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Nuovi orizzonti linguistici


«Il cinese non è poi così difficile»


Di Daniele Mariani, con la collaborazione di Jie Guo Zehnder


Per una comunicazione elementare in cinese, non è per forza necessario padroneggiare centinaia di caratteri (swissinfo.ch)

Per una comunicazione elementare in cinese, non è per forza necessario padroneggiare centinaia di caratteri

(swissinfo.ch)

Studiare il mandarino al liceo? In Svizzera diversi istituti offrono corsi facoltativi. A Neuchâtel, una scuola vorrebbe proporlo come materia opzionale. Il cinese entrerebbe così a far parte del programma di studi, una prima in Svizzera. Reportage al liceo Denis de Rougemont.

«Vedi, questo carattere è attraversato al centro da una linea, significa ‘in mezzo’. È abbastanza facile memorizzare i caratteri cinesi, c’è una logica». Gli occhi di Marjane, 16 anni, risplendono di entusiasmo mentre spiega a uno sbalordito e ignorante giornalista i segreti della lingua cinese.

È ormai pomeriggio inoltrato. La maggior parte dei 750 allievi del Liceo Denis De Rougemont di Neuchâtel ha già finito le lezioni. I corridoi della scuola sono praticamente deserti. Piuttosto di approfittare di quel che resta della giornata, una quindicina di studenti del primo anno di liceo ha invece scelto di seguire il corso facoltativo di mandarino impartito da Shih-Yi Huang Terrier. Oggi alla lezione ne sono presenti nove.

‘C’est du chinois’

Sul banco di Marjane e dei suoi compagni sono sparsi una serie di foglietti sui quali sono scritte frasi in cinese e la trascrizione in caratteri latini. L’obiettivo è di tradurle e leggerle. «Wŏ jiào yuè nĭ jĭ juì?», «mi chiamo Xiao Yue e tu come ti chiami?», decifra senza ombra d’esitazione Marjane. Per degli studenti che frequentano un corso di un’ora e mezza a settimana da poco più di otto mesi, il risultato è sorprendente.

Justine ha cominciato a seguire le lezioni qualche settimana dopo i suoi compagni. All’inizio dell’anno scolastico non era convinta. Temeva che il cinese fosse una lingua troppo ostica. «Invece non è così difficile come si pensa; la grammatica ad esempio è molto semplice», osserva.

Shih-Yi Huang Terrier è confrontata quotidianamente con questo cliché. «In francese quando si vuol dire che qualcosa è incomprensibile si usa l’espressione ‘c’est du chinois’ [l’equivalente ‘è arabo’ in italiano, ndr.]. Molti pensano che sia necessario memorizzare almeno 1'000 caratteri. Invece, all’inizio, ne basta un centinaio. Inoltre non vi sono né coniugazioni, né declinazioni».

Il fascino di una lingua, prima di tutto

Al pari dei suoi compagni – e probabilmente della maggioranza di occidentali che impara il cinese – per Maya «la cosa più difficile è la scrittura».

«All’inizio è importante separare completamente l’orale dallo scritto. Sono due strade completamente diverse. Dopo sei mesi si può iniziare a mischiare i due aspetti», spiega Shih-Yi Huang Terrier.

Ma cosa spinge questi allievi a frequentare un corso facoltativo di cinese? Magari un futuro lavorativo in relazione con la Cina? «No, è per puro interesse personale. È una lingua che permette di imparare a pensare in modo diverso», ci dice Marjane. Anche per Alasdair le considerazioni professionali vengono in secondo piano: «Ad incuriosirmi sono soprattutto la cultura, gli ideogrammi. Trovo sia qualcosa di affascinante».

Il sogno di Pierrick, l’unico degli allievi oggi presenti ad aver già viaggiato in Cina, è invece di lavorare in ambito diplomatico, magari proprio in Oriente. «Adoro la cultura asiatica e la Cina è un paese enorme, che ha il futuro davanti a sé».

Maya, dal canto suo, ha già le idee in chiaro sul fatto se proseguire o meno l’apprendimento di questa lingua: «Quando questo corso finirà, prenderò delle lezioni private e a 18 anni ho l’intenzione di partire un anno in Cina».

Una materia a pieno titolo?

Il corso che sta seguendo, organizzato per la prima volta nel 2010-2011, dura infatti solo un anno. Le cose potrebbero però presto cambiare.

Appoggiate dal governo cantonale, le autorità scolastiche hanno inoltrato una richiesta alla Commissione svizzera di maturità (CSM) per poter dare il via a un progetto pilota di quattro anni, introducendo una nuova opzione complementare di lingua e cultura cinese durante il secondo e terzo anno di liceo (il sistema in vigore a Neuchâtel prevede tre anni di liceo).

