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Votazione del 24 settembre 2017 Previdenza per la vecchiaia 2020 sotto tiro incrociato

Senioren

Con la riforma Previdenza per la vecchiaia 2020, il governo e la maggioranza del parlamento vogliono garantire anche in futuro il finanziamento delle pensioni, minacciato dal crescente invecchiamento della popolazione.

(Keystone)

Troppo ingiusta e costosa, secondo i partiti di destra. Troppo ingiusta e antisociale, per alcune frange della sinistra. Mentre gli oppositori sono passati all’attacco per mostrare i punti deboli di Previdenza per la vecchiaia 2020, in votazione il 24 settembre, i suoi sostenitori sono chiamati a spiegare i vantaggi della più complessa riforma del sistema previdenziale svizzero, presentata finora. 

Previdenza per la vecchiaia 2020Link esterno “tradisce i giovani e punisce i pensionati”: con questo argomento l’“Alleanza delle generazioni contro la pseudo-riforma dell’AVS” – formata soprattutto da rappresentanti del Partito liberale radicale (PLR) e dell’Unione democratica di centro (UDC) – ha lanciato nella seconda metà di agosto la sua campagna contro il grande progetto di riforma del sistema di previdenza per la vecchiaia. 

I due partiti di centro-destra e destra, che generalmente si posizionano in difesa degli ambienti economici, denunciano questa volta la mancanza di “equità” della riforma, sostenuta dal governo e varata in marzo da una stretta maggioranza di centro e sinistra del parlamento. Al centro delle critiche figura il supplemento di 70 franchi al mese sulle rendite dell’Assicurazione per la vecchiaia e i superstiti (AVS)Link esterno, previsto dal 2019 soltanto per i nuovi pensionati. 

Per Christian Lüscher, deputato del PLR, questo progetto “crea un’AVS a due velocità, poiché i pensionati di domani non saranno più trattati allo stesso modo dei pensionati di oggi. I principi fondamentali dell’AVS sono attaccati, in particolare l’equità, che non sarà più rispettata”. Gli attuali pensionati dovranno invece assumersi a loro volta l’aumento dell’Imposta sul valore aggiunto (IVA), che colpirà molte persone anziane con un reddito modesto. 

Secondo gli oppositori, a far le spese di Previdenza per la vecchiaia 2020 saranno inoltre i giovani. Questi ultimi dovranno sopportare anche un aumento dei contributi per l’AVS e la previdenza professionaleLink esterno, che farà diminuire il loro salario. E non avrebbero neppure la certezza di percepire un giorno le rendite di vecchiaia. In questo modo, afferma Christian Lüscher, viene rotto il “contratto tra le generazioni” e “si tradiscono i giovani”. 

Futuro dell’AVS garantito 

Scenari puramente catastrofici, agli occhi dei sostenitori della riforma, che sono scesi in campo con ben tre comitati: uno in rappresentanza dei partiti di centro, uno della sinistra ed uno dei sindacati. “Gli oppositori della riforma stanno cercando di mettere i giovani contro le persone anziane. In realtà proprio i giovani hanno interesse a che questa riforma venga approvata, dato che permette di garantire il futuro del sistema previdenziale e di stabilizzare le rendite a un buon livello. Senza un consolidamento dell’AVS e della previdenza professionale, i giovani rischiano di dover ricorrere un giorno a costose assicurazioni private”, dichiara Christian Levrat, deputato e presidente del Partito socialista. 

Senza questa riforma, l’AVS non sarà più in grado dal 2030 di versare le rendite per i pensionati e i superstiti, sottolinea l’alleanza dei favorevoli. Le misure previste dalla riforma, a cominciare dall’aumento dell’IVA, permetteranno di accrescere di 2,5 miliardi di franchi all’anno le entrate dell’assicurazione statale, chiamata ad affrontare nei prossimi decenni il progressivo pensionamento della generazione del baby boom. L’impatto dell’aumento dello 0,3% dell’IVA dovrebbe essere sostenibile per tutti, dato che corrisponde a 3 centesimi per ogni acquisto di 100 franchi. 

La riduzione del tasso di conversione – dal 6,8 al 6% – degli averi accumulati nella previdenza professionale andrà a beneficio degli assicurati e soprattutto dei giovani. Attualmente, dato che questo tasso è troppo alto, gli assicurati si vedono costretti a finanziare una parte delle rendite dei pensionati. La riduzione dell’aliquota sarà tra l’altro compensata con diverse misure, in modo da garantire il livello delle rendite. 

Una pseudo-riforma troppo cara 

Per gli oppositori, questa “pseudo-riforma” è inoltre troppo costosa e servirà ad assicurare le basi del sistema previdenziale solo per pochi anni. “Già tra 5 anni, la prossima riforma sarà all’ordine del giorno. Per colmare il buco finanziario generato da questa riforma, bisognerà prevedere enormi aumenti dei premi o un inevitabile aumento dell’età di pensionamento, mentre le imprese, i contadini e i consumatori devono mettere già ora mano al portafoglio per finanziare l’aumento dell’AVS”, ha dichiarato il deputato dell’UDC Jean-Pierre Grin. 

