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Originale o copia?


I falsari cinesi regolano le lancette sull’alta gamma


Di Samuel Jaberg, Traduzione dal francese di Luigi Jorio


Due orologi meccanici sequestrati di recente dai doganieri svizzeri. (swissinfo.ch)

Due orologi meccanici sequestrati di recente dai doganieri svizzeri.

(swissinfo.ch)

La Federazione orologiera svizzera ha scovato per la prima volta orologi falsi estremamente sofisticati provenienti dalla Cina. A volte vendute allo stesso prezzo degli originali, queste copie incidono negativamente sui margini di guadagno. Oltre a nuocere all’immagine dell’orologeria svizzera.

A guardarlo da vicino, da molto vicino, si possono individuare alcune imperfezioni: la fessura di una vite presenta una sbavatura microscopica, una parte della cassa in carbonio è fatta di plastica e sul vetro manca il rivestimento anti-riflesso.

Ma a parte questi dettagli, che persino gli specialisti faticano a scoprire al primo colpo d’occhio, il falso modello “Big Bang” di Hublot sequestrato lo scorso dicembre dai doganieri svizzeri assomiglia in modo sconcertante all’originale.

I falsari hanno ricreato l’aspetto, il peso e pure l’odore dell’orologio, che come l’originale è stato profumato alla vaniglia. La contraffazione più sorprendente è però all’interno del cuore dell’orologio. «È una delle prime volte che tengo in mano un falso dotato di “tourbillon” [gabbia rotante, ndr], un dispositivo meccanico di alta precisione. I falsari sanno ormai come riprodurre dei meccanismi estremamente complicati», spiega Michel Arnoux, a capo del servizio anti-contraffazione della Federazione dell’industria orologiera svizzera (FH), accogliendoci nel suo ufficio a Bienne.

In questa cittadina industriale di 50'000 abitanti, dove ha sede il gruppo orologiero più grande al mondo (Swatch Group), si segue con attenzione e con una certa preoccupazione l’evoluzione del mercato cinese della contraffazione. Un settore che sta danneggiando l’orologeria di alta precisione.

Soldi dalle scommesse online

Contrariamente ai falsi Rolex venduti a qualche decina di franchi sulle bancarelle asiatiche o sudamericane, le copie acquistate da consumatori ignari per diverse migliaia di franchi costituiscono un mancato guadagno considerevole per le marche in questione.

I responsabili aziendali che osano esprimersi su questo tema assai delicato non nascondono la loro inquietudine. «Ogni anno le contraffazioni costano miliardi all’industria orologiera», ha affermato recentemente Nick Hayek, a capo di Swatch Group, al quotidiano gratuito 20 Minuti. «La cosa più grave è che le copie sono realizzate in un modo sempre più professionale».

L’interesse dei falsari è senza dubbio legato al boom dell’orologeria di lusso. Ma non solo. «In seguito alla crisi orologiera del 2008-2009, i fabbricanti cinesi di meccanismi ultra complessi hanno dovuto svendere per liquidare gli stock. Parallelamente, le triadi cinesi (mafia) cercavano nuovi sbocchi per investire le somme colossali generate dalle scommesse sportive su Internet», sottolinea Michel Arnoux.

Prodotti di “seconda mano”

Il legame «organico» tra crimine organizzato e contraffazione orologiera è molto difficile da dimostrare. Ciò nonostante, la FH non alcun dubbio sul collegamento tra le due attività. «I falsari sono molto bene organizzati e a volte conoscono il mercato meglio delle marche stesse. Scelgono gli orologi che hanno più successo nei mercati presi di mira e sono capaci di adattarsi rapidamente alla domanda».

Per distribuire i loro prodotti, i falsari utilizzano soprattutto le piattaforme online per lo scambio diretto tra privati, come eBay. «Con la crisi, numerosi trader di New York o Londra hanno svenduto i loro orologi su Internet. I falsari si sono gettati nella mischia, facendo credere di vendere prodotti di seconda mano», afferma Michel Arnoux.

Dall’altra parte della connessione Internet, sono molti gli amanti degli orologi che, coscienti o meno del loro acquisto fraudolento, cedono alla tentazione. «I prezzi sono fortemente cresciuti in questi ultimi anni. Diversi appassionati si interessano così agli orologi d’occasione», rileva Michel Arnoux.

Desiderio (oppure no) di farsi copiare

Anche se nessuno lo dice apertamente, negli ambienti dell’orologeria svizzera si mormora che i prezzi sproporzionati praticati da alcune marche e la politica dell’offerta restrittiva hanno incoraggiato i falsari.

D’altronde, riducendo drasticamente la loro rete di vendita nei mercati tradizionali (Stati Uniti, Europa), le marche svizzere hanno costretto centinaia di commercianti al dettaglio a rifornirsi di prodotti di seconda mano. «Questo mercato parallelo, assolutamente legale nell’Unione europea e negli Stati Uniti, costituisce un terreno propizio per i falsari», ritiene Michel Arnoux.

