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Evasione fiscale


Accordo con gli USA: gli equilibrismi delle banche




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Il ministro della giustizia statunitense Eric Holder vuole che le banche valutino la loro presunta colpevolezza. (Keystone)

Il ministro della giustizia statunitense Eric Holder vuole che le banche valutino la loro presunta colpevolezza.

(Keystone)

Le banche svizzere giocano al gatto e al topo nel tentativo di trovare una posizione favorevole nell’ambito del programma statunitense sull’evasione fiscale, che promette impunità in cambio del riconoscimento delle colpe passate.

Mentre alcune banche hanno fornito un quadro chiaro della loro situazione nel cosiddetto programma «non-target letter», altre stanno ancora valutando se i costi di una registrazione siano meno onerosi dei rischi di essere colti con le mani nel sacco dal Dipartimento di giustizia statunitense.

Ultima in ordine di tempo, la settimana scorsa la VP Bank del Liechtenstein è uscita dal programma, dopo essersi inizialmente iscritta nella «categoria 2» e aver quindi ammesso di avere potenzialmente aiutato clienti statunitensi a evadere le tasse.

Il settimanale NZZ am Sonntag ha scritto che almeno dieci banche hanno compiuto una svolta simile, senza però fare nomi. La britannica Barclay, che ha un settore di gestione patrimoniale con sede in Svizzera, è uscita dal programma quest’estate, mentre la Banca cantonale di Friburgo si è ritirata dalla categoria 2, ma non ha ancora deciso se scegliere un’altra categoria meno onerosa (vedi in basso).

Un’inchiesta di swissinfo.ch presso 30 istituti bancari ha permesso di stabilire che due banche private svizzere attualmente iscritte nella categoria 2 (che non vogliono veder pubblicato il loro nome) sono indecise se rimanervi o abbandonarla. Tre non hanno dato risposta, le altre hanno affermato di non prevedere un mutamento d’indirizzo.

Grandi rischi

Ma perché una banca dovrebbe un giorno accusare se stessa di aver prestato aiuto agli evasori fiscali e il giorno dopo voltare le spalle a un accordo che la protegge da un’accusa penale potenzialmente distruttiva?

Una parte dei motivi può essere rintracciata nel momento della nascita del programma «non-target letter», alla base dell’accordo tra Svizzera e Stati Uniti siglato nell’agosto del 2013, in un periodo di grande incertezza e pericolo per l’intero settore bancario svizzero.

Nel gennaio del 2013 la banca Wegelin era stata condannata da una corte statunitense per aver favorito l’evasione fiscale ed era stata costretta a chiudere le sue attività dopo 273 anni di esistenza.

Nell’estate successiva il parlamento svizzero aveva bocciato una proposta del governo che mirava a mettere fine all’annosa disputa con gli Stati Uniti sull’evasione fiscale permettendo la trasmissione alle autorità statunitensi di dati sui clienti delle banche.

L’impressione era che altre banche potessero fare la fine della Wegelin, un’impressione confermata dall’interruzione delle attività da parte della banca Frey nell’ottobre del 2013, per l’impossibilità di affrontare il contenzioso con le autorità statunitensi.

L’autorità svizzera di vigilanza sui mercati finanziari FINMA chiese con urgenza alle banche di aderire in tempi brevi al programma «non-target letter» nonostante i dubbi sul fatto che i dettagli erano troppo vaghi e che le banche avevano bisogno di tempo per esaminare i propri conti alla ricerca di eventuali evasori statunitensi.

Il Dipartimento di giustizia degli USA ha informato che entro la fine del 2013, 106 banche hanno firmato l’accordo. Altre si sono aggiunte in seguito. PricewaterhouseCoopers (PwC) calcola che oltre 100 banche siano iscritte nella sola categoria 2. Il termine per iscriversi alle categorie 3 e 4 scade a fine anno.

Gioco pericoloso

Attualmente alcune banche che si sono registrate nella categoria 2 per mettersi al riparo da eventuali procedure penali stanno ancora completando il lungo e costoso processo di verifica. Un piccolo gruppetto ha fatto i controlli dovuti e ritiene di non essere davvero colpevole.

«Certe banche che si sono registrate nella categoria 2 alla fine dello scorso anno sono arrivate ora alla conclusione, dopo aver consultato esperti svizzeri e statunitensi, di non aver violato la legislazione fiscale statunitense», afferma Alexander Troller, avvocato dello studio LALIVE, che assiste banche coinvolte nel programma statunitense.

«Abbandonare la categoria 2 dopo aver condotto una simile analisi è una conseguenza logica. C’è un rischio teorico che le autorità statunitensi non siano d’accordo e aprano una procedura penale contro di loro, a meno naturalmente che passino alla categoria 3 e ottengano una “non-target letter” [che le protegge da una causa]».