Se la domanda venisse accettata, si tratterebbe di una prima a livello svizzero. Dall’anno scolastico 2014/2015, il cinese entrerebbe a far parte dei programmi scolastici ed andrebbe ad aggiungersi a un catalogo di materie che comprende, tra le altre cose, chimica, biologia, diritto, filosofia o storia. Queste opzioni complementari sono pensate per permettere agli studenti di accentuare o diversificare l’orientamento dei loro studi.

Philippe Robert, direttore del liceo Denis de Rougemont

La nostra volontà è di allargare l’insegnamento al mondo asiatico. I programmi attuali sono centrati un po’ troppo sull’Europa e dimenticano tutta questa parte del mondo.

Allargare gli orizzonti

«La nostra volontà è di allargare l’insegnamento al mondo asiatico. I programmi attuali sono centrati un po’ troppo sull’Europa e dimenticano tutta questa parte del mondo. Dall’inchiesta che abbiamo fatto tra gli allievi è emerso interesse», spiega Philippe Robert, direttore del Liceo Denis de Rougemont.

La risposta della CMS – l’organo federale che in sostanza è responsabile di far sì che la formazione rimanga nel quadro legislativo – è attesa entro la fine di giugno. Altri due licei, uno a Basilea, l’altro a Wettingen, sono interessati al progetto neocastellano.

«Vi sono ancora delle reticenze. In particolare si teme che l’offerta di materie opzionali diventi troppo pletorica e vada magari a scapito di discipline come il latino o il greco», osserva Philippe Robert. «A mio avviso è però importante che l’insegnamento pubblico sia proattivo e che gli allievi siano sensibilizzati a una cultura con cui un giorno o l’altro saranno confrontati». Tanto più in una regione come l’Arco giurassiano, culla dell’orologeria e che per questo ha legami economici sempre più forti con la Cina.

Il direttore dell’istituto tiene poi a sottolineare che non si tratterebbe solo di imparare una nuova lingua: «Sarebbe un corso di lingua e cultura cinese. Ciò permette di costruire dei ponti per un insegnamento interdisciplinare, poiché si possono fare dei legami con la filosofia o l’arte della calligrafia».

Un esame? Perché no…

Per Shih-Yi Huang Terrier, il balzo qualitativo sarebbe importante. Da un lato perché l’insegnamento passerebbe da un’ora e mezza a tre ore settimanali. Dall’altro per ragioni di stimoli. «Gli studenti sono sì motivati. Si tratta però di un corso facoltativo e visto che hanno mille altre cose da fare, l’impegno è quel che è».

Se la materia diventasse opzionale, gli studenti potrebbero anche scegliere il cinese tra le materie degli esami finali di maturità.

Un aspetto, quest’ultimo, tutt’altro che secondario, concordano gli allievi di Shih-Yi Huang Terrier. «A casa studiamo poco o nulla, riassume Pierrick. Un esame spingerebbe a lavorare di più e a confrontarsi con altri studenti».

Obiettivi del progetto

A livello linguistico, il progetto pilota del liceo Denis de Rougemont di Neuchâtel prevede che dopo due anni di studi (da due a tre ore settimanali) gli allievi raggiungano un livello corrispondente al livello III della certificazione HSK (Hanyu Shuiping Kaoshi), la prova d’esame che misura le capacità in cinese di persone non di madrelingua.

Questo livello permette di comunicare nella vita quotidiana.

Inoltre, l’obiettivo del corso è anche di imparare a conoscere la cultura delle diverse regioni sinofone, non solo la Cina continentale.

Il sistema di maturità svizzero

Il sistema di maturità svizzero prevede l’insegnamento di almeno dieci materie fondamentali, tra cui la prima lingua e altri due idiomi (tra cui almeno una lingua nazionale e l’inglese, il latino o il greco).

All’inizio della seconda liceo (o prima in alcuni cantoni) ogni allievo sceglie poi un’opzione specifica a seconda dell’indirizzo di studio al quale intende dare un’importanza particolare, ad esempio lingue antiche, una lingua moderna (tra cui il russo), biologia e chimica o ancora, tra le altre cose, economia e diritto.

Al penultimo anno di liceo, lo studente sceglie anche un’opzione complementare, per ampliare le competenze nell’ambito del settore di studio scelto o diversificare il proprio curricolo. Il corso di cultura e civilizzazione cinese previsto dal liceo Denis de Rougemont di Neuchâtel farebbe parte di questa categoria.

swissinfo.ch



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