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Patrimonio e natura


Per la buona causa, gli svizzeri trasformano anche il cioccolato in oro


In Svizzera quasi tutti conoscono il tallero d’oro: da settant’anni, il ‘prezioso’ cioccolato a forma di moneta permette di finanziare progetti a salvaguardia dell’habitat naturale e del patrimonio. Una storia di successo resa possibile soprattutto dalle migliaia di allievi che ogni anno partecipano alla sua vendita.

Se il lago di Sils oggi è ancora un paradiso quasi incontaminato, lo si deve soprattutto al tallero di cioccolato. (Keystone)

Se il lago di Sils oggi è ancora un paradiso quasi incontaminato, lo si deve soprattutto al tallero di cioccolato.

(Keystone)

- «Dring, dring».

- «Buongiorno, vuole comperare dei talleri di cioccolato?»

- «Sì, d’accordo, ve ne prendo quattro».

Come dire di no ai due ragazzini che hanno appena suonato alla porta? Scene simili sono familiari a chi vive in Svizzera. Difficile sfuggire alla vendita del famoso cioccolato a forma di moneta, imballato in una carta d’alluminio color oro.

Durante il mese di settembre, migliaia di allievi di età compresa tra 9 e 12 anni si mettono all’opera ai quattro angoli del paese per vendere i ‘preziosi’ talleri, dal costo di cinque franchi l'uno.

Il ricavato serve per finanziare progetti delle due associazioni all’origine dell’iniziativa, Pro Natura e Heimatschutz, la principale associazione svizzera per la salvaguardia del patrimonio architettonico. «Quest’anno, ad esempio, è l’anno dei giardini e dei parchi. L’obiettivo è di sensibilizzare la popolazione all’importanza degli spazi verdi, attraverso tutta una serie di azioni», indica Eveline Engeli, direttrice del Fondo Tallero d’Oro.

Salviamo il lago di Sils

La tradizione si ripete ormai da settant’anni. Per celebrare l’anniversario, Pro Natura e Heimatschutz Svizzera hanno pubblicato a inizio marzo un opuscolo che ritraccia la storia di questo cioccolato. Una storia che inizia in Engadina.

Il lago di Sils, lungo le cui rive era solito passeggiare Friedrich Nietzsche durante i suoi numerosi soggiorni in Engadina, avrebbe sicuramente perso gran parte del suo fascino se non ci fosse stato il tallero d’oro. All’inizio degli anni 1940, il lago è infatti minacciato da un progetto di diga idroelettrica. Gli oppositori riescono però a convincere i due comuni interessati – Sils e Stampa – a rinunciare alla diga in cambio di 300'000 franchi. Come fare per riunire una somma simile tra una popolazione già fortemente sollecitata dalle raccolte fondi per le vittime della guerra e, soprattutto, per un’iniziativa che alla fine del conflitto sembra derisoria?

Ernst Lauer, segretario generale dell’Heimatschutz, ha un’idea che si rivelerà geniale: vendere un prodotto tipicamente svizzero per la buona causa. Un prodotto che tutti vorrebbero, ma difficile da procurarsi: il cioccolato! Grazie al sostegno del ministro dell’economia Walter Stampfli, Lauer riesce a svincolare dal razionamento 20 tonnellate di cioccolato.

Modellato in talleri e avvolto in un involucro d’alluminio su cui è raffigurato il lago di Sils, il cioccolato è venduto nel febbraio 1946 da oltre 20'000 allievi in tutto il paese. Una volta dedotti i costi, gli 823'420 pezzi di cioccolato fruttano quasi mezzo milione di franchi. Un successo fenomenale. Il lago di Sils è salvo.

Un’iniziativa unica

Dal 1946, le vendite del cioccolato hanno permesso di finanziare numerosi progetti importanti. Ad esempio, se oggi le Isole di Brissago, in Ticino, sono un parco botanico accessibile a tutti, è anche grazie al tallero (azione del 1950). Oppure, nel 1969 la vendita del cioccolato ha permesso di finanziare l’opera di salvaguardia del monastero di San Giovanni Battista a Müstair, nei Grigioni, entrato poi a far parte del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

A dire grazie all’iniziativa di Pro Natura e dell’Heimatschutz Svizzera vi sono anche tutta una serie di animali. Nel 1957, i ricavi sono serviti per finanziare la reintroduzione del castoro in Svizzera. Vi sono poi state azioni a favore delle farfalle o delle rane e degli anfibi.

Rivolgersi alle scuole e far vendere il tallero a degli allievi è stata sicuramente una scelta brillante e piuttosto unica. «È da tre anni che lavoro come responsabile e non ho mai sentito parlare di azioni del genere condotte da studenti in altri paesi. Non posso escluderlo, ma non ne sono a conoscenza», osserva Eveline Engeli.

Vendite dimezzate

Da alcuni anni, il tallero soffre però di un’accresciuta concorrenza. «Il periodo più fasto è stato tra la fine degli anni 1980 e l’inizio degli 1990. Da allora vi è stata una regressione», indica Eveline Engeli.

In questi anni, venivano venduti quasi un milione di talleri, a un costo di tre franchi al pezzo (dal 1998 il tallero è prodotto con cacao equo certificato Max Havelaar e costa cinque franchi).

Nel 2015, circa 30'000 allievi di 1'350 classi hanno venduto poco più di 328'000 ‘monete’, per un ricavo lordo di 1,6 milioni di franchi (circa un milione netto).

«Vi sono molte altre istituzioni che si rivolgono alle scuole, ad esempio Pro Juventute o il WWF. Le autorità scolastiche devono così decidere quale organizzazione sostenere e quale prodotto distribuire, poiché non ne vendono diversi, ma uno solo», spiega Eveline Engeli.

Inoltre, rileva la responsabile del tallero d’oro, «in questo periodo i docenti sono molto sotto pressione; ci sono nuovi programmi di studio, le classi sono più eterogenee e il dispendio di energie per preparare le lezioni è più grande». Ciò fa sì che gli insegnanti siano meno ben disposti a partecipare a un’iniziativa che richiede comunque un certo investimento.

La forza della tradizione

Nel 2015 si è però riusciti ad invertire la tendenza, migliorando, seppur di poco, il risultato dell’anno precedente, si rallegra Eveline Engeli. Il sistema di comande e di gestione della fatturazione online si è rivelato pagante. «Per i docenti è così più semplice partecipare. Vi sono poi piccoli premi per le classi che partecipano a un concorso, vengono organizzate animazioni nelle scuole, i docenti ricevono molto presto informazioni sul tema, in modo da trattarlo in classe e di far sì che gli allievi sappiano a cosa servono i soldi che raccolgono». Le classi ricevono inoltre il 10% del fatturato che fanno, somma che serve per finanziare escursioni o altre attività.

Anche se ha perso un po’ di smalto rispetto al passato, il tallero può però soprattutto contare su un altro fattore: «Molti docenti mi hanno detto che lo apprezzano molto, perché è ormai qualcosa di tradizionale, che era già venduto dai loro genitori – rileva Eveline Engeli. In questi settant’anni, è sempre rimasto lo stesso». 

Contattate l'autore via twitter @damariani1

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