«Devono però essere sicure della propria decisione, avendo loro stesse attirato su di sé l’attenzione del Dipartimento di giustizia», aggiunge Troller.

Rimane tuttavia il sospetto che altre banche stiano giocando a un gioco molto più pericoloso, non avendo mai aderito al programma.

«Alcune banche hanno deciso di non aderire al programma sulla base di una valutazione dei costi e dei rischi», dice Troller. «Il loro ragionamento è che se mai dovessero essere messe sotto accusa, le multe o altre conseguenze sarebbero più facilmente gestibili dei costi generati dall’adesione al programma»

Il Dipartimento di giustizia ha detto molto chiaramente negoziando l’accordo relativo alla «non-target letter» che le banche inadempienti potrebbero incorrere in sanzioni molto severe se non dovessero ammettere spontaneamente i loro errori ed essere colte in fallo.

Pressione

Le autorità statunitensi hanno aumentato la pressione sulle banche svizzere infliggendo una multa di 2,3 miliardi di franchi (2,6 miliardi di dollari) al Credit Suisse in maggio, tre volte più alta dell’ammenda inflitta all’UBS per lo stesso reato nel 2009 (780 milioni di dollari).

D’altra parte, gli avvocati e i consulenti impiegati sulle due coste dell’Atlantico per spulciare i libri dei conti alla ricerca di evasori fiscali statunitensi potrebbero costare alle banche parecchi milioni di franchi.

«Comporta una grande quantità di lavoro amministrativo, per cui ogni banca dovrebbe elaborare la strategia che ritiene migliore», afferma Martin Schilling, capo delle finanze di PwC Svizzera. «I rappresentanti delle banche si recano piuttosto spesso negli Stati Uniti per discutere la questione. Questo costa loro molto tempo».

Il gioco di specchi non finisce però qui, a detta di un recente rapporto di PwC, secondo cui molte banche avrebbero accantonato una quantità sorprendentemente piccola di denaro per pagare eventuali multe. «Le banche private svizzere sono state piuttosto restrittive nel creare accantonamenti, in modo da evitare un’ammissione implicita di colpevolezza», osserva il rapporto.

In mezzo a tutto questo si trovano i clienti delle banche che non sono rei di evasione fiscale negli Stati Uniti o che non erano consapevoli dei loro obblighi di dichiarazione fiscale.

Questa categoria include i cittadini statunitensi che vivono e lavorano in Svizzera, che non possono aprire conti in banca o ottenere ipoteche. In alcuni casi sono stati espulsi dalle loro banche perché generano troppo lavoro burocratico e troppi rischi.

Alcune persone con la doppia cittadinanza svizzera e statunitense si lamentano di essere state trascinate inutilmente nella disputa e di essersi dovute accollare una faticosa e costosa corrispondenza per dimostrare che non hanno mai lavorato e in alcuni casi non hanno mai vissuto negli Stati Uniti.

Gradi di colpevolezza

Le banche che partecipano al programma «non-target letter», alla base di un accordo tra la Svizzera e gli Stati Uniti dell’agosto 2013, sono suddivise in quattro categorie di potenziale colpevolezza.

Categoria 1: Le 14 banche che ne fanno parte sono già oggetto di investigazione per reati di evasione fiscale. Il gruppo include le banche Julius Bär e Pictet, le banche cantonali di Zurigo e Basilea e alcune filiali svizzere di banche straniere.

Queste banche devono raggiungere individualmente un accordo con le autorità statunitensi al di fuori del programma.

Categoria 2: Queste banche sanno o sospettano di aver commesso reati di evasione fiscale negli Stati Uniti. Rischiano multe che vanno dal 20% al 50% dei patrimoni non dichiarati, a seconda della durata di permanenza dei patrimoni sui loro conti.

La scadenza per registrarsi nella categoria 2 è stata estesa dal 30 giugno al 31 luglio di quest’anno. Ma le banche hanno tempo fino al 15 settembre per consegnare i loro rapporti finali, in cui sono indicati quali clienti hanno già ammesso la loro colpevolezza nel quadro di un programma di autodenuncia volontario negli Stati Uniti.

Categoria 3: Banche che hanno clienti statunitensi ma che credono che loro e i loro clienti abbiano rispettato le norme fiscali statunitensi.

Categoria 4: Banche con pochi clienti stranieri, non più del 2% del totale.

La scadenza per annunciarsi nelle categorie 3 e 4 è il 31 dicembre 2014.


Traduzione dall’inglese di Andrea Tognina, swissinfo.ch

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