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Da diversi anni, la Svizzera limita l'immigrazione dagli Stati terzi (non UE /AELS) ai lavoratori altamente qualificati. (Keystone)

Da diversi anni, la Svizzera limita l'immigrazione dagli Stati terzi (non UE /AELS) ai lavoratori altamente qualificati.

(Keystone)

Frenare l’immigrazione attraverso contingenti e tetti massimi. È quanto i votanti svizzeri hanno chiesto al governo approvando l’iniziativa «contro l’immigrazione di massa». I contingenti sono tuttavia in vigore già da anni per i lavoratori provenienti da Stati non europei. L’economia non ne è entusiasta.

Il sistema è orientato ai bisogni dell’economia svizzera, nota Martin Reichlin, portavoce dell’Ufficio federale della migrazione. «In particolare sono prese in considerazione le condizioni attuali del mercato del lavoro e le previsioni sulla sua evoluzione, il tasso di disoccupazione, la penuria di manodopera, così come le esigenze di politica sociale».

È il Consiglio federale (governo svizzero) che stabilisce ogni anno il tetto massimo per l’immigrazione di lavoratori provenienti dai cosiddetti Stati terzi, vale a dire di Stati che non fanno parte dell’UE o dell’Associazione europea di libero scambio (AELS). Negli ultimi anni, le autorità hanno fissato il limite a 8'500 autorizzazioni.

Oggi grazie alla libera circolazione delle persone, l’assunzione di un impiegato italiano o tedesco va praticamente da sé. La procedura è invece più complessa per un cittadino proveniente da uno Stato terzo. Il datore di lavoro deve innanzitutto dimostrare che si tratta di un professionista altamente qualificato.

Deve poi presentare il curriculum vitae, le copie dei diplomi, la conferma che il candidato disporrà di un alloggio adeguato agli standard elvetici, una descrizione del posto di lavoro, la prova che non ha trovato una persona adeguata in Svizzera o nell’UE/AELS e infine un piano d’impresa.

Tre uffici coinvolti

Nella procedura di autorizzazione sono coinvolti, oltre all’Ufficio federale della migrazione, anche il rispettivo ufficio cantonale della migrazione e quello dell’economia e del lavoro.

«Si tiene conto del settore per il quale si cerca qualcuno e si valuta anche se c’è davvero un interesse economico in tal senso», spiega Irene Tschopp, portavoce dell’Ufficio dell’economia e del lavoro del Canton Zurigo. Per evadere le circa 2’700 richieste annuali solo in questo ufficio sono impiegate 18 persone.

«I datori di lavoro ormai sanno abbastanza bene quali domande hanno la possibilità di essere approvate», dice. «Se un ristorante sulla Langstrasse di Zurigo, dove esistono già sette locali simili, cerca un cuoco specializzato, l’interesse economico complessivo non è paragonabile a quello di un’azienda informatica che cerca un ingegnere o di una banca che cerca uno specialista di finanze. Questi settori sono importanti per la piazza economica zurighese».

Nel 2013 l’Ufficio dell’economia e del lavoro di Zurigo ha respinto meno del 5% delle richieste e solo nell’1,4% dei casi c’è stato un ricorso.

«Se un cantone non esaurisce tutti i suoi contingenti, la Confederazione può attribuirli se necessario a un cantone economicamente più dinamico. Negli ultimi anni comunque non ne abbiamo mai avuto bisogno», rileva Irene Tschopp.

«Pianificazione complessa»

«I dossier richiesti sono molto voluminosi», osserva Romain Hofer, responsabile della comunicazione di Manpower Svizzera. L’agenzia interinale attiva a livello internazionale si occupa solo in casi eccezionali dei permessi di lavoro e di soggiorno dei suoi clienti.

«L’intera procedura di autorizzazione dura dalle 5 alle 10 settimane e i costi aumentano. Ma il vero problema è che non si è mai sicuri se i permessi arriveranno in tempo. La gestione dei tempi diventa più complessa», afferma Hofer.

Manpower non è l’unica azienda che ritiene la procedura piuttosto complicata. «Rende più difficile la pianificazione. Non di rado gli specialisti interessati ritirano la candidatura durante la procedura di autorizzazione», conferma anche Daniella Lützelschwab Saija, membro di direzione dell’Unione svizzera degli imprenditori.

Tuttavia, visto che si tratta di un numero limitato di richieste e che i contingenti non sono mai stati esauriti – per cui non ci sono stati conflitti per la ripartizione dei permessi di lavoro né tra i cantoni, né tra i settori dell’economia – gli imprenditori hanno finito per scendere a patti con il sistema dei contingenti. «Ma chi afferma che si tratta di una procedura snella, si sbaglia», puntualizza Lützelschwab Saija.

swissinfo.ch

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