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Legge sulle attività informative Un rinvio di competenze problematico

Garantire la sicurezza è un compito importante dello Stato. I sostenitori della Legge sulle attività informative presentano dunque le nuove competenze dei servizi segreti come se migliorassero la sicurezza. Ma in realtà la nuova legge renderà più difficile condannare penalmente chi pianifica attentati terroristici, ritiene Balthasar Glättli, deputato ecologista e membro della Commissione della politica di sicurezza.

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Di Balthasar Glättli

La Legge sulle attività informative conduce a una riduzione delle competenze del Ministero pubblico e dei servizi delle attività informative e rimette in discussione i principi acquisiti del nostro Stato di diritto.

In uno Stato di diritto, la competenza di condurre indagini e di sorvegliare spetta alle autorità inquirenti civili e non ai servizi segreti. Se ci sono dei sospetti - ad esempio nel caso della presunta pianificazione di un atto terroristico - il Ministero pubblico della Confederazione può oggi intercettare in modo mirato delle conversazioni telefoniche, leggere le email e spiare delle persone.

Balthasar Glättli, 44 anni, viene dal canton Zurigo. Dopo la maturità ha studiato filosofia, linguistica e germanistica prima di creare la sua società attiva nel settore dell’informazione e della tecnologia. È stato direttore di “Solidarité sans frontières”, un’organizzazione che si occupa di politica migratoria. Entrato nei Verdi nel 1992, è stato membro del parlamento della città di Zurigo dal 1998 al 2011. A livello federale, è stato eletto in Consiglio nazionale (camera bassa) nel 2011, è membro della Commissione della politica di sicurezza ed è a capo del gruppo parlamentare ecologista dal 2013. Glättli si occupa inoltre di questioni sindacali e di diritto degli inquilini.

(Keystone)

Questo è e rimane corretto e importante. Sarebbe però sbagliato disporre di una “polizia segreta” sul modello statunitense che possa ad esempio analizzare il traffico su Internet (email, visite di siti, ricerche sui motori di ricerca, ecc.) sulla base di parole chiave.

I seguenti punti della nuova legge sono particolarmente problematici.

Situazione di concorrenza tra i servizi delle attività informative e le autorità di perseguimento penale: il Servizio delle attività informative della Confederazione (SICLink esterno) e il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ricevono compiti e competenze che a volte si accavallano. La nuova legge non garantisce che il SIC trasmetta le informazioni importanti a tempo debito. Conflitti, guasti e lacune nella sicurezza sono già sin d’ora prevedibili. E questo è dovuto soprattutto al fatto che il SIC, a differenza dell'MPC, non può intervenire in caso di atti che minacciano la sicurezza. Come all’estero, anche in Svizzera ci potrebbero così essere situazioni in cui i terroristi sono sì sorvegliati, ma non vengono fermati prima di compiere la loro azione, indica il procuratore sangallese Thomas Hansjakob.

Indebolimento delle attuali autorità di perseguimento penale: il professore di diritto pubblico all’Università di San Gallo, Rainer Schweizer, critica la riforma definendola un cambiamento di sistema che porterà più inconvenienti che vantaggi. Secondo lui, il SIC diventerà un organo inquirente autonomo «accanto e davanti ai ministeri pubblici», una polizia segreta preventiva e indipendente sul modello degli Stati Uniti. Questo indebolirà le autorità di perseguimento penale, che oggi compiono il lavoro principale nella lotta contro il terrorismo.

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L’utilizzo di cavalli di Troia statali non aumenta la sicurezza, ma la riduce: i trojan sfruttano le lacune nella sicurezza sconosciute dalla popolazione e dai fabbricanti di sistemi informatici. Se la Confederazione acquisterà (o farà acquistare) sul mercato nero delle informazioni sulle lacune nella sicurezza, utilizzandole poi per i trojan invece di informare la popolazione e il fabbricante del sistema in questione, allora contribuirà ad aumentare la vulnerabilità di milioni di computer di fronte ad attacchi informatici.

Permettere degli attacchi informatici all’estero è incompatibile con la neutralità: un attacco informatico, anche su un’infrastruttura IT statale, può essere percepito come un atto di guerra attivo. Ciò non è compatibile con la neutralità svizzera.

Intensificazione della collaborazione con i servizi all’estero invece che con il controspionaggio: invece di creare, come chiedono i Verdi, un controspionaggio indipendente che aiuta lo Stato e l’economia a proteggersi dallo spionaggio estero, si intende rafforzare la collaborazione con i servizi stranieri senza creare la trasparenza necessaria per un controllo democratico. Nemmeno il numero di operazioni comuni e il numero di scambi di dati dovrebbero essere resi pubblici.

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Traduzione dal tedesco di Luigi Jorio


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