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La postina


«Mi sento più libera che in un ufficio»


Di Isabelle Eichenberger


 (swissinfo.ch)
(swissinfo.ch)

Madre di una famiglia monoparentale, come nel 5% delle economie domestiche svizzere, Dominique Jaccot ha ricomposto una famiglia attorno a suo figlio. Deve far fronte a non poche difficoltà, ma ciò non le impedisce di amare la vita e il suo mestiere di postina a Neuchâtel.

È venerdì. L'appuntamento è fissato per le 13.00 sulla terrazza di un caffè, di fronte al principale ufficio postale di Neuchâtel. "Venerdì è un buon giorno, finisco più presto il mio giro". Dominique Jaccot toglie il suo giaccone giallo e si accomoda al tavolino. Lunghi capelli, frangetta su occhiali viola e un ampio sorriso: questa donna minuta ed energica di 43 anni lavora presso la Posta svizzera da quattordici anni.

"Ho lavorato per dodici anni in un segretariato. Poi sono rimasta incinta. Quando mio figlio aveva tre anni e mezzo, suo padre e io ci siamo separati. Va detto che lui viveva di notte e io di giorno, non poteva funzionare tra di noi. Non è stato facile, perché non mi ha versato gran che per gli alimenti. Ma sono stata fortunata: non sono quasi rimasta disoccupata. Ho svolto vari lavori e sono sempre riuscita a cavarmela, anche con poco".

Durante questo periodo, Dominique ha quasi allevato anche il nipote, che "fa parte della famiglia". Da dieci anni ha un compagno, con una figlia. "Ha trascorso un anno con noi. Allora avevo tre figli della stessa età a casa. Dovevamo stare attenti a rispettare ognuno di loro, ad evitare di ferirli. Devo dire che ho molto apprezzato questo periodo".

"Sono una postina e basta"

Se ce l’ha fatta durante questi anni difficili, è stato grazie all’aiuto dei suoi genitori, che hanno pagato tutto quanto non poteva permettersi, come gli sci o i campi di vacanza. “Mi hanno aiutato enormemente, senza di loro non ce l’avrei mai fatta”. Inoltre, un vicino di casa si è spesso occupato di suo figlio, quando era malato ("Non potevo prendere ogni volta un congedo e, a scuola, sono sempre ammalati”), come pure il sabato o durante le vacanze scolastiche. "È diventato un po' il suo secondo nonno".

Oggi, il figlio si trova al suo secondo anno di apprendistato presso un veterinario. "È felice, già da piccolo ci rompeva sempre le scatole con i suoi animali, e ora può fare ciò che ama". La famiglia ha sempre avuto gatti: "È molto piacevole quando torno a casa dal lavoro, faccio un pisolino e il gatto mi aiuta a rilassarmi".

Tra le altre passioni di Dominique vi è l’artigianato e gli oggetti fantasia:  "più sono kitsch e più mi piacciono!". Mostra con orgoglio una sciarpa viola decorata con teschi, una matita in forma di fiore, una scatola per la sua banana del mattino, in forma di banana, calze fluorescenti rosa, che contrastano con l’uniforme di postina, prescritta. "L’uniforme non è un problema per me, perché quando lavoro, non sono né una donna né un uomo, sono una postina, punto e basta."

"Mi piace lavorare all’aperto"

In quattordici anni, il suo mestiere è molto cambiato molto. Dominique ha seguito il passaggio dalle vecchie PTT alla Posta svizzera di oggi: "Tutto è razionalizzato, misurato, ogni passaggio viene calcolato esattamente con uno scanner che registra tutto: l'arrivo sul posto di lavoro, la selezione delle spedizioni, il giro dei postini, le pause e la fine del lavoro. Alcuni si sentono sorvegliati, a me non da fastidio”.

La postina si sente piuttosto fortunata di aver potuto assimilare i cambiamenti, giorno dopo giorno. "È molto più difficile seguire tutti questi cambiamenti per coloro che iniziano, mentre chi si avvicina alla pensione è contento, perché il carico di lavoro è diventato pesante e complesso".

Dominique Jaccot ha distribuito per anni la posta nei villaggi. Solo sei mesi fa è stata trasferita a Neuchâtel. "È molto diverso, tutto più anonimo, ma siamo una buona squadra. Mi piace andare in giro, mi sento più libera che in un ufficio, apprezzo di lavorare all’aperto. Continuerò questo lavoro fino a quando sarò in forma. È un lavoro fisico, faccio ogni giorno più di mille gradini di scale".

Ama fondamentalmente il suo lavoro: "Ho imparato ad amarlo, anche se ci sono delle contrarietà, come ovunque. E poi c'è il contatto con la gente, anche se in città i rapporti sono meno amichevoli. Passo dinnanzi ai giardini, sento le stagioni e qualche volta fotografo un piccolo fiore o un gatto con il mio telefonino. Mi piace andare in giro da sola, posso riflettere ad un sacco di cose".

"Voglio diventare centenaria!"

Questo lavoro all'aperto non è facile in inverno. "È vero, bisogna stare attenti a proteggere la posta dall’acqua. Ma, per me, il problema non è il freddo. Ciò che mi spaventa è la neve sulla strada. Vado in giro col motorino e ciò è molto pericoloso. Ho paura di cadere".

Il lavoro è rischioso, poiché il postino porta con sé anche dei soldi. "Molto meno di prima. Ma non ho mai avuto problemi, non mi sono mai sentita in pericolo. Detto questo, faccio più attenzione quando devo portare dei precetti: alcune persone possono diventare aggressive. A volte si vergognano e cercano di giustificarsi. Alcuni mi confidano le loro preoccupazioni". Un tempo, era la polizia a portare queste precetti. “Ma in questo modo si destava troppa attenzione, è quindi meglio se li recapita il postino”.

Che cosa le piace di più? "La vita in generale! Vi è sempre qualcosa di buono, anche se a volte bisogna tirare la cinghia, vi sono dei periodi più duri. Ma nel corso degli anni, ho imparato che c'è sempre una via d’uscita. Bisogna ancora vedere a che condizioni, ma mi piacerebbe diventare centenaria. Ci sono tante cose che mi interessano e mi divertono! ". Dominique Jaccot si allontana con la sua automobile. Una macchina grigia con i retrovisori decorati di fiori rosa.

Famiglie monoparentali

Nel 2009, la Svizzera contava circa 183’000 famiglie monoparentali con 255’000 bambini (circa il 5% di tutte le famiglie).

La quota di povertà di questa fascia di popolazione raggiunge il 27%. Il 30% delle madri sole lavorano a tempo pieno, mentre il 46% sono occupate per oltre il 50% (contro rispettivamente il 15 e 30% per le madri che vivono con un partner ).

Quando le risorse sono insufficienti, queste persone possono far ricorso all’assistenza sociale. Gli aiuti vanno spesso rimborsati.

Dopo la separazione, l'86% dei bambini vivono con la madre, 8% con il padre.


Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch



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