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Oltre gli stereotipi


Quella Svizzera sconosciuta dagli italiani


Di Michele Novaga


Dimenticare gli stereotipi e scoprire la Svizzera reale: lo propone agli italiani la rivista Limes, che ha dedicato un Quaderno speciale di 240 pagine alla Confederazione elvetica. Intervista al direttore Lucio Caracciolo, che sottolinea l'influsso elvetico a livello internazionale.

"L'importanza di essere Svizzera – Miti e fatti di un'eccezione europea. La meccanica fine di una potenza. Per convivere conviene non capirsi": è il titolo emblematico del viaggio all'interno della Confederazione offerto da Limes, attraverso i contributi di storici, economisti, ricercatori, per illustrare agli italiani i valori elvetici.

Preceduta da anticipazioni dei giornali, la pubblicazione ha suscitato ampio interesse nel Belpaese, dove è stata anche oggetto di conferenze e dibattiti. Proprio a margine di una tavola rotonda al Centro Svizzero di Milano, swissinfo.ch ha intervistato il fondatore e direttore della rivista geopolitica Limes, Lucio Caracciolo.

swissinfo.ch: Lei conosce bene la Svizzera dato che ha studiato presso la Scuola Svizzera di Roma: come mai un quaderno speciale per la prima volta dalla nascita di Limes, nel 1993, dedicato alla Confederazione?

Lucio Caracciolo: Perché siamo lenti… Però alla fine ci siamo arrivati. I motivi sono vari. Oltre a quello biografico che lei citava, frequento molto la Svizzera e quindi per me è come parlare di casa. Per quanto riguarda gli aspetti economici e geopolitici, quello che mi ha sempre colpito è la forte ignoranza reciproca tra i due paesi. E anche la sensazione che non gli interessi nemmeno capirsi. E questo per me resta un fatto abbastanza strano e incomprensibile.

Di mestiere faccio il giornalista e ho il compito di spiegare ciò che comprendo. Non essendoci molto sulla Svizzera, pensavo in qualche modo di colmare una lacuna. Non so se ci siamo riusciti, ma questa era la volontà.

swissinfo.ch: Quali sono le sfide che la Svizzera si trova a dover affrontare?

L. C.: Principalmente la crisi europea. Non è una crisi svizzera ma la tocca e in essa si riflette inevitabilmente obbligando la Svizzera a delle scelte. La più ovvia è stata quella della fissazione di un cambio con l'euro per evitare un effetto troppo forte del franco. Questa è la più immediata, ma cogente, specialmente in caso di un possibile aggravamento di questa crisi.

Ciò lascia intuire che la Svizzera venga percepita come una sorta di rifugio dove i beni di chi può potrebbero essere trasferiti. E se intorno alla Svizzera si dovessero produrre delle crisi di carattere politico sociale, ciò non potrebbe non toccare anche la Confederazione.

swissinfo.ch: A proposito di questo, come vede la posizione della Svizzera verso l'Europa?

L. C.: È illustrata dal fatto che voi svizzeri nel 1992 avete chiesto di aderirvi e poi ve ne siete dimenticati. La Svizzera oggi non ha nessuna intenzione di aderire all'UE e gli ultimi eventi fanno capire questa inclinazione. Non è il momento di maggior appeal dell'Europa.

Allo stesso tempo la Svizzera è un paese profondamente europeo e inserito nel mare europeo, essendo una sorta di isola alpina che è molto meno isolata di quanto voglia far credere. Nel senso che le sue connection in Europa e nel mondo sono formidabili. Basti pensare alle sue multinazionali. Ecco una bella differenza tra Italia e Svizzera: in Svizzera il motto piccolo e bello non ha mai funzionato.

Un aspetto che si trascurava molto in Italia è che gli svizzeri sono molto mondiali. Ci sono cioè milioni di svizzeri di origine in giro per il mondo, forse più che in Svizzera, e l'irradiamento economico e commerciale, ma direi soprattutto umano e culturale della Svizzera nel mondo, è molto superiore a quello di un paese modesto quale la Svizzera è.

swissinfo.ch: Quali sono i punti di forza e di debolezza della Svizzera?

L. C.: Direi gli stessi. direi che sono speculari. Uno è la protezione verso l'esterno, che in taluni casi può trasformarsi in fobia, chiusura verso e paura.

Siamo sempre in una sorta di ambiguità: da una parte la conservazione di antiche virtù confederali democratiche e repubblicane della Svizzera e dall'altra la capacità di assorbire milioni di immigrati in modo relativamente tranquillo (sottolineo, relativamente) rispetto ad altri paesi.

E allo stesso tempo queste pulsioni che in alcuni casi sono pericolose – penso a [Christoph] Blocher, ma anche come nel caso specifico cantonale alla Lega [dei Ticinesi] – che lasciano immaginare uno scenario piuttosto inquietante.

swissinfo.ch: Le pressioni subite dall'estero sul segreto bancario porteranno ad un irrigidimento delle posizioni o possono essere un punto di svolta?

L. C.: Più che altro la "fase Tremonti", cioè quella dello scontro, è passata. Ora siamo in una fase in cui, fra Italia e Svizzera, ci si "annusa" un po' ma non si combina ancora nulla di concreto. Noi avremmo diritto di incassare una bella cifra dalla Svizzera attraverso un accordo bilaterale, ma sembra che questo sia ancora fuori dai radar italiani.

Penso che l'Expo [Esposizione Universale a Milano nel 2015, Ndr.] possa diventare un elemento formidabile, un ponte di cooperazione fra il Nord italiano – che poi alla fine è l'Italia – e la Svizzera, che ancora non c'è. E penso che la Confederazione voglia sfruttarla.

limes

La rivista diretta da Lucio Caracciolo presenta approfondimenti di carattere geopolitico sui principali fatti internazionali.

Nata nel 1993, in una fase di straordinari cambiamenti geopolitici in Europa e nel mondo, si è affermata come autorevole luogo di riflessione geopolitica in Europa. Ad essa collaborano sia studiosi di campi diversi sia decisori, che offrono uno scambio aperto di opinioni.

Limes si fonda sul confronto di rappresentazioni e progetti geopolitici diversi o anche opposti. L'essenziale è che essi siano riconducibili a conflitti di potere nello spazio (terrestre, marittimo, aereo), e che siano quindi cartografabili. L'uso di cartine geopolitiche è quindi essenziale per sviluppare il confronto. Su Limes infatti la cartografia abbonda.

Esistono anche riviste "sorelle" in inglese (Heartland, Eurasian Review of Geopolitics) e in serbo croato (Limesplus).

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