Jean-Claude Biver, il carismatico patron della marca Hublot, negli ultimi anni ha raccontato a diverse riprese dell’orgoglio che ha provato quando i suoi orologi sono stati copiati per la prima volta. Un segno dello statuto internazionale acquisito dalla marca.

Oggi i toni sono però radicalmente cambiati, visto che i danni superano ampiamente le perdite economiche dirette, spiega Michel Arnoux. «Il consumatore non ha più fiducia se non riesce più a distinguere l’originale dalla copia. Per l’immagine dell’orologeria svizzera si tratta di un duro colpo».

Ispettori sul terreno

Per arginare il fenomeno, la FH dispone di una squadra di 40-50 ispettori cinesi. «La nostra strategia consiste a moltiplicare le operazioni sul terreno così da esercitare una pressione costante sui produttori». Le azioni sono condotte ogni giorno, con la collaborazione della polizia, nella provincia del Guangdong (sud della Cina), epicentro della contraffazione orologiera.

I risultati, riconosce Michel Arnoux, sono però assai «magri». «Tutto è frammentato: non ci sono legami economici ufficiali tra le diverse persone coinvolte. I componenti sono a volte fabbricati in tutta legalità in aziende ben note e poi assemblati e incisi in atelier clandestini».

Mentre i pesci piccoli finiscono regolarmente nella rete, come durante un’operazione nel mese di marzo che ha permesso di sequestrare 280'000 orologi quasi finiti in un atelier clandestino, è invece più difficile risalire ai cervelli dell’organizzazione. Implicati in altre attività criminali, beneficiano spesso della protezione delle autorità.

Al menù dei negoziati

La lotta si concentra anche sulle reti di distribuzione illegale. Grazie a un programma informatico sviluppato dalla scuola d’ingegneria di Bienne, nel 2010 è stato possibile ritirare 320'000 annunci dai siti Internet di vendita diretta tra privati. Dal canto loro, le dogane svizzere hanno effettuato 230 sequestri sulla base di analisi dei rischi. «Ma soltanto il 2-3% del volume del commercio mondiale è controllato dalle dogane», osserva Michel Arnoux.

Gli orologieri svizzeri sperano che le loro preoccupazioni siano esposte dal ministro dell’economia Johann Schneider-Amman, che dall’8 al 15 luglio sarà in Cina nel quadro di una missione economica. «Le questioni di proprietà intellettuale sono tra le priorità del memorandum che abbiamo preparato per il signor Schneider-Amman», assicura il rappresentante della FH.

Pechino «determinata»

Secondo la Federazione dell’industria orologiera svizzera (FH), ogni anno nel mondo vengono prodotti 40 milioni di orologi falsi. Un quantitativo che supera quello dei modelli originali svizzeri (30 milioni).

La cifra d’affari dei falsari di orologi svizzeri ammonterebbe a circa un miliardo di franchi, ciò che equivarrebbe al 5% della cifra d’affari del settore.

Nel 2010, in Asia sono state effettuate quasi 1’300 retate, che hanno permesso di sequestrare 500'000 orologi. Confische importanti sono state fatte anche in Messico, Brasile e Italia. Su Internet sono stati ritirati 320'000 orologi messi all’asta.

Contattata da swissinfo.ch, l’ambasciata di Cina a Berna indica di «essere consapevole del timore espresso dalla stampa svizzera per ciò che riguarda la fabbricazione e la vendita di orologi falsi in Cina».

I due paesi, assicura, hanno in quest’ottica «un interesse comune». Il rafforzamento della protezione della proprietà intellettuale è «una base importante per la costruzione di un paese moderno».

Pechino assicura la sua «determinazione a migliorare il livello della proprietà intellettuale e a lottare contro i crimini che violano» tale principio.

L’ambasciata riconosce che la Cina si è chinata sul problema «relativamente tardi». Ritiene tuttavia che sono stati fatti «evidenti progressi» e ricorda che un gruppo di lavoro sino-svizzero, creato nel 2007, si è finora riunito a cinque riprese.

Ciò ha contribuito a rafforzare la «relazione di fiducia e di collaborazione tra i due paesi».

Contraffazione

Stando alle stime la contraffazione rappresenterebbe almeno il 5-10% della totalità del commercio mondiale.

Per l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), il volume degli scambi fisici di prodotti di consumo falsi supererebbe il PIL di 150 paesi, per un valore globale di 250 miliardi di dollari nel 2007.

Le copie sequestrate nell’Unione europea nel 2010 provenivano per l’88% dalla Cina e da Hong Kong.

Secondo i dati dell’Ue, i prodotti più contraffatti sono i tessili (30%) e le scarpe (13%). Seguono orologi (11%), medicamenti (8%), telefoni cellulari (7%), pelletteria (7%), elettronica (5%) e cosmetici (5%).

Cosa dice la legge?

In Svizzera, il consumatore che acquista volontariamente un prodotto contraffatto per uso privato deve coprire i costi per la distruzione e le spese di dossier annesse, che possono ammontare a diverse centinaia di franchi. La legge non prevede tuttavia alcuna multa.

Chi si procura articoli falsi per un uso commerciale rischia invece una pena detentiva fino a cinque anni.

swissinfo.ch



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