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Mercato iraniano


Le imprese svizzere sono pronte, le banche no




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Le sanzioni imposte dagli Stati uniti contro Teheran rendono tuttora difficili le relazioni bancarie con l’Iran. (AFP)

Le sanzioni imposte dagli Stati uniti contro Teheran rendono tuttora difficili le relazioni bancarie con l’Iran.

(AFP)

Le imprese svizzere sono impazienti di poter mettere piede sul mercato iraniano, dopo che buona parte delle sanzioni internazionali contro Teheran sono state tolte. Restrizioni tuttora imposte dagli Stati uniti alle transazioni finanziarie con l’Iran ostacolano invece l’accesso delle banche elvetiche. 

Martedì mattina, la sala riunioni di un albergo di Berna è stracolma di persone durante una conferenza organizzata da Switzerland Global Enterprise (S-GE) e dall’associazione bernese del commercio e dell’industria. Numerosi imprenditori della regione sono accorsi per informarsi sulle possibilità di fare affari in Iran. 

Gli esperti illustrano le prospettive per gli investimenti e il commercio offerte dal mercato iraniano, che si sta di nuovo aprendo: progetti d’infrastrutture da realizzare, una grande e giovane classe media che attende beni di consumo e una vasta richiesta di prodotti di alta qualità dopo anni di importazioni provenienti dalla Cina, durante l’embargo internazionale. 

Meno rosea invece la situazione per il settore bancario, come conferma un rappresentante della Banca cantonale bernese, menzionando le difficoltà che permangono per il trasferimento di denaro tra l'Iran e la Svizzera. 

"La situazione non è buona su questo fronte”, indica il banchiere. “Dobbiamo rispettare gli standard finanziari internazionali e ci è stato quindi chiesto di aspettare. Allo stato attuale, non vedo come effettuare pagamenti in Iran". 

Regna la prudenza 

"Le banche svizzere non vogliono correre rischi", dice Suhail El Obeid di Switzerland Global Enterprise (S-GE), l’agenzia incaricata dalla Segretaria di Stato dell’economia (SECO) di promuovere il commercio e gli investimenti all’estero. 

Recentemente, informa El Obeid, uno dei partecipanti a un evento simile ha voluto pagare l'importo di registrazione, 60 franchi, tramite un bonifico bancario sul quale aveva iscritto la parola "Iran". La banca in questione ha rifiutato di effettuare la transazione. "Non si può semplicemente andare in una banca svizzera e chiedere di eseguire un trasferimento di soldi dall'Iran", osserva. 

Touraj Etezady, che ha operato in Iran con la società di costruzioni Marti, conferma: "Le transazioni finanziarie con questo paese rimangono purtroppo molto difficili". La questione è stata sollevata più volte quando una delegazione di politici e uomini d'affari svizzeri ha visitato l'Iran, in febbraio, con il ministro dell'economia Johann Schneider-Ammann. 

I timori delle banche non sono infondati. La giustizia americana ha imposto l’anno scorso una multa di 8,9 miliardi di dollari alla banca francese BNP Paribas, per aver violato le sanzioni imposte all'Iran. Da parte sua, Credit Suisse ha dovuto versare una multa di 536 milioni nel 2009 per le sue attività in questo paese, accusato dagli Stati uniti di sostenere organizzazioni terroristiche. 

Senza dimenticare che non è ancora completamente risolta la vertenza fiscale tra la giustizia americana e le banche svizzere, alle quali Washington ha imposto di pagare pesanti multe per aver aiutato clienti americani ad evadere il fisco negli Stati uniti. 

Verifiche necessarie 

In questo contesto, non è sorprendente che le istituzioni finanziarie svizzere siano caute quando si tratta di fare affari in Iran, rileva Daniela Flückiger dell'Associazione svizzera dei banchieri (ASB). 

"Le banche devono rispettare le sanzioni internazionali. È quindi normale che abbiano bisogno di più tempo rispetto ad altri settori prima di entrare in un nuovo mercato”, indica Daniela Flückiger, precisando che l’ASB non emette raccomandazioni o parametri per i suoi membri circa i paesi in cui possono operare. 

Le sanzioni ancora in vigore possono creare dei problemi anche alle imprese svizzere che desiderano commerciare con l'Iran e mantenere nel contempo un rapporto d'affari con gli Stati Uniti. 

Le aziende dovrebbero verificare bene le implicazioni possibili prima di avviare delle attività in Iran, ha sottolineato Gina Schmied, vice responsabile della sezione sanzioni presso la SECO. L’esportazione verso l'Iran di merci di origine statunitense o il coinvolgimento di una persona con legami con gli Stati Uniti in una transazione finanziaria con l'Iran potrebbero cadere sotto le sanzioni. 

Le restrizioni ancora in vigore limitano anche le transazioni in dollari da o verso l'Iran. Oggi la maggior parte delle operazioni finanziarie vengono effettuate in euro. 

Clima di paura 

La maggior parte dei rappresentanti delle imprese accorsi alla conferenza di Berna non hanno ancora stabilito rapporti commerciali con l'Iran e stanno ancora valutando le opportunità. È il caso di Markus Hauri, gerente di una società immobiliare, che ha partecipato alla conferenza per raccogliere informazioni. 

"Sono rimasto sorpreso dal fatto che le sanzioni tuttora applicate dagli Stati Uniti continuano ad ostacolare lo sviluppo dell'Iran e dal clima di paura che continua a regnare in Svizzera di fronte a Washington”, ha dichiarato Hauri. “Fa un po’ pensare alla mafia”. 

Nonostante questi ostacoli, alcune aziende svizzere hanno approfittato della decisione del governo svizzero di rinunciare a parte delle sanzioni dal 2012. Dopo aver già messo un piede nel mercato iraniano ora attendono il momento giusto per espandere le loro attività in questo paese. 

"Non avrei mai pensato che le opportunità offerte da questo mercato fossero così grandi”, dice Elena Amsler, responsabile delle relazioni con l'Iran presso la società Helmut Fischer, che esporta i suoi prodotti in Iran già dal 2012. 

Bisogna però agire con estrema cautela e controllare ogni dettaglio per garantire che la società non violi le sanzioni in vigore, sottolinea Elena Amsler. "Sono costantemente confrontata con le restrizioni ancora in imposte dall'embargo statunitense, sia nel settore bancario, che in quello dei trasporti o della fornitura”.


Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch

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