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I cambiamenti climatici fanno soffrire anche l'Eiger

(Keystone)

Nella parete est della mitica montagna delle Alpi svizzere si è aperta una fenditura orizzontale di quasi 300 metri, che minaccia di far precipitare a valle 2 milioni di metri cubi di roccia.

Per gli esperti questa crepa di dimensioni eccezionali costituisce un ulteriore segnale dei cambiamenti climatici provocati dall'attività umana.

"Radete le Alpi, vogliamo vedere il mare". L'utopia espressa dai giovani contestatori svizzeri degli anni '80 si realizzerà forse un po' più in fretta, grazie al surriscaldamento del pianeta, dovuto alle emissioni di gas ad effetto serra.

L'ultima vittima illustre dei cambiamenti climatici in corso è l'Eiger, l'imponente cima del canton Berna che, assieme alle sorelle Jungfrau e Mönch, attira ogni anno centinaia di migliaia di persone da ogni parte del mondo.

Da circa un mese si è aperta un'enorme fenditura orizzontale nella montagna, le cui facciate a strapiombo, soprattutto quella a nord, hanno fatto rabbrividire da oltre un secolo gli alpinisti e hanno ispirato pittori, scrittori e cineasti.

Qualcosa come 2 milioni di metri cubi di roccia rischiano di staccarsi di colpo dal versante ad est e di precipitare a valle già nelle prossime settimane. Ossia oltre 300 volte di più del materiale fatto franare il 23 giugno scorso a Gurtnellen, nel canton Uri, con l'ausilio di 1'500 chili di esplosivo.

La ferita si allarga

"Come tutte le montagne anche l'Eiger è oggetto di un continuo processo di erosione. Ma una spaccatura in movimento come questa non si era mai vista finora", osserva Hans-Rudolf Keusen, uno dei maggiori esperti svizzeri di geologia e di glaciologia alpina.

Nelle ultime settimane la "ferita", situata a 1600 metri di altitudine, è stata ispezionata ogni giorno da una squadra di geologi e ingegneri, trasportati sul fianco ripidissimo della montagna da elicotteri.

Estremamente pericolose, queste operazioni sono state ora limitate: da alcuni giorni, la fessura viene tenuta sotto controllo da uno strumento ottico di misurazione, sistemato sul Bäregg, sull'altro fronte della vallata.

"La roccia si muove sempre più in fretta, centinaia di metri cubi di materiale franano ogni giorno e la fenditura si apre sempre di più. Un mese fa si allargava di 5 centimetri al giorno, adesso siamo arrivati a 50 centimetri al giorno", aggiunge Hans-Rudolf Keusen. "È una cosa impressionante, ma non possiamo fare assolutamente nulla. Possiamo soltanto stare a guardare".

La fessura è diventata in effetti un'attrazione turistica. Centinaia di persone salgono ogni giorno sul Bäregg per osservare i continui scoscendimenti di pietre che, per fortuna, non minacciano abitazioni o altre istallazioni.

Reazione ai cambiamenti climatici

Per gli esperti non vi è dubbio: la fenditura è il risultato dei rapidi cambiamenti climatici in corso nell'arco alpino. Nel giro di pochi decenni, la temperatura media è aumentata di 1,5 gradi.

"Fino a pochi anni fa, questo versante era in parte ricoperto da un lingua di ghiaccio, che scendeva praticamente fino al punto della fessura. L'acqua proveniente dallo scioglimento del ghiacciaio è penetrata nella roccia ed ora, in seguito anche alle differenze di temperatura, esercita una forte pressione su alcuni punti della parete", spiega Hans-Rudolf Keusen.

Secondo il geologo, fenomeni simili si producono sempre più spesso anche in altre regioni alpine, non solo svizzere, fino ad un'altitudine di 2'500 metri.

Al di sopra di questa quota, preoccupa invece il progressivo innalzamento del livello del "permafrost": la graduale scomparsa della coltre di ghiaccio e neve, che imprigiona le vette nella sua morsa gelata, sta accelerando l'erosione delle montagne.

Cresce la preoccupazione

Nella loro storia, le Alpi hanno già vissuto temperature anche molto più alte. Grazie anche al legname ritrovato nelle morene, gli esperti hanno potuto stabilire che la vegetazione raggiungeva decine di migliaia di anni fa altitudini superiori a quelle attuali.

"Le nostre regioni hanno sempre conosciuto fasi alterne di caldo e di freddo. Ma questi cicli intervenivano nello spazio di millenni e la biosfera aveva tempo di abituarsi", rileva Hans-Rudolf Keusen. "Il cambiamento climatico attuale è però molto più rapido. Gli sbalzi di temperatura provocano quindi importanti smottamenti di terreno e frane di dimensioni non abituali".

Le conseguenze di questi cedimenti delle montagne, che minacciano abitanti, case, impianti turistici, vie di comunicazione, sono stimati a miliardi di franchi nei prossimi decenni.

"Tra la gente nelle montagne vi è una crescente preoccupazione. Ricevo regolarmente richieste di perizie sui rischi di frane da parte di Comuni alpini. E ricevo sempre più spesso anche telefonate da parte di persone private che si preoccupano per quanto sta succedendo dalle loro parti".

swissinfo, Armando Mombelli

In breve

L'Eiger (3970 metri), il Mönch (4099) e la Jungfrau (4158) hanno cominciato ad attirare turisti e alpinisti dalla fine del 1800.

Nel 1912 è stata ultimata la costruzione della ferrovia che porta allo Jungfraujoch, la stazione ferroviaria più alta d'Europa, a quota 3454 metri.

Nel 1938, una cordata di alpinisti tedeschi e austriaci sono riusciti a scalare per la prima volta l'impressionante parete nord dell'Eiger.

Nel 2001, il ghiacciaio Jungfrau-Aletsch-Bietschhorn è stato inserito nel patrimonio mondiale dell'Unesco.

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Fatti e cifre

Il "permafrost" è presente sull'arco alpino a partire da un'altitudine di 2500 metri.
Questa coltre di ghiaccio e neve permanente ricopre circa il 6% del suolo svizzero.
I ghiacciai corrispondono invece al 2-3% del territorio nazionale.
Tra il 1985 e il 2000 i ghiacciai svizzeri hanno perso il 18% della loro superficie.

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