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Gli organi del futuro

Un modello di cuore artificiale, esposto in un museo di New York

(Keystone)

La necessità di organi sani è sempre maggiore, ma trovarli risulta difficile. Per questo motivo urge investire nella ricerca sugli organi artificiali: l'ospedale universitario di Berna ha inaugurato a fine 2010 un centro specializzato in questo settore.

«Perché è importante sviluppare gli organi artificiali? La risposta deriva da una constatazione: quando una persona è seriamente malata, si arrabbia contro il destino e vuole guarire. Si tratta di una tendenza insita nell'uomo. Se non è però possibile risolvere il problema altrimenti, occorre sostituire l'organo che non funziona correttamente», spiega Felix Frey, primario di nefrologia all'Inselspital di Berna e ideatore del progetto.

A tal proposito, aggiunge Frey, va tenuto presente che i trapianti non risolvono affatto il problema degli organi necessari. «Ovviamente fa piacere quando un paziente può continuare a vivere grazie a un donatore, ma quantitativamente questo successo non è purtroppo rilevante. Gli organi da trapiantare sono semplicemente troppo pochi».

«Il settore in cui lavoro io – quello dei reni – costituisce un buon esempio: nel mondo, un milione di persone circa riesce a vivere grazie alla macchina per la dialisi, la quale è in pratica un organo artificiale fuori dal corpo. Ovviamente si effettuano anche trapianti, ma ci sono problemi di scarsità e di funzionamento sul lungo periodo, senza contare gli effetti collaterali legati ai farmaci che il paziente deve assumere. Ecco perché si deve investire nella ricerca».

Detto, fatto. In soli nove mesi l'Inselspital – utilizzando unicamente fondi propri – ha costruito un centro di ricerca di 1'000 m2 per circa 300 docenti, studenti e post-dottorandi specializzati in due settori principali, la biomedicina e appunto gli organi artificiali.

Non tutti uguali

«La difficoltà nel riprodurre artificialmente un organo dipende dalla complessità delle sue funzioni», evidenzia Frey. «Consideriamo per esempio l'articolazione dell'anca: si tratta di un'articolazione sferica che già negli anni Sessanta ha potuto essere sostituita utilizzando una sfera di metallo. Oggigiorno siamo in grado di effettuare protesi del ginocchio e di costruire vertebre artificiali».

Ciò è stato fattibile, aggiunge il medico, «poiché le articolazioni sono semplici: devono permettere il movimento e "portare" la persona. Di conseguenza, rimpiazzarle è relativamente facile».

Il compito diventa però arduo quanto l'organo svolge compiti più diversi e impegnativi: «L'occhio deve consentire la vista da vicino e da lontano. Quando non funziona più a dovere, utilizziamo quindi delle speciali lenti – gli occhiali – che costituiscono una sorta di sostituzione parziale. In seguito sono state inventate le lenti a contatto, e ora si sta addirittura cercando di ricostruire artificialmente la retina. È questo il modo di procedere: organo per organo, passo dopo passo».

Un altro progetto è legato al trattamento del diabete: «Una malattia così diffusa nel mondo occidentale potrebbe essere contenuta artificialmente inserendo una riserva di insulina collegata a un sensore che controlla il tasso di glucosio».

Un banale cuore

Uno degli organi che «stranamente» non è ancora possibile sostituire efficacemente con una replica artificiale è il cuore. «In realtà si tratta di una semplice pompa, non fa nient'altro. Inoltre l'industria è estremamente sviluppata in questo settore, basti pensare agli aeroplani, i quali funzionano sostanzialmente grazie a sistemi di pompaggio», rileva Frey.

Per quanto concerne il cuore, spiega, «il vero problema è quello dell'energia necessaria per far funzionare la pompa. Infatti l'apparecchio necessita di corrente oppure di benzina, e il dispositivo che la fornisce deve essere mobile, un po' come avviene per le batterie delle automobili. Speriamo quindi che i progressi della tecnologia energetica permettano di costruire batterie adeguate anche per il cuore, ricaricabili senza utilizzare cavi attraverso la pelle».

Secondo Felix Frey l'esempio del cuore mostra inequivocabilmente la via da seguire: «In Svizzera un terzo della popolazione muore o rischia di morire per problemi legati a quest'organo, mentre i trapianti sono circa una quarantina. Servono soluzioni alternative!».

L'unione fa la forza

Lo sviluppo degli organi artificiali può avvenire soltanto grazie a una stretta collaborazione interdisciplinare. Frey osserva: «La medicina ha fatto i suoi maggiori progressi collaborando con la chimica e la biochimica. Ora abbiamo bisogno come il pane di fisici e ingegneri».

Il nuovo centro dell'Inselspital funziona in base a questo principio: «Per ogni organo possiamo contare su un fisico oppure un ingegnere pagato dall'università, con la partecipazione finanziaria delle cliniche interessate. Lo scopo non è comunque quello di riuscire a inventare qui a Berna nuovi organi artificiali, bensì di far progredire la ricerca», conclude.

Donazione di organi: la carenza continua

Il numero di donatori di organi nella Confederazione è tornato sotto la soglia delle 100 unità nel 2010.

Nel 2010, 508 organi sono stati trapiantati a 504 malati (contro i 466 del 2009, ciò che corrisponde a un aumento dell'8,4%).

Nello stesso periodo si sono contati 98 donatori deceduti (103) e 116 vivi (109), ha indicato Swisstransplant a fine gennaio.

In totale 59 persone in lista d'attesa sono morte, contro le 67 dell'anno precedente. Il 1° gennaio 2011 i pazienti in attesa di un trapianto erano 1'021.

Con una media di 12,6 donatori ogni milione di abitanti, la Svizzera rimane tuttavia ancora lontana dai 20 donatori per milione registrati nei paesi vicini. Per quanto riguarda i donatori vivi, il tasso sale a 14,9 per milione.

Gli organi più trapiantati lo scorso anno sono stati i reni (294), davanti al fegato (100), ai polmoni (49), al cuore (35) e al pancreas (30).

Nel 2010 sono stati esportati 19 organi, contro i 9 del 2009, mentre ne sono stati importati 18 (24).

Secondo Swisstransplant, il donatore tipo in Svizzera è il 50enne che muore in seguito a emorragia cerebrale.

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swissinfo.ch

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