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Votazione del 24 settembre 2017 La grande riforma del sistema previdenziale alla prova delle urne

Votazioni federali del 24 settembre 2017

Sono ormai passati 20 anni da quando il popolo svizzero ha approvato l'ultima riforma del sistema previdenziale, con la 10a revisione dell'AVS. 

(freshfocus)

Gli svizzeri hanno votato oggi su una delle più importanti riforme degli ultimi anni, la Previdenza per la vecchiaia 2020, che mira a garantire anche in futuro il finanziamento delle pensioni. Il progetto era combattuto dalla destra e dall'estrema sinistra: il verdetto popolare dovrebbe giocarsi sul filo del rasoio. Quasi scontata invece l’approvazione del decreto sulla sicurezza alimentare. 

L’ultima revisione del sistema previdenziale svizzero risale al lontano 1997. Da allora, tutti i tentativi di riforma sono regolarmente naufragati in parlamento, in seguito all’incapacità dei partiti di raggiungere un compromesso, o sono stati respinti in votazione federale. Il popolo ha bocciato diverse proposte volte a migliorare le prestazioni, ridurre le rendite, innalzare l’età di pensionamento o introdurre nuove fonti di finanziamento.

I tre pilastri del sistema previdenziale 

Il primo pilastro corrisponde alla previdenza statale, ossia all’Assicurazione per la vecchiaia e i superstiti (AVS), che mira a coprire almeno i bisogni vitali al momento del pensionamento. Questa assicurazione obbligatoria per (quasi) tutti viene finanziata tramite contributi di dipendenti, indipendenti, datori di lavoro e Confederazione. 

Il secondo pilastro è costituito dalla previdenza professionale, le cui prestazioni dovrebbero permettere, assieme a quelle dell’AVS, di mantenere in buona parte il proprio tenore di vita dopo il pensionamento. Gestita da casse pensioni e assicurazioni, la previdenza professionale è obbligatoria per tutti lavoratori dipendenti ed è finanziata con i loro contribuiti e quelli dei datori di lavoro. 

Il terzo pilastro concerne invece il risparmio volontario individuale, destinato a colmare eventuali lacune previdenziali e a soddisfare desideri individuali. Alcune forme di questa previdenza facoltativa – conti bancari vincolati e proprietà immobiliari – beneficiano di incentivi fiscali.

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Con Previdenza per la vecchiaia 2020Link esterno, il governo e la maggioranza del parlamento sperano, quindi, di aver finalmente trovato una soluzione di compromesso, in grado di superare la prova delle urne. E, soprattutto, di poter far fronte alle grandi sfide economiche, sociali e demografiche che si pongono in parte già oggi e che dovrebbero contrassegnare ancora di più i prossimi decenni. 

Crisi economica e invecchiamento della popolazione

A livello economico, il moltiplicarsi delle crisi, il lungo periodo di bassi tassi d’interesse e la crescita ridotta pesano sui rendimenti degli istituti di previdenza e minacciano quindi le rendite future. A livello sociale, la riforma vuole rispondere ai cambiamenti in corso sul mercato del lavoro e alle crescenti aspirazioni per un pensionamento flessibile. 

Ma la più grande sfida è costituita senz’altro dall’evoluzione demografica: mentre mezzo secolo fa la speranza di vita era di 74 anni per le donne e di 68 per gli uomini, oggi è salita rispettivamente a 84 e 80 anni. Il graduale pensionamento della generazione del baby boom incide inoltre sempre più sul rapporto tra persone attive e pensionati: mezzo secolo fa vi erano cinque persone tra 20 e 64 anni per ogni pensionato, mentre oggi poco più di tre. 

Senza correttivi, il sistema previdenziale rischia di sprofondare nelle cifre rosse già entro pochi anni. In base agli scenari del governo, l’Assicurazione per la vecchiaia e i superstiti (AVS), gestita dallo Stato, dovrebbe accumulare un disavanzo di 3 miliardi di franchi nel 2025 e di 7 miliardi nel 2030. Anche la previdenza professionale, gestita da casse pensioni e assicurazioni collettive, non sarà più in grado di mantenere il livello attuale delle sue prestazioni. 

Riforma globale della previdenza 

Per tentare di suddividere il più possibile i sacrifici e raccogliere finalmente una maggioranza di consensi, il governo ha presentato una riforma globale che, per la prima volta, tocca contemporaneamente i due pilastri obbligatori del sistema previdenziale svizzero. 

Il progetto Previdenza per la vecchiaia 2020 era sostenuto dalle principali forze di centro e di sinistra – Partito popolare democratico, Partito borghese democratico, Verdi liberali, Partito socialista e Partito ecologista svizzero – per i quali si tratta di una riforma equilibrata che permette di assicurare le rendite per oltre una decina d’anni e rafforzare l’AVS.

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Evoluzione finanziaria dell'AVS con e senza riforma (2018 - 2035)

Si opponevano invece i maggiori partiti più a destra – Partito liberale radicale e Unione democratica di centro – che considerano il progetto iniquo e inadeguato per risolvere i problemi della previdenza per la vecchiaia. Al centro delle loro critiche figura il supplemento di 70 franchi al mese sulle rendite dell’AVS, previsto dal 2019 soltanto per i nuovi pensionati. La riforma era combattuta anche da alcuni sindacati minori e gruppi di sinistra che respingono l’aumento dell’età di pensionamento per le donne e riduzioni delle prestazioni della previdenza professionale. 

Secondo i sondaggi, una leggera maggioranza di persone intervistate si era espressa due settimane fa in favore di Previdenza per la vecchiaia 2020. Gli oppositori avevano però guadagnato terreno in settembre e si preannuncia quindi un risultato al fotofinish. 

Pronostico favorevole per la sicurezza alimentare 

Appare invece scontata l’approvazione, questa domenica, del decreto federale sulla sicurezza alimentare, che non ha suscitato quasi opposizioni. Questo decreto, approvato a schiacciante maggioranza da entrambe le Camere federali, rappresenta un controprogetto all’Iniziativa popolare “Per la sicurezza alimentare” – depositata dall’Unione svizzera dei contadini (USC) – che chiedeva di rafforzare l’approvvigionamento della popolazione "con derrate alimentari di produzione indigena variata e sostenibile". Il suo obbiettivo era di frenare la perdita di terre coltive e garantire la redditività delle aziende agricole. 

Giudicando l’iniziativa troppo vaga, benché sostenibile, il parlamento vi ha opposto un controprogetto più preciso, che mira a preservare le basi della produzione agricola, come pure a promuovere una filiera alimentare rispettosa delle risorse e orientata verso il mercato. L’iniziativa è stata quindi ritirata dai suoi promotori.

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