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Modernizzazione del diritto di famiglia «Non volevamo un matrimonio di seconda classe»

Da oltre dieci anni le coppie omosessuali possono registrare la loro unione in Svizzera, ma per molti l’obiettivo resta il «matrimonio per tutti». Due uomini raccontano perché sognano di sposarsi.

Zwei Männer lachen in eine Kamera, in ihren Händen tragen sie einen Blumenstrauss.

Dopo averlo escluso per anni, nel 2016 Andreas (sinistra) e Christoph hanno finalmente deciso di registrare la loro unione. 

(Ursula Häne)

Andreas voleva dare un peso simbolico alla sua relazione. «Desideravo sposarmi per amore, era un atto romantico. Mi piaceva l’idea di mettermi una fede al dito». Sposarsi? «Sì, siamo sposati», afferma ridendo Andreas. Lo incontriamo sulla terrazza di un ristorante zurighese, assieme al suo compagno Christoph, che sorride e puntualizza: «Si dice anche pacsati».

Da più di dieci anni, le coppie dello stesso sesso possono infatti registrare la loro unione in Svizzera. Un atto che garantisce diritti analoghi (ma non identici) a quelli previsti per il matrimonio e che non fa l’unanimità nella comunità LGBTIQ.

A differenza di Andreas, per Christoph non è stato tanto l’aspetto romantico a spingerlo a registrare la sua unione, ma la volontà di avere maggiori sicurezze giuridiche, come la possibilità – in caso di incidente – di poter visitare il proprio compagno in ospedale.

Andreas e Christoph si sono incontrati 14 anni fa su internet. Andreas aveva intitolato il suo profilo con una citazione del drammaturgo tedesco Heiner Müller: “Posso posare il mio cuore ai suoi piedi?”. Christoph, che di mestiere fa l’attore, si è sentito subito interpellato.

Niente matrimonio, ma una grande festa

Per anni la coppia non ha voluto sentir parlare di unione civile. Un rifiuto motivato da ragioni politiche, poiché secondo Andreas le coppie omosessuali sono discriminate rispetto a quelle eterosessuali. «È un’ingiustizia! Lavoriamo, paghiamo le imposte e conduciamo una vita perfettamente normale. Non volevamo sostenere questa porcheria». Invece di registrare la propria unione, sei anni fa la coppia ha così organizzato una grande festa intitolata: «Niente matrimonio, ancora più amore!». L’idea era di celebrare nuovamente cinque anni dopo, ma le cose sono andate in modo diverso.

Durante una cena tra amici, Andreas e Christoph hanno deciso in modo spontaneo di registrare la loro unione e nel novembre del 2016 si sono presentati davanti alle autorità comunali. Per il grande giorno erano presenti tutti gli amici, ma soltanto dieci hanno potuto entrare nella sala della cerimonia e assistere alla firma del documento che sancisce ormai la loro unione. Andreas ricorda con entusiasmo la «splendida festa» organizzata in un ristorante in campagna. Sulla torta “nuziale”: la statuetta di due uomini.

Zwei Männer, verkleidet als Brautpaar stehen vor grünem Hintergrund.

«Niente matrimonio, ancora più amore!»: Christoph e Andreas durante la prima festa organizzata per boicottare l'unione domestica registrata.

(Andreas Lehner)

Oggi Andreas e Christoph hanno un’assicurazione malattia familiare, riempiono una dichiarazione delle imposte in comune e si sentono considerati dalla società come «una coppia spostata come le altre». Ma hanno l’impressione che la loro unione sia soltanto un «matrimonio di seconda classe».

Meno suicidi grazie al «matrimonio per tutti»?

In Svizzera le organizzazioni LGBTIQ rivendicano da anni il diritto al «matrimonio per tutti». Diciotto anni fa, Andreas era tra gli organizzatori della seconda grande manifestazione di gay e lesbiche sul tema, alla quale parteciparono circa 6'000 persone davanti al Palazzo federale a Berna.

Se Andreas è attivo politicamente è anche per via della sua professione. In qualità di vicedirettore dell’organizzazione Aiuto Aids Svizzero, si impegna a favore di un miglioramento delle condizioni di vita degli omosessuali. Una battaglia che passa anche dall’apertura al «matrimonio per tutti». «In molti paesi il numero di suicidi di giovani uomini omosessuali è diminuito dopo l’introduzione del matrimonio per tutti», afferma Andreas.

Dal suo punto di vista, più si riducono le differenze, come quella che esiste tra il matrimonio e l’unione domestica registrata, meno argomenti si lasciano agli omofobi. «Siamo svizzeri, la nostra cultura è quella del consenso. Nonostante le numerose differenze, la nostra società ha fatto molta strada. Perché? Perché siamo sempre riusciti a trattare queste differenze in modo equo».

La decisione spetterà forse al popolo

Ridurre le differenze è anche l’obiettivo di un’iniziativa parlamentareLink esterno lanciata dai Verdi liberali nel dicembre del 2013. Il testo chiede infatti di «aprire tutte le forme di convivenza disciplinate dalla legge a tutte le coppie, indipendentemente dal sesso o dall’orientamento sessuale». Le coppie dello stesso sesso dovrebbero dunque aver diritto anche al matrimonio e viceversa quelle di sesso diverso dovrebbero poter concludere un’unione domestica registrata. L’iniziativa vuole inoltre iscrivere il concetto di convivenza nella Costituzione, all’articolo 14 capoverso 1.

Secondo un sondaggio dell’organizzazione LGBTIQ Pink Cross pubblicato lo scorso anno, il 69% delle persone interrogate si sono dette favorevoli o piuttosto favorevoli all’apertura al matrimonio per tutti.

Il parlamento affronterà il tema al più tardi nel 2019. Nel frattempo l’Amministrazione federale è stata incaricata di presentare diversi progetti per l’applicazione dell’iniziativa, che includerebbe importanti modifiche anche nel campo del diritto fiscale e delle assicurazioni sociali. La proposta dovrà comunque passare lo scoglio di un voto popolare dall’esito tutt’altro che scontato.

Se il «matrimonio per tutti» dovesse essere introdotto anche in Svizzera, Christoph non vorrebbe sposarsi nuovamente. «Ma? Io invece sì!», sbotta ridendo Andreas.


Traduzione dal tedesco, Stefania Summermatter

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