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Il settore sanitario potrebbe faticare a reclutare sufficiente personale, se i contingenti sugli stranieri saranno troppo restrittivi, denunciano le organizzazioni di categoria. (Keystone)

Il settore sanitario potrebbe faticare a reclutare sufficiente personale, se i contingenti sugli stranieri saranno troppo restrittivi, denunciano le organizzazioni di categoria.

(Keystone)

La Svizzera deve fissare dei contingenti per tutti gli stranieri, a partire da un soggiorno di quattro mesi. È quanto propone il governo elvetico per applicare l’iniziativa dell’UDC “Contro l’immigrazione di massa” approvata dal popolo il 9 febbraio. Anche i permessi per frontalieri dovrebbero essere contingentati.

La proposta del governo è dunque sul tavolo e a prevalere sembra essere la linea dura. A cinque mesi dal “sì” popolare all'iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”, promossa dall'Unione democratica di centro (destra conservatrice), il Consiglio federale (governo) ha presentato il suo piano d’azione.  

Tutti i permessi per gli stranieri, a partire dai quattro mesi di soggiorno, dovranno essere sottoposti a un sistema di contingenti. Frontalieri inclusi. Il governo rinuncia invece a restringere il diritto al ricongiungimento famigliare e risparmia, almeno in parte, anche il settore dell’asilo. Contrariamente a quanto aveva proposto l'UDC, non sarà risuscitato lo statuto di stagionale. «E questo per non ripetere gli errori del passato con fenomeni di mancata integrazione e dei bambini nascosti», ha dichiarato la ministra di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga

Per rassicurare gli ambienti economici, il Consiglio federale ha garantito che i bisogni dei cantoni e dei partner sociali saranno presi in considerazione. «Bisognerà sfruttare al meglio la manodopera locale, favorendo ad esempio una migliore conciliazione tra lavoro e famiglia», ha spiegato Simonetta Sommaruga.

Libera circolazione sul banco di prova

Il piano d’azione presentato dal governo è però lungi dall’essere definitivo. Un progetto di legge sarà presentato entro fine anno, ma le reazioni stizzite di alcuni partiti non si sono fatte attendere. E anche lo scontro con Bruxelles sembra programmato.

L’introduzione di tetti massimi, contingenti e un sistema di preferenza nazionale non è infatti compatibile con l’accordo sulla libera circolazione delle persone. Il governo svizzero chiederà dunque una rinegoziazione del trattato.

«La Costituzione deve essere applicata; per il Consiglio federale questo va da sé», ha dichiarato la ministra di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga. «D'altro canto, però, il Consiglio federale deve vegliare al benessere della popolazione, benessere che dipende anche dalle nostre relazioni con l'UE». Il governo intende dunque affiancare al processo legislativo interno, un mandato negoziale con i Ventotto, i cui dettagli saranno resi noti in autunno.

Conciliare le due esigenze appare però un’impresa da titani, anche perché Bruxelles ha più volte ripetuto che la libera circolazione non è negoziabile. Il rischio di una denuncia dell’accordo da parte dell'Eu appare dunque evidente.

La Svizzera potrebbe ritrovarsi costretta a fare una scelta chiara, aveva lasciato intendere qualche settimana fa il ministro degli esteri Didier Burkhalter: abbandonare la via bilaterale oppure tornare sui propri suoi e rivedere il nuovo articolo costituzionale 121a, incompatibile con la libera circolazione delle persone.

Dal canto suo, durante la conferenza stampa la ministra Simonetta Sommaruga non ha voluto fare  speculazioni in merito, ammettendo però di non sapere verso quale direzione stiamo andando. 

Libera circolazione delle persone

Entrato in vigore gradualmente dal 2002, l’accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE figura tra i punti fondamentali del primo pacchetto di trattati bilaterali.

Questo accordo garantisce ai cittadini svizzeri e a quelli dell’UE il diritto di lavorare e risiedere in ognuno dei paesi firmatari.

Il popolo svizzero si è già espresso tre volte su questioni relative alla libera circolazione delle persone. Nel maggio 2000, gli accordi bilaterali I sono stati approvati da una chiara maggioranza di cittadini. 

Nel 2005, il popolo elvetico ha accettato di estendere gli accordi ai 10 paesi che hanno aderito nel 2004 all’UE.

Nel 2009 è stata accettata anche l’estensione dell’accordo ai due nuovi membri dell’UE, la Romania e la Bulgaria.

In caso di disdetta di un accordo, tutto il pacchetto di trattati bilaterali rischia di cadere.

I rapporti tra la Svizzera e l’UE sono regolati da una ventina di accordi bilaterali e da un centinaio di altri trattati.

L'UDC s'indigna, il PS temporeggia

La proposta del governo ha suscitato reazioni contrastanti tra i partiti e le organizzazioni interessate. L’UDC – che ha difeso l’iniziativa praticamente da sola – definisce la strategia del governo «inaccettabile». Il Consiglio federale è accusato di provocare volontariamente Bruxelles e di privilegiare i negoziati con l’UE invece di un’applicazione della legge in tempi brevi. Il partito di Christoph Blocher chiede inoltre dei correttivi sostanziali: limitare il diritto al ricongiungimento famigliare e l’accesso alle prestazioni sociali.

Di tenore opposto la reazione del Partito popolare democratico: il governo deve cominciare il prima possibile le trattative con l'Ue ed è fondamentale che gli accordi bilaterali vengano mantenuti, sostiene in un comunicato. L'importante è non eccedere nella burocrazia e dare potere decisionale ai cantoni di confine sulla questione dei frontalieri.

Quanto al Partito socialista, si riserva il diritto di studiare a fondo il documento nei prossimi giorni, ma ribadisce di non accettare una proposta che gravi sui lavoratori precari, per favorire l’economia.

Più positivo il Partito liberale radicale, che definisce la proposta di applicazione «corretta». Consiglio federale «vuole utilizzare i margini di manovra per trovare soluzioni non burocratiche», si legge in una nota. Viene però criticata la mancanza di coraggio per decisioni indipendenti dall'UE, in particolare per il ricongiungimento famigliare da Stati terzi e le misure riguardanti l'asilo.

Padronato e sindacati scontenti

La linea dura del governo non piace invece a economiesuisse, la principale organizzazione mantello dell'economia svizzera, né all’Unione patronale svizzera, secondo cui il governo non ha voluto sfruttare il margine di manovra concessogli. L'organizzazione mantello delle piccole e medie imprese, Usam, approva invece molti dei punti proposti, anche se vorrebbe esentare dai contingenti i lavoratori fino ad un anno, e non solamente fino a quattro mesi.

Più agguerrita l'Unione sindacale svizzera (USS), che paventa il rischio di un ulteriore abbassamento dei salari e di una perdita di posti di lavoro. Favorendo le assunzioni a brevissimo termine, aumenterà la pressione salariale e la produttività calerà, con un parallelo deterioramento delle condizioni di lavoro.

La Svizzera ha tempo tre anni per applicare il nuovo articolo costituzionale 121a. La strada per ora è però tutt'altro che spianata.

swissinfo.ch e agenzie



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