Il principio della neutralità è un aspetto molto importante della storia e dell’identità svizzere. Per secoli ha contribuito a tenere insieme la Confederazione e continua a godere di un ampio consenso fra la popolazione.

Nelle relazioni internazionali, la neutralità significa innanzitutto la scelta di non partecipare a un conflitto che coinvolge altri stati. Oggi la neutralità svizzera è caratterizzata da tre elementi: è frutto di una scelta autonoma, è permanente (non più perpetua, come si diceva un tempo) ed è armata.

Questo spiega perché la Svizzera si sia sempre impegnata a mantenere alto il livello delle sue forze armate e perché, per i cittadini svizzeri maschi, il servizio militare rimanga obbligatorio.

L’esercito svizzero

Le forze armate svizzere possono essere impiegate solo per difendere il paese da un attacco esterno o per garantire la sicurezza interna. In caso di conflitti internazionali, la Svizzera non può schierarsi con una delle parti belligeranti e non può concedere il diritto di transito sul suo territorio a truppe straniere.

La neutralità è uno strumento della politica estera e della politica di sicurezza della Svizzera. Il diritto internazionale impone dei limiti alla politica di uno stato neutrale. La Svizzera non può per esempio aderire a un'alleanza militare come la NATO. Una collaborazione nell'ambito del programma "Partenariato per la pace" della NATO rimane però possibile.

La Svizzera ha sempre interpretato in modo flessibile la sua neutralità, adattandola alle esigenze internazionali e ai propri interessi. Ciò è accaduto anche alla fine della Guerra fredda, quando la situazione geopolitica ha subito un mutamento radicale e la politica di neutralità ha dovuto confrontarsi con un mondo sempre più interconnesso.

Negli anni Novanta la Svizzera, analogamente agli altri stati neutrali, ha perciò espresso la propria disponibilità a sostenere in modo solidale sanzioni economiche adottate dall'ONU, dall'Unione europea o da altri organismi internazionali contro stati rei di aver violato il diritto internazionale.

Altre informazioni ufficiali sulla politica di neutralità della Svizzera si trovano sul sito del ministero degli esteri.

Membro delle Nazioni Unite (ONU)

Nel 2002 la Svizzera è diventata membro a pieno titolo delle Nazioni Unite. È stato il primo e unico paese a entrare nell'ONU in seguito a una votazione popolare. L'iniziativa popolare che proponeva l'adesione è stata approvata dal 55% circa dei votanti.

Già prima dell'adesione, la Svizzera era impegnata nelle attività di varie agenzie internazionali, come l'OMS, l'Unicef, l'Unesco, la FAO o l'ILO. L'adesione all'ONU è spesso considerata un importante passo avanti per la comunità internazionale. La Svizzera ha comunque sostenuto a varie riprese iniziative di pace internazionali fin dai primi anni del secondo dopoguerra.

Dal 1953 la Svizzera è per esempio coinvolta nella sorveglianza del trattato di pace in Corea e dal 1967 è attiva nel Vicino Oriente.

L'emergere di nuove minacce globali (terrorismo, traffico illegale d'armi, criminalità organizzata) ha conferito ancora maggiore importanza alla cooperazione internazionale. In questo ambito si possono ricordare la partecipazione di soldati svizzeri a missioni di pace internazionali (in Bosnia-Erzegovina dal 1996, in Kosovo dal 1999 e in Afghanistan dal 2003) e la partecipazione svizzera al Partenariato per la pace della NATO.

Altre informazioni ufficiali sulla partecipazione svizzera a missioni di pace all'estero si trovano sul sito del ministero della difesa.

La Svizzera è stata anche tra i primi paesi a far parte del Consiglio d'Europa ed è diventata in seguito membro dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).

Esercito di milizia e servizio militare obbligatorio

L'esercito svizzero è essenzialmente un esercito di milizia; i militari di professione sono pochi. La popolazione maschile svizzera è tuttora soggetta all'obbligo di prestare servizio militare. La scuola reclute (la formazione militare di base) rimane una tappa importante nella vita di molti giovani svizzeri, anche se da qualche anno esiste la possibilità per gli obiettori di coscienza di prestare un servizio civile.

Il ruolo delle forze armate in Svizzera è stato al centro di vivaci dibattiti, fin da quando, alla fine degli anni Ottanta, un gruppo di pacifisti lanciò un'iniziativa per l'abolizione dell'esercito.

Oggi il Gruppo per una Svizzera senza esercito chiede la fine della coscrizione obbligatoria. Ambienti vicini alle forze armate si preoccupano invece per gli attuali piani di risparmio nell'ambito della difesa e temono per il futuro dell'esercito di milizia.

Dopo la scuola reclute, i soldati svizzeri devono assolvere regolarmente, durante alcuni anni, dei corsi di aggiornamento della durata di qualche settimana (corsi di ripetizione). In Svizzera è frequente incontrare soldati armati nei treni o per strada e questo talvolta suscita la sorpresa dei visitatori stranieri.

I soldati custodiscono la loro arma personale in casa. Una prassi che negli ultimi anni ha suscitato molte controversie, tanto più che armi militari sono state più volte al centro di episodi di violenza con esiti mortali o sono state utilizzate per togliersi la vita. Un'iniziativa popolare ad hoc intendeva contrastare questa tendenza. Essa proponeva di limitare in modo drastico la custodia a domicilio delle armi da fuoco. L'iniziativa popolare è stata respinta nettamente nel febbraio 2010. Governo e Parlamento si erano pure schierati contro il testo in votazione. 

In Svizzera il servizio civile è stato istituito nel 1996. Inizialmente, chi intendeva avvalersi della possibilità di non prestare servizio militare doveva presentarsi a una commissione che valutava la genuinità della sua obiezione di coscienza. Questo esame è stato abolito nel 2009. Oggi il fatto che il servizio civile duri una volta e mezza quello militare è considerato una prova sufficiente della sincerità dei richiedenti.

Altre informazioni ufficiali sull'esercito svizzero si trovano sul sito del ministero della difesa

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