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Legge sulle attività informative


La Svizzera opta per più sicurezza e meno privacy


Di Luigi Jorio con agenzie


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I servizi segreti svizzeri potranno contare su un arsenale di sorveglianza più ampio. (Keystone)

I servizi segreti svizzeri potranno contare su un arsenale di sorveglianza più ampio.

(Keystone)

I cittadini elvetici hanno accettato in votazione popolare la nuova Legge federale sulle attività informative con il 65,5% dei voti. In futuro, i servizi segreti della Confederazione potranno intercettare conversazioni telefoniche, controllare la posta elettronica e infiltrare sistemi informatici.

La lotta al terrorismo e agli attacchi informatici ha prevalso sulla protezione della sfera privata. Accettando la nuova Legge sulle attività informative (con il 65,5% delle preferenze), il popolo svizzero ha preferito rinunciare a parte delle sue libertà in favore di una maggiore sicurezza, ha commentato il deputato del Partito liberale radicale (PLR, centro destra) Benoît Genecand alla Radio svizzera di lingua francese RTS.

Il testo è stato approvato in tutti i cantoni della Svizzera. Le percentuali più alte sono quelle di Vaud (74,2%) e Nidvaldo (70,1%). In Ticino e nei Grigioni il fronte del sì ha raggiunto rispettivamente il 66,1 e il 63,6%. La partecipazione a livello nazionale è stata del 42,5%

Strumenti indispendabili per lottare contro il terrorismo

Con il nuovo quadro legale, il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) potrà far ricorso a strumenti supplementari per condurre le indagini: sorveglianza delle comunicazioni telefoniche e via Internet, controllo della posta elettronica e infiltrazione di sistemi informatici tramite virus di Stato. Sarà inoltre possibile sorvegliare eventi in luoghi pubblici, ad esempio installando microfoni o telecamere.

Per il governo e la maggioranza di destra in parlamento, che aveva approvato la legge nel settembre 2015, questi nuovi mezzi sono indispensabili in un contesto in cui le azioni terroristiche e gli attacchi informatici sono sempre più frequenti. Il SIC potrà, ad esempio, osservare una persona rientrata da una zona di conflitto jihadista oppure una spia infiltratasi nelle autorità elvetiche.

«La nuova legge sulle attività informative darà dei mezzi moderni al SIC. Prevede anche dei controlli supplementari per rispondere ai timori di numerosi cittadini», ha detto domenica in conferenza stampa il ministro della difesa Guy Parmelin. La nuova legislazione dovrebbe entrare in vigore nel settembre 2017. Entro quella data, il governo elaborerà le disposizioni d’applicazione, valuterà l’acquisizione di mezzi tecnici nuovi e designerà la nuova autorità di sorveglianza, ha puntualizzato Guy Parmelin.

«Bisognava fare qualcosa di nuovo dopo un periodo di 20 anni in cui non si è fatto assolutamente nulla per modernizzare questa legge», ha affermato il deputato dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) Raymond Clottu. «La sicurezza è un tema complesso e non ci sono soltanto i servizi segreti», ha aggiunto, sottolineando l’importanza di effettuare anche altri interventi nell’esercito e nel suo equipaggiamento.

Mantenere le promesse ed evitare le derive

Gli argomenti della sinistra, che aveva sostenuto il referendum contro la nuova legge, non hanno dunque fatto breccia nell’elettorato. Rammentando lo scandalo delle schedature in Svizzera e le pratiche dei servizi segreti americani denunciate da Edward Snowden, socialisti ed ecologisti si opponevano all’introduzione di ulteriori strumenti di sorveglianza che secondo loro avrebbero portato a una violazione dei diritti fondamentali dei cittadini.

«La sinistra ha fatto di tutto per evitare le derive e rafforzare il controllo democratico», ha reagito domenica Rebecca Ana Ruiz. Secondo la parlamentare socialista, i cittadini non hanno scelto tra libertà e sicurezza, ma semplicemente detto che «il nostro arsenale legislativo non è più adatto alle nuove tecnologie e alle nuove minacce».

Il parlamento deve ora mantenere le sue promesse e garantire un controllo efficace del SIC, ha commentato l’Alleanza contro lo Stato ficcanaso, all’origine del referendum. «I nostri avversari ci hanno assicurato che il numero di persone sorvegliate sarà limitato, che la sfera privata non verrà violata e che non accadrà più una nuova vicende delle schedature».

Le misure più intrusive, che dovrebbero limitarsi a una decina all’anno, serviranno per combattere il terrorismo, lo spionaggio, la proliferazione delle armi di distruzione di massa e gli attacchi contro le infrastrutture di importanza nazionale. Per evitare abusi, l’impiego dei nuovi strumenti dovrà essere autorizzato da tre istanze diverse, tra cui il Tribunale amministrativo federale.

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