Your browser is out of date. It has known security flaws and may not display all features of this websites. Learn how to update your browser[Chiudi]

Obiettivi di Sviluppo Sostenibile


Agenda 2030, le ong chiedono alla Svizzera di tener fede agli impegni


Di Urs Geiser, con il contributo di Rita Emch


 Altre lingue: 5  Lingue: 5
Tra i 17 obiettivi dell'Agenda 2030 vi è un accesso all’acqua sicuro, duraturo e sufficiente per tutti. (Keystone)

Tra i 17 obiettivi dell'Agenda 2030 vi è un accesso all’acqua sicuro, duraturo e sufficiente per tutti.

(Keystone)

Per la Svizzera non sarà facile implementare i nuovi obiettivi per uno sviluppo sostenibile, ritengono alcune organizzazioni non governative. La politica e il mondo economico devono fare la loro parte, mentre la società civile dovrà fare in modo che dalle parole si passi ai fatti.

Alliance Sud, la comunità di lavoro delle sei grandi organizzazioni svizzere di cooperazione internazionale, saluta l’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite definendola una sorta di compromesso. I 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs) dovrebbero essere approvati dai leader mondiali nei prossimi giorni a New York.

«È un documento pieno di contraddizioni», afferma Eva Schmassmann, esperta di politiche di sviluppo presso Alliance Sud. «Ma è il risultato di tre anni di discussioni e di consultazioni tra stati e società civile e il fatto di essersi messi d’accordo su questo documento è già di per sé un successo».

Per Alliance Sud, ad essere cruciale sarà il modo in cui verranno implementati gli obiettivi e il grado di responsabilità affidato a governi e industria privata. Eva Schmassmann sottolinea che i dettagli del processo di monitoraggio e di verifica sono ancora da definire. «Sebbene ci sia un obbligo morale, la responsabilità è difficile da determinare siccome gli obiettivi non sono vincolanti. Toccherà alla società civile tenere d’occhio la situazione e farsi sentire».

Ruolo del governo svizzero

La Svizzera ha svolto un ruolo attivo nella preparazione del Vertice ONU di New York, in particolare in quanto membro del gruppo di lavoro che ha elaborato i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e coordinatrice delle trattative intergovernative.

Le sue priorità sono la sanità, la parità dei sessi, l’acqua, la pace e la giustizia, ha rammentato martedì Michael Gerber, responsabile della delegazione elvetica nei negoziati sull’Agenda 2030.

«Possiamo essere più che soddisfatti, soprattutto perché quasi tutte le nostre preoccupazioni hanno trovato posto nella versione finale del documento», ha detto l’ambasciatore svizzero a swissinfo.ch al termine dell’ultimo round negoziale a New York. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e in particolare il capitolo “Monitoraggio e Verifica” portano il marchio della Svizzera, ha sottolineato.

La Confederazione avrebbe tuttavia preferito un linguaggio più forte. Ha però deciso di accettare il compromesso finale per ottenere il sostegno di tuti i paesi. «È un documento politico, non una scienza esatta», ha detto Michael Gerber.

L’Agenda, prosegue, comporterà un cambio di paradigma siccome la lotta alla povertà nel mondo verrà integrata nello sviluppo sostenibile, così come le questioni ambientali ed economiche, in particolare per i paesi dell’emisfero nord. La Svizzera avrà ad esempio il difficile compito di diminuire la produzione di rifiuti e di ridurre il divario tra i ricchi e i poveri nel paese, avverte Eva Schmassmann.

Sfide

La collaboratrice di Alliance Sud auspica un approccio politico più coerente per includere la sostenibilità anche in altri ambiti della legislazione, incluso il cambiamento climatico, gli appalti pubblici e il finanziamento dell’aiuto allo sviluppo.

Il direttore della comunità di lavoro, Mark Herkenrath, sostiene dal canto suo che il governo svizzero non sta tenendo il passo coi tempi. In particolare, i programmi di tagli alle spese previsti per i prossimi anni rischiano di contrapporsi ai nuovi obiettivi mondiali.

Mark Herkenrath critica la posizione dei rappresentanti elvetici, incluso il ministro degli affari esteri Didier Burkhalter. Questi hanno sottolineato il ruolo attivo della Svizzera durante i negoziati, ma hanno omesso di menzionare i tagli previsti.

Il direttore di Alliance Sud teme che il budget della Svizzera per la cooperazione regionale e l’aiuto allo sviluppo venga ridotto per finanziare la politica climatica internazionale, l’aiuto umanitario e i crescenti costi dell’asilo. «Ci sono meno soldi in cassa, ma sempre più attori vogliono servirsene», dice. Secondo le stime, l’Agenda necessiterà di un contributo globale compreso tra i 3,5 e i 5 miliardi di dollari all’anno.

Tagli alle spese

La Svizzera, in quanto uno dei paesi più ricchi del mondo, ha una responsabilità speciale nel finanziamento dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile, ritiene Alliance Sud. Il suo timore è che la Confederazione non sia in grado di raggiungere l’obiettivo di destinare lo 0,7% del prodotto interno lordo all’aiuto allo sviluppo, malgrado sia uno degli impegni assunti da Berna nel quadro dell’Agenda 2030.

Alliance Sud è pure critica sul ruolo che potrà svolgere il settore privato nel raggiungimento degli SDGs, soprattutto per ciò che riguarda i programmi dei cosiddetti partenariati tra pubblico e privato. «L’educazione e la sanità non dovrebbero essere tra i compiti degli investitori privati. I fondi pubblici dovranno rimanere la principale fonte di finanziamento».

Un altro aspetto cruciale è l’importante flusso di denaro dai paesi in sviluppo agli stati industrializzati. Per Alliance Sud, bisogna ad esempio impedire che i profitti delle multinazionali vengano trasferiti nei paradisi fiscali all’estero.

Vertice ONU per lo sviluppo sostenibile

Oltre 150 capi di Stato e di governo si riuniranno a New York dal 25 al 27 settembre 2015 per adottare ufficialmente la nuova Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile. La Svizzera sarà rappresentata dalla sua presidente Simonetta Sommaruga.

L’ambiziosa Agenda sostituisce gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs), giunti a scadenza quest’anno, e rappresenta il primo passo per una politica internazionale e nazionale a promozione della prosperità globale.

La nuova serie di obiettivi e sotto-obiettivi ha una dimensione maggiore rispetto agli MDGs. Lo scopo è di conciliare aspetti sociali, economici ed ecologici nello sviluppo sostenibile e di tener conto delle loro interazioni.

In occasione del vertice del Millennio nel 2000, i leader mondiali si erano accordati sulla riduzione della povertà estrema entro il 2015.


Traduzione dall’inglese di Luigi Jorio, swissinfo.ch

×