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Discriminazione e intolleranza


Razzismo da condannare, in politica e su Internet




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Lancio della campagna "Svizzera variopinta", il 25 giugno a Berna. Scopo dell'iniziativa della Commissione federale contro il razzismo: instaurare su Internet e i social media una cultura del dibattito in cui la discriminazione razziale viene bandita. (Keystone)

Lancio della campagna "Svizzera variopinta", il 25 giugno a Berna. Scopo dell'iniziativa della Commissione federale contro il razzismo: instaurare su Internet e i social media una cultura del dibattito in cui la discriminazione razziale viene bandita.

(Keystone)

A poche settimane dalle elezioni federali, i toni di una campagna elettorale incentrata sull’immigrazione e l’asilo si fanno più accesi. Al punto da inquietare la Commissione federale contro il razzismo, che nell’anno del 20º anniversario di attività constata un aumento dei messaggi di odio e di disprezzo.

In un sistema democratico, nessun tema è tabù. Quando però il dibattito politico diventa un pretesto per propagare parole e scritti che stigmatizzano chi cerca rifugio in Svizzera, la democrazia è in serio pericolo.

È in sostanza quanto afferma la Commissione federale contro il razzismo (CFR), che in un recente comunicato ha invitato i responsabili politici svizzeri ad astenersi da discorsi che fanno leva sull’intolleranza e la discriminazione. «Non interveniamo per dire ciò che si deve pensare, ma per rammentare che il clima generale può deteriorarsi rapidamente se non si presta attenzione alle parole che si utilizzano. E in questo senso, i politici hanno una responsabilità particolare», afferma a swissinfo.ch Martine Brunschwig Graf, presidente della CFR.

Con le reti sociali e in generale con Internet, la gente - non solo i politici - si fa meno scrupoli nell’affermare e diffondere le proprie idee, prosegue Martine Brunschwig Graf. «Non si può dire che il razzismo in Svizzera sia aumentato. Tuttavia, grazie alle reti sociali, dispone di una nuova cassa di risonanza e l’apparente anonimato garantito da Internet non fa che favorire la diffusione di contenuti razzisti».

«Non si può dire che il razzismo in Svizzera sia aumentato. Ma l’apparente anonimato garantito da Internet non fa che favorire la diffusione di contenuti razzisti»

Martine Brunschwig Graf, presidente della CFR

Un’evoluzione constatata anche dall’Ufficio federale di polizia (fedpol). Nel mese di agosto, le denunce per commenti razzisti su Internet sono state quattro volte superiori a quelle di luglio, ha detto all’Agenzia telegrafica svizzera la portavoce di fedpol Cathy Maret, confermando un’informazione della Radio svizzera di lingua tedesca SRF. L’aumento è globale e concerne sia i social media sia i commenti agli articoli pubblicati dai portali d’informazione online.

Imbarbarimento dei toni

Nella sua presa di posizione, la CFR non fa riferimenti a casi specifici. Alcuni recenti episodi sembrano comunque andare in direzione dell’«imbarbarimento dei toni» della campagna elettorale per le federali del 18 ottobre, denunciato dalla commissione.

A inizio settembre, sul suo profilo Facebook, il parlamentare Christoph Mörgeli (Unione democratica di centro, UDC) ha pubblicato un post con la fotografia di un barcone stracarico di migranti con la scritta «la manodopera qualificata sta arrivando». Sollecitata dagli utenti, la piattaforma online ha disattivato per alcune ore il profilo del deputato zurighese a causa di «contenuti inadeguati». Per Christoph Mörgeli, si è trattato di «un segnale negativo per la libertà di espressione in Svizzera».

Un paio di giorni prima, il responsabile della comunicazione della sezione ticinese dell’UDC aveva condiviso, sulla stessa rete sociale, considerazioni infamanti nei confronti degli africani. Una “leggerezza” che non solo gli è costata il posto di lavoro - «gli estremismi non trovano spazio in seno al partito», ha detto la direzione cantonale - ma che potrebbe valergli anche una denuncia penale. Da 20 anni, la Svizzera dispone infatti di una norma che punisce le esternazioni e gli atti razzisti.

Saluto nazista sul Grütli

In vigore dal 1995, anno in cui è stata istituita la CFR, l’articolo 261bis del Codice penale svizzero (così come l’articolo 171c del Codice penale militare) sanziona il razzismo, l’incitamento all’odio razziale e la negazione di genocidi con multe e pene detentive fino a un massimo di tre anni.

