La medicina complementare resta sotto esame

La medicina complementare cinese figura tra i cinque metodi nuovamente rimoborsati dal 2012.

La medicina complementare cinese figura tra i cinque metodi nuovamente rimoborsati dal 2012.

(Keystone)

Dal 2012 le cure alternative saranno più accessibili: cinque metodi sono infatti stati reinseriti nel catalogo delle prestazioni riconosciute dall'assicurazione malattia. La misura durerà per sei anni, il tempo ritenuto necessario per provarne l'efficacia.

A partire dal 1° gennaio 2012 – e per un periodo transitorio che va sino alla fine del 2017 – la medicina antroposofica, l’omeopatia, la terapia neurale, la fitoterapia e la medicina tradizionale cinese saranno dunque nuovamente rimborsate dall’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie a determinate condizioni.

Lo ha deciso mercoledì il Dipartimento federale dell’interno diretto dal ministro Didier Burkhalter. Il periodo transitorio servirà a chiarire gli aspetti controversi: sinora, infatti, non è stato possibile provare che queste terapie di medicina complementare soddisfano pienamente i criteri stabiliti dalla legge.

Entro la fine del 2015 si dovrà pertanto procedere a una valutazione dell'efficacia di queste cinque terapie. In particolare, i loro rappresentanti dovranno presentare dimostrare che i requisiti sono adempiuti. Un istituto internazionale indipendente dovrà poi fornire una perizia sulla questione, che costituirà la base decisionale per il governo.

Buon pragmatismo

Il dottor Ignazio Cassis – consigliere nazionale e vice-presidente della Federazione dei medici svizzeri – ricorda come la legge sull'assicurazione malattia (Lamal) «sancisce che il rimborso obbligatorio di una prestazione deve essere legato a tre criteri, ovvero: efficacia, adeguatezza, economicità, in quest'ordine di importanza. In assenza del primo, anche gli altri due vengono a cadere».

Pertanto, «in base al metodo scientifico universalmente riconosciuto i ricercatori analizzano e criticano i risultati raggiunti dai propri pari. Una parte della medicina tradizionale cinese e la fitoterapia hanno d'altronde già dato prova d'efficacia in questo senso, ed erano quindi già comprese nel catalogo obbligatorio Lamal», fa presente Cassis.

A suo parere «la scelta di Burkhalter è dunque saggia e pragmatica, poiché la decisione in merito all'efficacia non compete né al governo né al parlamento né a uno studio unicamente svizzero, ma alla comunità scientifica internazionale. La perizia potrebbe infatti essere affidata a importanti istituti esteri – per esempio il National Institut of Health americano oppure il National Institut of Clinical Excellence inglese – che si occupano delle medicine alternative indipendentemente da dove esse sono praticate».

Così facendo, sintetizza il deputato, si passa a un dimensione diversa da una controversia interna alla sola Confederazione.

Sfruttare quanto esiste già

Secondo Hansueli Albonico, presidente dell'Unione delle associazioni mediche svizzere di medicina complementare, non si tratta di ripetere quanto fatto tra il 1999 e il 2005 [nell'ambito del programma di valutazione della medicina complementare], ma di sfruttare – con l'aiuto di un'istanza internazionale indipendente – gli oltre 2'000 studi clinici già esistenti.

Di conseguenza, aggiunge, lo scopo dell'esercizio non sarà quello di elaborare nuove analisi, bensì di giudicare quanto la ricerca ha già saputo produrre. In quest'ottica, Albonico parla di «grande opportunità: il discorso può infatti essere esteso a livello internazionale».

Ignazio Cassis sottolinea a sua volta che «gli studi sull'efficacia della medicina alternativa non incominciano certo nel 2010: l'idea di Burkhalter è quella di sfruttare l'evoluzione della scienza medica a livello internazionale per decidere – tra cinque anni – avendo a disposizione maggiori informazioni».

A titolo di esempio, rileva Albonico, in Germania è presente già da un decennio un forum di discussione in seno alla classe medica, dedicato al "pluralismo medico". Inoltre, sottolinea, «anche da parte dell'Unione europea e gli Stati Uniti vi è molto interesse per quanto avviene nella Confederazione in questo ambito».

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Volontà popolare

Il responsabile della comunicazione del Dipartimento federale dell'interno, Jean-Marc Crevoisier, evidenzia dal canto che suo che il tema delle medicine alternative «suscita parecchia emotività», ragion per cui il periodo di cinque anni è stato deciso anche per valutare il tema «nel modo più corretto possibile».

Inoltre, conclude Crevoisier, la decisione presa tiene conto della volontà popolare – favorevole ai cinque metodi – espressa nella votazione del 17 maggio 2009 e anche del parere espresso dalla Commissione federale delle prestazioni generali, secondo cui le medicine alternative non soddisfano invece i criteri necessari.

Professioni apprezzate

Secondo il Registro di medicina empirica (RME), in cui figurano i terapeuti riconosciuti da una quarantina di assicuratori malattia, in Svizzera sono attualmente attive circa 17'200 persone che praticano la medicina alternativa e complementare.

Nel corso degli ultimi undici anni, il loro numero è più che triplicato. Inoltre, al computo totale vanno aggiunti numerosi terapeuti non registrati e i medici "tradizionali" che offrono pure cure alternative.

Secondo Silva Keberle, responsabile del RME, nella Confederazione vi sarebbero 30-40'000 persone che propongono trattamenti di medicina complementare. A suo parere, la Svizzera è il paese con la maggior offerta a livello internazionale.

Un fatto spiegabile con la possibilità di sottoscrivere modelli di copertura sanitaria che contemplano il rimborso di tali prestazioni.

I cinque metodi

Omeopatia: si basa sul principio similia similibus curantur (i simili si curano con i simili). Le varie forme morbose sono curate somministrando ai malati, in dosi spesso infinitesimali, quei farmaci che, se somministrati alle persone sane, producono sintomi analoghi a quelli della malattia da curare.

Medicina antroposofica: questa disciplina concepisce l'uomo come un'unità inscindibile di corpo, anima e spirito. Guarire qualcuno, nell'ottica antroposofica, significa considerare la persona nella sua globalità. Le cure utilizzano medicamenti naturali ma anche farmaci tradizionali.

Terapia neurale: il trattamento prevede l’iniezione di anestetici ad azione locale allo scopo di attenuare o eliminare affezioni dolorose acute o croniche, per stimolare il processo di auto-guarigione.

Fitoterapia: settore della farmacoterapia che si occupa dell’impiego, a scopo curativo, delle piante medicinali e delle preparazioni che se ne ricavano.

Medicina tradizionale cinese: questo metodo, con 3'000 anni di storia, considera a sua volta l'uomo nella sua globalità. Una delle discipline più note che ne fanno parte è l'agopuntura.


con la collaborazione di Christian Raaflaub e Jessica Dacey, swissinfo.ch



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