Presidente della Confederazione 2014 «È necessario un dibattito sui valori della Svizzera»


Di
Olivier Pauchard e Andreas Keiser


Il nuovo presidente della Confederazione è già stato omaggiato dalla popolazione del suo cantone, Neuchâtel, il 12 dicembre 2013.

Il nuovo presidente della Confederazione è già stato omaggiato dalla popolazione del suo cantone, Neuchâtel, il 12 dicembre 2013.

(Keystone)

Il ministro svizzero degli affari esteri Didier Burkhalter assume la carica di presidente della Confederazione per il 2014. Nell'intervista a swissinfo.ch, fa il punto sui principali dossier che l'attendono: il futuro della via bilaterale con l'Unione europea, la presidenza dell'OSCE e un voto cruciale sull'immigrazione, il 9 febbraio.

Il nuovo presidente del collegio, che succede al ministro della difesa Ueli Maurer, insiste anche sulla necessità di mantenere buone relazioni con i paesi vicini, al di là delle vertenze fiscali.

swissinfo.ch: Il suo predecessore Ueli Maurer parlava volentieri di una piccola Svizzera messa sotto pressione dai paesi esteri. Lei quale immagine del paese vuole dare a livello internazionale?

Didier Burkhalter: Vorrei precisare che vado molto d'accordo con Ueli Maurer. Abbiamo opinioni e visioni diverse, ma molto spesso riusciamo a trovare un'intesa. È il miracolo svizzero del collegio governativo: portare personalità differenti a confrontarsi in modo positivo in modo da poter trovare la miglior soluzione per tutti.

Abbiamo definito chiaramente il ruolo presidenziale. Vogliamo che ci sia un dibattito sulla posizione e sui valori della Svizzera nel mondo. Ma un dibattito concreto e non ideologico, che ruoti attorno a tre temi principali: giovani, lavoro e apertura.

swissinfo.ch: Quest'anno ricoprirà contemporaneamente la carica di ministro degli affari esteri, presidente della Confederazione e presidente dell'OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa). In che modo stabilirà le sue priorità?

D. B.: L'attività governativa implica la capacità di andare all'essenziale e mettere le priorità là dove devono essere. Evidentemente, queste priorità dipendono dalle necessità e dalle grandi linee stabilite dalla presidenza della Confederazione.

In sostanza, la presidenza dell'OSCE è un compito aggiuntivo, ma anche complementare. Il fatto di essere presidente della Confederazione permette ad esempio un contatto più facile tra capi di Stato.

swissinfo.ch: Talvolta viene descritto, in particolare sui media, come un uomo politico "troppo discreto", che "manca forse di sale". Intende approfittare di quest'anno presidenziale per cambiare la sua immagine presso la popolazione?

D. B.: La presidenza implica maggiori cariche e responsabilità. Sarò dunque portato ad essere un po' più presente in Svizzera e all'estero. Ma resterò me stesso. Non intendo cambiare perché assumo l'incarico di presidente. Ho una linea e la mantengo.

swissinfo.ch: Anche quest'anno le relazioni con l'UE rappresenteranno uno dei temi principali di politica svizzera. In che modo evolverà, secondo lei, questo dossier?

D. B.: Si tratta di risolvere alcune questioni istituzionali, tra cui figura la ripresa del diritto europeo, necessaria all'applicazione degli accordi bilaterali. È un presupposto affinché gli attori svizzeri, che svolgono un ruolo nel mercato interno europeo, abbiano le stesse chances di altri.

Abbiamo presentato diverse proposte in modo da poter risolvere queste questioni e perseguire due obiettivi: la Svizzera deve poter mantenere il suo livello di prosperità conservando la sua sovranità. Queste proposte sono state accolte in modo positivo dai cantoni e dalle commissioni parlamentari.

Il governo ha d'altronde approvato il mandato di negoziazione con l'UE, lo scorso 18 dicembre. Ora aspettiamo il mandato di negoziazione dell'UE per poter iniziare le trattative. Alla fine sarà il parlamento e forse il popolo ad avere l'ultima parola.

L'obiettivo del governo è mostrare chiaramente che ora si tratta di rinnovare la via bilaterale e che questa è l'unica via possibile per la Svizzera, almeno per i prossimi decenni. Questo cambiamento è necessario se vogliamo continuare sulla via bilaterale, dato che abbiamo tutti interesse a mantenere buone relazioni tra la Svizzera e l'UE.

swissinfo.ch: Quando ha ripreso la direzione degli affari esteri, due anni fa, ha dichiarato che l'obiettivo prioritario era il miglioramento delle relazioni con i paesi vicini. Oggi tuttavia i rapporti non sono molto particolarmente buoni, soprattutto per quanto riguarda il dossier fiscale.

D. B.: Effettivamente resta una delle grandi priorità della nostra politica estera. Penso sia necessario investire maggiormente in questo campo.

Esistono però anche diversi aspetti positivi che caratterizzano le relazioni coi nostri vicini. Con la Francia, siamo ad esempio riusciti ad aprire un dialogo fiscale strutturato che vorremmo proseguire. La Svizzera è stata anche la prima a lanciarsi nel progetto dell'Esposizione universale 2015 a Milano e le cose vanno molto bene con l'Italia. Coi nostri vicini abbiamo anche lanciato iniziative contro la pena di morte o per la protezione della sfera privata. 

