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L'estrema destra svizzera: più rumorosa che pericolosa




Gli svizzeri hanno spesso paura dello straniero, sono abbastanza sessisti, talvolta anche un po' antisemiti e islamofobi; ciononostante, raramente raggiungono l'estremismo: è quanto risulta da uno studio del Fondo nazionale per la ricerca scientifica.

Tredici contributi forniti da gruppi di ricercatori o da singoli studiosi hanno esaminato – nel quadro del programma PNR 40+ – tutti gli aspetti dell'estremismo di destra in Svizzera. I risultati del lavoro sono stati presentati il 24 febbraio a Berna.

Gli autori dei diversi contributi hanno considerato il fenomeno del neonazismo, ma anche il punto di vista delle vittime, quello di chi si è pentito e la tematica della violenza negli stadi.

Complessivamente, stando allo studio, a essere realmente coinvolto nelle frange dell'estrema destra sarebbe il 4% della popolazione elvetica; nella percentuale figurano anche le persone pronte a lasciarsi convincere da questo tipo di discorso. L'estremismo di sinistra pare sedurre il 2% dei cittadini rossocrociati.

La «spugna» Udc

I ricercatori non si sono però concentrati unicamente sull'estremismo: una sezione del loro lavoro contempla infatti la destra populista, di cui una parte dei valori è condivisa dalla minoranza più accesa.

A questo proposito, il politologo Gianni d'Amato e lo storico Damir Skenderovic hanno evidenziato che la svolta nazionalista verificatasi all'inizio degli anni Novanta con la crescita dell'Unione democratica di centro (Udc, destra nazional-conservatrice) è coincisa con la scomparsa dallo scacchiere politico dei piccoli partiti populisti che negli anni Sessanta convincevano circa il 10% dell'elettorato svizzero.

La Svizzera, in un confronto internazionale, ha un ruolo pioniere: il populismo di destra vi ha infatti diritto di cittadinanza da decenni. «Il nostro sistema politico permette di integrare questo tipo di opinioni in modo non violento», riassume Sandro Cattacin, sociologo presso l'Università di Ginevra.

Di conseguenza, vedendo le loro preoccupazioni espresse pubblicamente da persone capaci anche di accedere al governo, i cittadini con opinioni di estrema destra sono meno tentati di compiere gesti radicali ricorrendo alla violenza.

Un po' xenofobi, un po' sessisti

Con i suoi collaboratori, Sandro Cattacin ha realizzato – sempre nel quadro del progetto PNR 40+ – uno studio sulle attitudini «misantrope ed estremiste della popolazione elvetica». L'analisi è stata effettuata sulla base di un campione rappresentativo di 3'000 persone (in un sondaggio d'opinione sono solitamente 1'000), a cui nel 2005 sono stati inviati formulari con 90 domande.

I risultati sono chiari: una persona su due ha paura degli stranieri, una su cinque ha tendenze antisemite, una su tre ha attitudini islamofobe e quattro su dieci hanno orientamenti sessisti.

Secondo i ricercatori, tuttavia, non vi è motivo di allarmarsi: questi risultati sono simili a quelli riscontrati nei paesi vicini, segnatamente la Germania. Inoltre – ricordano gli esperti – le preferenze espresse nel quadro di un sondaggio non implicano il passaggio all'atto, tanto più che in Svizzera in cittadini hanno la possibilità di esprimersi molto frequentemente alle urne.

Giovani e non emarginati

Marcel Niggli, direttore del programma PNR 40+, ritiene che la minoranza estremista è più visibile che pericolosa e «non costituisce una minaccia seria per lo Stato di diritto democratico».

Queste persone sono soprattutto giovani e adolescenti. Contrariamente a quanto supponevano i ricercatori, non si tratta però di individui disadattati o di «vittime della modernizzazione».

Dagli studi di Thomas Gabriel (Università di Zurigo), gli estremisti possono essere cresciuti in famiglie dove la violenza è un modo di comunicazione abituale, oppure può trattarsi di giovani che tendono e radicalizzare i valori e le norme del loro ambiente d'origine.

Le motivazioni che spingono un ragazzo (le ragazze sono molto più rare) a raggiungere un gruppo di estrema destra sono tuttavia assai variate: per esempio il semplice bisogno di appartenere a un gruppo o di dare un senso alla propria vita.

L'ambiente dell'estrema destra è molto eterogeneo. A questo proposito, dallo studio risulta infine che le motivazioni per decidere di abbandonarlo sono altrettanto variate di quelle per aderirvi.

swissinfo, Marc-André Miserez
(traduzione e adattamento: Andrea Clementi)

Sei anni di lavoro

A partire dagli anni Novanta, l'estrema destra svizzera si manifesta in modo più frequente rispetto al passato, per esempio disturbando la cerimonia ufficiale della Festa nazionale sul Grütli.

Preoccupato da questo fenomeno, il governo ha lanciato nel 2003 un programma finanziato dal Fondo nazionale della ricerca scientifica e intitolato «Estremismo di destra, cause e contromisure» (PNR 40+, budget di 4 milioni di franchi).

Marcel Niggli, professore di diritto penale all'Università di Friburgo, ha diretto il comitato responsabile del progetto. Una trentina di ricercatori ha svolto 13 studi concernenti l'origine, l'espressione, la propagazione e le conseguenze dell'estremismo di destra nella Confederazione.

Il rapporto finale in inglese (301 pagine), pubblicato a febbraio del 2009, è intitolato Right-wing Extremism in Switzerland – National and international Perspectives. Il documento considera pure il contesto internazionale e delinea strategie per affrontare il fenomeno a livello comunale, cantonale e federale.

ESTREMISMO DI SINISTRA

Secondo il Rapporto sulla sicurezza interna della Svizzera (RAPOLSIC), pubblicato nel 2007 dalla polizia federale, il numero dei casi riconducibili all'estremismo di sinistra è diminuito del 2,6% (227 nel 2006, 221 nel 2007), «attestandosi così su un livello alto».

Fra i reati elencati figurano in particolare: occupazioni abusive di case, danneggiamenti in occasione di manifestazioni o ricorrenze (per es. World economic forum, 1. maggio, dimostrazioni a favore di detenuti politici) e cortei non autorizzati.

Secondo il RAPOLSIC, «l'estremismo di sinistra pregiudica la sicurezza interna della Svizzera a livello locale e in determinati luoghi», in particolare gli agglomerati di Berna e Zurigo.



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