primavera del 2016; un provvedimento molto raro in Svizzera.  (AFP)

Invischiata nello scandalo di corruzione legato al fondo sovrano malese 1MDB, la banca ticinese BSI si è vista ritirare la sua licenza bancaria nella primavera del 2016; un provvedimento molto raro in Svizzera. 

(AFP)

I paesi in via di sviluppo sono i grandi assenti negli sforzi intrapresi dalla Svizzera per risanare la sua piazza finanziaria. Una situazione denunciata da Dominik Gross, responsabile delle questioni finanziarie in seno a Alliance Sud, la lobby delle organizzazioni di aiuto allo sviluppo svizzere.

La moltiplicazione dei casi gravi di riciclaggio di denaro che implicano banche svizzere (vedi box) non è frutto del caso. La pressione internazionale sulla Svizzera in materia di evasione fiscale e l’introduzione dello scambio automatico di informazioni coi paesi dell’OCSE hanno spinto gli istituti finanziari elvetici a riorientarsi verso i paesi emergenti.

Malgrado i rischi incorsi, alcuni di loro non esitano a corteggiare ricchi cittadini di paesi sensibili, nei quali è difficile determinare l’origine del patrimonio.

Le organizzazioni di aiuto allo sviluppo e le ONG svizzere alzano la voce per denunciare quella che soprannominano la «la strategia della zebra» praticata dalle banche svizzere: queste accettano solo i soldi puliti provenienti dai ricchi paesi industrializzati, ma continuano a essere una scatola chiusa per i paesi in via di sviluppo, che spesso non hanno alcuna possibilità di ottenere informazioni fiscali nell’ambito delle procedure di assistenza amministrativa.

swissinfo.ch: Petrobras, 1MDB, caso FIFA, ecc. In ogni nuovo scandalo di corruzione internazionale sono implicate banche svizzere. È sorpreso?

Dominik Gross: Non proprio. L’arsenale legislativo svizzero per lottare contro il riciclaggio di denaro presenta ancora numerose lacune. Il problema principale è che gli intermediari finanziari sono tenuti ad indagare sui loro clienti e ad annunciare le operazioni sospette. Tutto il meccanismo è basato sulla fiducia. Nello stesso tempo gli strumenti di controllo a disposizione della FINMA (Autorità federale di sorveglianza dei mercati finanziari) sono molto limitati. Questi scandali a ripetizione mostrano che il sistema non funziona.

swissinfo.ch: Vi è un legame con la nuova direzione strategica presa dalla piazza finanziaria svizzera?

D.G.: Probabilmente. Con l’abolizione del segreto bancario per i paesi dell’OCSE, la pressione sulle banche specializzate nella gestione patrimoniale è aumentata. La maggior parte di loro si sono riorientate verso i mercati emergenti in Asia, Sudamerica e Africa, prendendo a volte rischi molto importanti.

Ciò che colpisce è che ad essere implicate in scandali di riciclaggio non sono solo piccole banche. UBS svolge ad esempio un ruolo importante nella vicenda del fondo sovrano malese 1MDB. Molti gerenti patrimoniali svizzeri hanno volto lo sguardo verso i paesi emergenti, mantenendo nel contempo il modello d’affari dubbioso che ha fatto il loro successo dalla Seconda guerra mondiale.

swissinfo.ch: La fine del segreto bancario nei confronti dell’estero è stata annunciata un po’ troppo rapidamente?

D.G.: Per i paesi del nord scomparirà a partire dal 2018, con l’entrata in vigore dello scambio automatico di informazioni. Al di fuori dello spazio OCSE, dell’UE e di alcuni Stati come Corea del Sud, Giappone o Brasile, il segreto bancario sta molto bene. Le banche hanno adottato la strategia della zebra: accettano solo denaro pulito proveniente dai paesi ricchi, ma continuano a gestire denaro sporco che arriva da quelli in via di sviluppo.

Malgrado le recenti evoluzioni, la piazza finanziaria svizzera non ha perso la sua reputazione tra chi ha acquisito illecitamente patrimoni nei paesi in via di sviluppo e resta un rifugio privilegiato per il denaro sporco del Sud. A tutto ciò si aggiunge il ruolo degli avvocati svizzeri, che come hanno dimostrato i Panama Papers, svolgono una funzione importante nell’allestimento di società offshore che servono a dissimulare patrimoni nei paradisi fiscali.

swissinfo.ch: Perché i paesi del Sud sono esclusi dallo scambio automatico di informazioni?

D.G.: I nuovi standard sono stati elaborati dall’OCSE, un club di paesi ricchi che serve prima di tutto gli interessi dei paesi ricchi. Sarebbe andata diversamente se lo scambio automatico di informazioni fosse stato pilotato da un’istanza dell’ONU. Inoltre, molti dirigenti africani non hanno nessun interesse a far sì che vi siano dei progressi, poiché loro stessi si sono appropriati indebitamente di denaro e lo hanno depositato all’estero.

swissinfo.ch: Quali sono le conseguenze per questi paesi?

