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Nuovo fallimento della riforma pensionistica




Le donne andranno ancora in pensione a 64 anni (Keystone)

Le donne andranno ancora in pensione a 64 anni

(Keystone)

L'11a revisione dell'AVS è naufragata venerdì alla Camera del popolo. Due innovazioni l'hanno fatta colare a picco: l'innalzamento dell'età di pensionamento per le donne e l'agevolazione del pensionamento anticipato per i redditi modesti.

Come negli altri paesi industrializzati, anche in Svizzera l'invecchiamento della popolazione mette sotto pressione il sistema pensionistico. Le parole d'ordine sono ormai diventate: stringere i cordoni della borsa, per garantire la perennità del sistema.

Un obiettivo perseguito anche dall'11a revisione dell'Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS), che prevede una serie di misure di risparmio per un totale di circa un miliardo di franchi all'anno. Il provvedimento più importante è l'innalzamento dell'età di pensionamento delle donne da 64 a 65 anni. Ciò permetterebbe di economizzare 800 milioni di franchi all'anno.

La sinistra vuole una compensazione

Una misura che non incontra i favori della sinistra. Ai suoi occhi la parità fra i sessi nell'età di pensionamento non è affatto una priorità, visto che l'uguaglianza non è ancora raggiunta in molti altri campi, in particolare a livello salariale.

La sinistra è però disposta a fare questa concessione, a condizione di compensare il sacrificio femminile soddisfacendo una rivendicazione che le sta a cuore: il pensionamento flessibile per i redditi modesti. La sinistra argomenta che per le professioni molto dure fisicamente, dove la speranza di vita è inferiore alla media, la pensione anticipata è una vera e propria necessità.

Andare in pensione prima significa però anche percepire delle rendite ridotte. Ma proprio in quelle professioni in cui ci sarebbe maggior bisogno di ritirarsi prima dal lavoro, i salari sono fra i più bassi. Di conseguenza i diretti interessati spesso non possono permettersi il pensionamento anticipato. Una situazione che la sinistra chiede di cambiare con un aiuto finanziario.

Peraltro, nel 2003 il parlamento aveva adottato un primo progetto di 11a revisione dell'AVS che portava a 65 anni l'età di pensionamento delle donne. Ritenendo che le garanzie in favore dei prepensionamenti fossero insufficienti, la sinistra aveva impugnato il referendum. Con successo: nella votazione federale del maggio 2004, il popolo aveva bocciato la riforma con il 68% dei suffragi.

Compromesso fallito

Governo e parlamento hanno dunque dovuto ricominciare daccapo. Per evitare un nuovo fiasco, il Ministero dell'interno – responsabile della socialità – ha proposto di accordare per dieci anni 400 milioni di franchi all'anno (ossia la metà dei risparmi conseguiti con l'innalzamento dell'età di pensionamento delle donne) all'agevolazione dei prepensionamenti per le persone con bassi salari. Una soluzione di compromesso inizialmente accettata dalla maggioranza di entrambe le Camere del parlamento.

Alla fine, però, il progetto di revisione ha superato solo lo scoglio del Consiglio degli Stati (Camera alta): 31 sì contro 9 no e 2 astensioni. Al Consiglio nazionale (Camera bassa), invece, hanno prevalso i voti contrari: 118 contro 72 e un'astensione. Un risultato frutto della somma dei suffragi di due schieramenti di oppositori animati da ragioni diametralmente diverse.

Da un lato, la sinistra che chiedeva di destinare all'agevolazione del pensionamento flessibile tutti gli 800 milioni economizzati con l'aumento dell'età pensionabile delle donne. Dall'altro lato, l'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) che domandava di utilizzare gli 800 milioni per garantire il futuro dell'AVS e non per estendere le prestazioni.

Non è d'altronde la prima volta che questa alleanza, detta "contro natura", fra la sinistra e la destra conservatrice manda all'aria dei progetti governativi, sostenuti in parlamento dai partiti di centro.

Procedura di consultazione

Uscito sconfitto dal banco di prova parlamentare, il ministro della socialità Didier Burkhalter non si è comunque perso d'animo. Dopo il voto negativo della Camera del popolo, ha subito annunciato di voler rilanciare rapidamente i piani di riforma dell'AVS. Il liberale radicale preconizza una separazione delle misure tecniche che non sono contestate dalle soluzioni destinate a garantire il finanziamento a corto e medio termine dell'assicurazione.

Burkhalter intende lanciare diverse procedure di consultazione per tastare il polso ai partiti e ai partner sociali. Il cantiere dell'AVS non resterà dunque chiuso a lungo. Tenuto conto della complessità del problema e degli interessi in gioco sia dal profilo politico che da quello economico, una cosa è però certa: passerà ancora molta acqua sotto i ponti prima che le donne debbano andare in pensione a 65 anni.

3 pilastri

La previdenza per la vecchiaia in Svizzera è strutturata secondo il cosiddetto sistema dei tre pilastri.

Il primo pilastro è l'assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS), che è obbligatoria per tutti e garantisce il fabbisogno vitale.

Il secondo pilastro è la previdenza professionale (LPP), che è obbligatoria per i lavoratori dipendenti e preserva il tenore di vita abituale.

Il terzo pilastro è la previdenza privata facoltativa, che ha lo scopo di coprire bisogni personali supplementari.


(Traduzione dal francese: Sonia Fenazzi), swissinfo.ch



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