In 20 anni, le condanne in via definitiva di cui ha avuto conoscenza la CFR sono state 349 (su un totale di 679 denunce). Nell’8% dei casi segnalati alle autorità, l’autore era un rappresentante politico. «Per essere punibili, le esternazioni o gli atti a sfondo razzista o che portano sulla discriminazione razziale devono essere fatti pubblicamente, ciò che limita il campo di applicazione della norma», osserva Martine Brunschwig Graf. In caso di dubbio, puntualizza, i giudici hanno sempre arbitrato in favore della libertà di espressione.

Tra i casi più eclatanti vi è quello del saluto nazista sul praticello del Grütli (2010), luogo simbolo dell’identità e dell’unità della Svizzera. In una sentenza del 2014, il Tribunale federale, la più alta istanza giuridica del paese, ha stabilito che il gesto non era punibile. Malgrado la presenza di un ristretto pubblico, i manifestanti di estrema destra erano tra loro e non si può quindi parlare di un tentativo di diffondere l’ideologia nazionalsocialista, hanno motivato i giudici.

20 anni di razzismo in Svizzera

Una norma da rinforzare, anzi no da sopprimere

La norma antirazzismo svizzera è relativamente restrittiva, osserva la presidente della CFR. «È però meno severa di quella ad esempio in Germania, che proibisce anche i simboli. Personalmente non sono favorevole al divieto dei simboli per la semplice ragione che non è facile stilare una lista di tutti quelli proibiti».

Accettato dal popolo svizzero nel 1994 (con il 54,6% dei voti), l’articolo 261bis del Codice penale è periodicamente oggetto di dibattiti. Da una parte c’è chi auspica un campo di applicazione più ampio, dall’altra chi propone di sopprimerlo in nome della libertà di espressione.

Nel 2000, l’allora ministra svizzera di giustizia e polizia Ruth Metzler, del Partito popolare democratico, aveva proposto di modificare la norma antirazzismo per punire il saluto nazista e i simboli quali la croce uncinata. Un progetto a cui il governo federale si è però opposto. Più di recente, un’iniziativa parlamentare del deputato socialista Mathias Reynard (accettata per ora dalla camera bassa del parlamento) chiede di estendere la norma penale alla discriminazione basata sull’orientamento sessuale.

Di avviso contrario, l’UDC - che aveva sostenuto la norma antirazzismo in votazione popolare - ha chiesto a più riprese l’abrogazione dell’articolo che giudica «inefficace» e lesivo della libertà di espressione.

Nel 2006, durante una visita ufficiale ad Ankara, il ministro di giustizia e polizia democentrista Christoph Blocher aveva criticato la norma che aveva portato all’apertura di un’inchiesta nei confronti dello storico turco Yusuf Halacoglu e del politico turco Dogu Perinçek, per le loro affermazioni sul genocidio armeno. Perinçek è stato in seguito condannato dal Tribunale federale per aver definito il genocidio armeno «una menzogna internazionale». La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, nel 2013, ha però sconfessato i giudici elvetici, invocando il diritto di dibattere apertamente di questioni sensibili.

In una mozione non ancora trattata dalle camere, il gruppo parlamentare UDC chiede ora di abrogare la norma siccome si tratta di «un’ingerenza diretta nella sfera privata dei cittadini». La democrazia diretta e lo Stato di diritto liberale non offrono alcuna base per tendenze estremiste, sostengono i promotori della mozione.

Sensibilizzare i giovani internauti

Riconoscendo che la norma antirazzismo, da sola, non basta a risolvere i problemi, la CFR punta su una maggiore sensibilizzazione degli utenti delle nuove tecnologie della comunicazione, in particolare i giovani. L’incitazione all’odio e la discriminazione razziale sono vietate anche su Facebook, Twitter e nei blog, ha rammentato la commissione in occasione del lancio della sua nuova campagna “Svizzera variopinta”.

Tuttavia, senza una denuncia, le autorità di perseguimento penale aprono solo di rado una procedura nei confronti di commenti razzisti online, puntualizza Giulia Brogini, direttrice della segreteria della CFR. Da qui la sua principale raccomandazione a tutti gli internauti che incappano su contenuti razzisti: non tacere.

swissinfo.ch

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