 

Dunque, lo ripeto, ci sono molte cose che funzionano bene. Ma è vero che in ambito fiscale o nel settore dei trasporti dobbiamo fare dei progressi. Speriamo davvero di riuscirci attraverso un'intensificazione dei contatti con i paesi vicini, nel corso di quest'anno e dei prossimi.

swissinfo.ch: Il 9 febbraio, i cittadini svizzeri saranno chiamati ad esprimersi su un'iniziativa popolare che chiede di limitare l'immigrazione. Se accolta, rischia di nuocere alle relazioni con l'UE. In che modo cercherà di convincere i cittadini a respingerla?

D. B.: La risposta sta in tre punti. Prima di tutto bisogna dire chiaramente che da quindici anni la Svizzera si trova in una situazione piuttosto favorevole grazie soprattutto agli accordi bilaterali e più precisamente alla libera circolazione delle persone. Il sistema elvetico d'immigrazione e d'integrazione, così come quello dei bilaterali, hanno dimostrato la loro efficacia.

Presidente della Confederazione

Il presidente della Confederazione è incaricato di dirigere le sedute del governo svizzero e di rappresentare la Svizzera nelle relazioni con l’estero. Nel contempo, il presidente mantiene anche la direzione del suo dipartimento. L’incarico di presidente della Confederazione è limitato ad un anno e viene attribuito, a rotazione, in base all’anzianità in seno al governo. La strategia della politica estera non viene decisa né dal presidente della Confederazione né dal ministro degli esteri, ma dall’insieme dei membri del governo.

In seguito bisogna riconoscere che esistono dei problemi, come ad esempio il dumping salariale. Ma questi problemi sono presi sul serio dal Consiglio federale. Sono state decretate misure di accompagnamento e i controlli sono più sistematici. Per quanto riguarda gli altri problemi spesso evocati, come quello delle infrastrutture, non sono legati unicamente alla libera circolazione delle persone e anche in questo caso il Consiglio federale ha preso delle misure. Il 9 febbraio si voterà ad esempio anche su un decreto che prevede la creazione di un fondo finanziario per migliorare la rete ferroviaria.

Infine è necessario insistere sul fatto che l'iniziativa non risolve alcun problema. Il sistema di contingenti è estremamente pesante, burocratico e costoso per le imprese. La Svizzera sarebbe così economicamente meno interessante. Ricordiamo inoltre che, in passato, la Svizzera aveva un sistema di contingenti che non ha frenato l'immigrazione; negli anni Sessanta era due volte superiore a oggi.

swissinfo.ch: Gli svizzeri all'estero non vedono di buon occhio la riorganizzazione dei consolati realizzata dal suo dipartimento. Che messaggio vorrebbe dar loro?

D. B.: Penso che la Svizzera sia fortunata ad avere una comunità di svizzeri all'estero. In un certo senso sono i nostri ambasciatori. Siamo perfettamente coscienti dell'importanza della Quinta Svizzera.

Per quanto riguarda i consolati, abbiamo deciso di sfruttare al massimo nuove forme di lavoro, nell'intento di mantenere lo stesso livello di qualità dei servizi. Con i consolati mobili, ad esempio, ora è possibile raggiungere quelle regioni dove non eravamo mai stati prima e dove gli svizzeri si sono installati.

Poi ci sono gli strumenti legati alle nuove tecnologie. Quasi tutte le pratiche consolari oggi possono essere gestite via posta elettronica o per telefono e la persona non è più costretta a spostarsi fisicamente. Altro esempio, il Dipartimento degli affari esteri ha lanciato una Helpline per rispondere alle domande degli svizzeri dell'estero. Dal 1° maggio 2012 funziona 24 ore su 24, 365 giorni l'anno.

A nostro modo di vedere, le prestazioni non sono diminuite, ma sono state incrementate. Siamo convinti che questa ristrutturazione è necessaria, anche perché i mezzi accordati alla rete diplomatica – 400 milioni di franchi l'anno – non sono cresciuti negli ultimi anni.

La Svizzera dispone attualmente di 170 rappresentanze all'estero, di cui 103 ambasciate e 31 consolati. Paragonata ad altri paesi delle stesse dimensioni, la nostra rete è tra le più dense.

Didier Burkhalter

Nato nel 1960, Didier Burkhalter è cresciuto a Auvernier nel canton Neuchâtel. Si è laureato in scienze economiche all’Università di Neuchâtel. Sposato e padre di tre figli, ha svolto in seguito diversi incarichi presso l’Università e nell’economia privata.
 
Dal 1985 è membro del Partito liberale radicale (PLR). Nel 1991 è entrato nel governo della città di Neuchâtel, di cui ha fatto parte fino al 2005. Nel 2003 è stato eletto in Consiglio nazionale e nel 2007 è riuscito a farsi eleggere nel Consiglio degli Stati.
 
Eletto il 16 settembre 2009 nel governo svizzero, ha diretto dapprima per due anni il Dipartimento dell’interno. Dal 1° gennaio 2012 ha preso in mano le redini del Dipartimento degli affari esteri. Nel 2014 Burkalter assume la presidenza della Confederazione, oltre che quella dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).


(Traduzione dal francese, Stefania Summermatter), swissinfo.ch



Link

×