Critiche respinte dal presidente del Partito popolare democratico Gerhard Pfister: “Questa riforma consente di garantire il finanziamento della previdenza per la vecchiaia almeno per una decina d’anni. E questo è già un grande progresso, se teniamo conto che un bisogno di riforme sussiste già da 20 anni e finora non siamo riusciti a trovare una soluzione sostenuta dalla maggioranza. In caso di “no”, il bisogno di riforme sarà ancora più urgente e qualsiasi soluzione sarà ancora più costosa. Una riforma concepita per i prossimi 30 anni non ha nessuna chance di superare la prova delle urne”. 

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Evoluzione finanziaria dell'AVS con e senza riforma (2018 - 2035)

Sinistra divisa 

Previdenza per la vecchiaia 2020 viene combattuta anche da frange della sinistra e sindacati minori, soprattutto della Svizzera romanda, che hanno raccolto le 50'000 firme necessarie per il referendum. Alessandro Pelizzari, vicepresidente della Comunità ginevrina d’azione sindacale, ne spiega le ragioni: “È da quando esistono che i sindacati si battono per ridurre il tempo di lavoro. È quindi escluso per un sindacato sostenere l’aumento dell’età di pensionamento delle donne, che già sono discriminate nel mondo del lavoro e stentano a trovare un’occupazione a partire dai 60 anni”. 

I sostenitori della riforma fanno notare che diverse misure sono previste per attenuare l’aumento dell’età di pensionamento delle donne a 65 anni, tra cui il supplemento di 70 franchi sulle rendite AVS e l’ampliamento del salario assicurato nella previdenza professionale. Una soluzione che non convince però i promotori del referendum: “Invece di rifinanziare l’AVS con l’aumento dell’età di pensionamento delle donne e dell’IVA, vi sono diverse altre possibilità, tra cui una tassazione sulle transazioni finanziarie, sui redditi dei capitali o sui robot, che distruggono il lavoro. Il sistema pensionistico è stato in fin dei conti concepito come sistema di ridistribuzione dei redditi e della ricchezza”, dichiara Alessandro Pelizzari. 

Una posizione comprensibile per Christian Levrat, ma oggi non realizzabile a livello politico. “Con questa riforma, abbiamo dovuto fare un compromesso, a metà strada tra una parte e l’altra. Posizioni massimaliste, come un mantenimento dello statu quo o un aumento massiccio dell’AVS, non sono purtroppo realistiche”.  

I punti principali di Previdenza 2020

L’età di pensionamento (chiamata in futuro “età di riferimento”) delle donne viene adeguata a quella degli uomini e sale quindi da 64 a 65 anni – sia per l’AVS che per la previdenza professionale. È previsto un aumento graduale di tre mesi all’anno a partire dal 2018. Grazie a questa misura l’AVS dovrebbe disporre di oltre 1,3 miliardi di franchi in più all’anno.  

Ogni assicurato potrà scegliere liberamente il momento del pensionamento tra 62 e 70 anni (oggi 63 e 70). Sia per donne che per uomini vale però un’età di riferimento di 65 anni, ossia se vanno in pensione a questa età percepiscono l’intera rendita assicurata. Se vanno prima, la rendita è ridotta, se vanno dopo è maggiorata.  

L’aliquota minima di conversione degli averi accumulati nella previdenza professionale obbligatoria scende dal 6,8 al 6%, con scatti di 0,2 punti sull’arco di quattro anni. In altre parole, chi ha accumulato 100'000 franchi nella cassa pensioni, riceve una rendita annuale di 6'000 franchi invece degli attuali 6'800. Questa riduzione tocca solo gli assicurati che il 1° gennaio 2019 non avranno ancora compiuto 45 anni. Sono tuttavia previste misure di compensazione per mantenere il livello delle loro rendite.  

Sempre per la previdenza professionale, i premi degli assicurati tra 35 e 54 anni aumentano dell’1%. I premi per l’AVS salgono invece per tutti gli assicurati – e per i datori di lavoro – dello 0,15%.  

Per compensare misure sfavorevoli, a cominciare dall’aumento dell’età di pensionamento delle donne, dal 2019 i nuovi beneficiari di rendite dell’AVS ricevono un supplemento di 70 franchi al mese. Attualmente la rendita mensile minima è di 1'175 franchi, la massima 2’350.  

Vengono leggermente aumentati anche i contributi della Confederazione per l’AVS. Le sue casse saranno alimentate dal 2018 con lo 0,3% degli introiti dell’Imposta sul valore aggiunto (IVA), destinato attualmente all’Assicurazione per l’invalidità. In più, dal 2021 beneficeranno di un aumento dello 0,3% dell’IVA. 

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Contattate l'autore su twitter: @ArmandoMombelliLink esterno

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