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La confessione di Ulrich Zwingli «Vergine di giorno e donna di notte»

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Ulrich Zwingli: prete, teologo, riformatore... e seduttore.

Ulrich Zwingli: prete, teologo, riformatore... e seduttore.

(Hans Asper/akg-images)

Candidato a un posto di prete alla cattedrale di Zurigo, Ulrich Zwingli sta per dare una svolta decisiva alla sua carriera. Ma il 3 dicembre 1518, nel bel mezzo della procedura di selezione, l’amico Oswald Myconius gli annuncia che circola la voce, secondo cui avrebbe sedotto la figlia di un alto funzionario di Zurigo. Domanda così al futuro riformatore di dargli il più rapidamente possibile «una risposta sulla vergine disonorata»: «non perché so che non è successo nulla, ma semplicemente per tappare la bocca agli invidiosi».

Myconius si sbaglia. Zwingli, che da quasi due anni è prete al convento di Einsiedeln, teme infatti di aver messo incinta una ragazza. Tenuto conto delle voci che circolano, opta per una fuga in avanti e invia a Heinrich Utinger, una delle due persone che devono decidere del suo futuro impiego alla cattedrale di Zurigo, una giustificazione di più pagine. «Non posso lasciare questa calunnia senza risposta», s’indigna Zwingli nella lettera, nella quale intende rendere conto dei fatti in modo «totalmente aperto».

La carne è debole

E si lascia andare. Dichiara che tre anni prima, quando era prete a Glarona, ha preso «la ferma risoluzione» di «non più toccare una donna». Ma sfortunatamente, riconosce, non ci è riuscito. La «ragazza» con cui ha peccato non è però la figlia di una figura di spicco zurighese, bensì quella di un barbiere di Einsiedeln.

Zwingli assicura di essere stato pervaso da una «profonda vergogna», ma questo non gli impedisce di sentirsi una vittima e di descrivere la ragazza come una sirena. Lei è riuscita a sedurlo «soltanto con difficoltà e con allettanti incitamenti». Prima di rovinare la reputazione della ragazza, Zwingli riconosce che «imprecare apertamente contro una donna è un brutto segno». Aggiunge però di avere buon motivi per farlo. La figlia del barbiere è infatti, secondo lui, «una vergine di giorno e una donna di notte», che ha già avuto un’avventura con un altro uomo.

Regula Bochsler ha studiato storia e scienze politiche all’Università di Zurigo. Per molti anni ha lavorato come responsabile di redazione, giornalista e animatrice presso la televisione pubblica tedesca. Ha realizzato decine di programmi di storia per la televisione e diverse esposizioni.

Ha scritto anche dei libri, tra cui "The Rendering Eye. Urban America Revisited" (2013), "Ich folgte meinem Stern. Das kämpferische Leben der Margarethe Hardegger" (2004) e "Leaving Reality Behind. etoy vs eToys.com & other battles to control cyberspace" (2002).

(zvg)

Zwingli è discreto. Non fa nomi, ma fa capire a Utinger che l’uomo che ha fatto perdere la verginità alla figlia del barbiere è una conoscenza comune. È un «ausiliario di Einsiedeln», ovvero un semplice impiegato o un supplente. La condotta di vita immorale di questa ragazza «non solo disonorata, ma anche scandalosa» è conosciuta dalla famiglia di lei e pure da tutta la popolazione di Einsiedeln. È per questa ragione che a nessuno è venuto in mente di accusarlo di aver «coperto d’infamia» la ragazza.

Mai disonorare una vergine

Per difendersi dall’accusa di aver sverginato la giovane, Zwingli afferma di aver seguito tre principi durante la sua vita: mai disonorare una vergine, mai profanare una suora e «mai compromettere un matrimonio (perché come disse Isaia, la coperta è troppo corta per coprire due uomini allo stesso tempo)». Grazie al «suo senso del decoro», Zwingli indica d’altronde di essere sempre riuscito a rimanere discreto «su queste cose». Già a Glarona aveva agito «talmente in segreto» che «nemmeno le conoscenze più vicine avevano notato qualcosa». Non è un caso che Zwingli sottolinei la sua discrezione, visto che non è raro che dei preti vivano apertamente con un’amante e che abbiano dei figli.

La gravidanza è una questione ben più delicata della verginità. Da un lato, Zwingli non vuole mentire, ma dall’altro non vuole riconoscere la sua paternità, poiché ciò gli arrecherebbe svantaggi sociali e materiali. La sua spiegazione è quindi tortuosa. Scrive di aver frequentato di tanto in tanto, assieme alla conoscenza in comune, il salone del barbiere dove lavorava la ragazza. E siccome lei aveva messo gli occhi su di lui, le cose si sono spinte così oltre che «ora è incinta di me, sempre che lei ne sia davvero sicura». Zwingli relativizza dunque la paternità che ha appena riconosciuto. Sembra d’altronde essere a disagio. In un altro passaggio della lettera spiega infatti che se la ragazza pretendesse di essere incinta di lui, lui «non lo negherebbe».

Nella sua giustificazione, Zwingli fornisce informazioni interessanti su questa donna senza nome. La sua esistenza era precaria sotto molti aspetti e nella casa dei genitori regnava la discordia. Secondo Zwingli, il barbiere continuava a rimproverare alla moglie - «in modo più veemente che veritiero» - di tradirlo, sebbene fosse «una donna palesemente retta e fedele». Il barbiere era in contrasto anche con la figlia. L’aveva «ripudiata da oramai quasi due anni, non fornendole più né cibo né vestiti». Zwingli non ne spiega i motivi, ma è molto probabile che sia a causa di una storia di uomini. Non racconta nemmeno dove e come viveva la ragazza dopo aver perso il tetto e il sostegno materiale del padre. È ovvio che viveva a Einsiedeln, altrimenti Zwingli non l’avrebbe incontrata. L’annotazione di Zwingli, secondo cui la donna non aveva contestato la relazione con l’impiegato di basso rango, potrebbe comunque suggerire che conviveva con quell’uomo, ciò che le permetteva di risolvere i suoi problemi di lavoro, alimenti e alloggio.

La vendetta della figlia del barbiere?

Quando la figlia del barbiere ha scoperto di essere incinta ha lasciato Einsiedeln, sicuramente per celare il suo stato. «Ora è a Zurigo e deve attendere il parto, ma non so dove», scrive Zwingli. In altre parole, non ha alcun contatto con la futura madre e apparentemente nessuna intenzione di occuparsene. Tenuto conto di questa mancanza d’attenzione maschile, oggi ci si chiede se le voci che circolavano a Zurigo fossero solo un caso o se invece la figlia del barbiere volesse vendicarsi di questa persona sleale.

Queste voci non hanno comunque avuto alcun effetto: il 1° gennaio 1519, Ulrich Zwingli è potuto entrare in funzione nel suo nuovo impiego alla cattedrale di Zurigo. Il fatto che il suo rivale vivesse con un’amante e sei figli ha probabilmente facilitato la decisione dei canonici zurighesi.


Traduzione dal tedesco di Luigi Jorio

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