D.G.: Sono spesso catastrofiche. La Nigeria, ad esempio, dipende enormemente da una piccola cerchia di persone molto ricche. Quando questo denaro parte verso il Nord, è l’aiuto allo sviluppo che subentra per assicurare servizi primari nell’ambito della sanità, dell’educazione o delle infrastrutture di base.

Se si considerano tutti i flussi finanziari provenienti dal Sud – corruzione, riciclaggio di denaro, evasione fiscale o interessi del debito – si constata che sono molto più importanti degli investimenti e dell’aiuto allo sviluppo provenienti dal Nord.

swissinfo.ch: Quando esiste, l’assistenza amministrativa coi paesi in via di sviluppo è spesso difficile. In giugno, il governo svizzero ha snellito la pratica per quanto riguarda i dati rubati. Nel progetto presentato al parlamento, questi potranno essere utilizzati a determinate condizioni. Non si tratta di un passo avanti importante?

D.G.: Sì, è effettivamente un passo in avanti importante, poiché i dati rubati sono spesso gli unici elementi a disposizione di uno Stato per chiedere assistenza amministrativa alla Svizzera. L’India ha presentato circa 1'000 domande, basandosi sui file rubati dall’ex informatico di HSBC Hervé Falciani. L’amministrazione federale non può però darvi seguito fino a quando questa modifica legislativa non entrerà in vigore. Sfortunatamente, ancora una volta la commissione parlamentare competente ha deciso a fine ottobre di rinviare questa riforma all’anno prossimo. Bisognerà sicuramente aspettare che la pressione dell’OCSE si faccia più forte prima che le cose si smuovano.

swissinfo.ch: Secondo lei in Svizzera non vi è quindi veramente la volontà di frenare l’afflusso di capitali illeciti?

D.G.: Al di là dei discorsi ufficiali del governo e dei rappresentanti della piazza finanziaria in merito alla nuova strategia del denaro pulito, si constata effettivamente che non vi è un vero cambiamento di mentalità e non vi è neppure la volontà politica di sviluppare nuovi modelli d’affari. A livello legislativo, non vi è stata nessuna azione pro-attiva. Il parlamento opta sempre per un’applicazione assolutamente minima degli standard internazionali e solo quando l’accesso al mercato è in pericolo.

Paradossalmente, gli ambienti bancari ed economici sono spesso più progressisti del parlamento. Nel caso del progetto di modifica legislativa sui dati rubati, l’Associazione svizzera dei banchieri e economiesuisse sostengono il progetto del governo.

swissinfo.ch: Come lo spiega?

D.G.: Dalle ultime elezioni legislative, il parlamento si è chiaramente spostato a destra. I partiti giocano al rialzo per mostrare che non cedono alle pressioni provenienti dall’estero e che prima di tutto difendono gli interessi della Svizzera.

Anche tra la popolazione si percepisce una certa saturazione di fronte agli scandali finanziari a ripetizione – swissleaks, Panama Papers e così via. L’opinione pubblica non si mostra ancora molto aperta nei confronti delle questioni legate alla trasparenza e alle relazioni economiche più egualitarie tra le diverse regioni del mondo. 

Rischio di riciclaggio in forte aumento

«Il numero di casi annunciati per sospetti casi di riciclaggio di denaro aumenta in modo piuttosto importante», ha recentemente indicato Mark Branson, il responsabile della FINMA, l’autorità di sorveglianza dei mercati finanziari. Secondo lui, è il segnale che il settore presta ormai più attenzione a questo problema.

Mark Branson ha anche sottolineato che «la gestione patrimoniale, l’attività bancaria più importante del paese, è confrontata in questo momento con un cambiamento di paradigma». Prima il segreto bancario spingeva soprattutto persone della classe media dei paesi limitrofi a depositare denaro in Svizzera per ragioni fiscali. Non esistendo più sotto questa forma, la gestione patrimoniale elvetica ha dovuto orientarsi verso clienti provenienti da Stati più lontani, spesso dei paesi emergenti. «L'origine dei patrimoni di queste persone è molto più difficile da valutare», ha spiegato durante una conferenza stampa.

Per questa ragione, in aprile la FINMA ha chiesto alle banche di fare più sforzi per annunciare i clienti e le transazioni sospette. In un’intervista a Le Matin Dimanche, Branson ha anche precisato che una quindicina di banche sono sotto attenta analisi della FINMA. «Ciò non vuole ancora dire che riciclano denaro, ma che sono particolarmente esposte a questi rischi», ha sottolineato.

Potete contattare l'autore di questo articolo su Twitter: @samueljaberg

La Svizzera ha fatto sufficienti sforzi per risanare la sua piazza finanziaria? Dite la vostra. 


Traduzione di Daniele Mariani

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