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Votazioni del 25 settembre 2016


Un’economia verde per salvare il pianeta Terra




La Svizzera figura tra i paesi con i più alti tassi di riciclaggio di vetro, Pet e altri materiali, ma anche tra i maggiori produttori di rifiuti. (Keystone)

La Svizzera figura tra i paesi con i più alti tassi di riciclaggio di vetro, Pet e altri materiali, ma anche tra i maggiori produttori di rifiuti.

(Keystone)

Da qui al 2050 la Svizzera deve dotarsi di un’economia efficiente nella gestione delle risorse naturali, in modo da salvaguardare la sussistenza del nostro pianeta e la vita delle generazioni future. È quanto chiede il Partito ecologista svizzero con l’iniziativa “Economia verde”. Una proposta considerata irrealistica dal governo e dalla maggioranza del parlamento. 

Dagli anni ’80 il consumo delle risorse naturali a livello mondiale supera il limite di sopportazione e la capacità di rigenerazione della Terra. Secondo il Programma delle Nazioni unite per l'ambiente (UNEP), con l’attuale modello economico nei paesi industrializzati e con il crescente consumo di risorse nei paesi in via di sviluppo, lo sfruttamento dei beni naturali è addirittura destinato a triplicare entro il 2050. 

Impronta ecologica 

L’“impronta ecologica” è un complesso indicatore messo a punto dagli anni ‘90 per quantificare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità del nostro pianeta di rigenerarle. 

Il modello più diffuso a livello internazionale è quello concepito dal ricercatore svizzero Mathias Wackernagel e dal canadese William Rees. Diversi indicatori analoghi sono stati però sviluppati da altri scienziati. 

L’iniziativa “Economia verde” non definisce quale metodo va utilizzato per misurare l’impronta ecologica della Svizzera e per garantire che, entro il 2050, non superi, proporzionalmente alla popolazione mondiale, l’equivalente di 1 pianeta Terra. 

Secondo il governo, per raggiungere questo obbiettivo sarebbe necessario ridurre il consumo delle risorse di circa il 65% rispetto ai dati attuali.

Anche la Svizzera, pur essendo povera di materie prime, figura tra i paesi con una “impronta ecologica” molto pesante, ossia tra coloro che partecipano di più allo spreco delle disponibilità planetarie. Con un’economia fortemente integrata nel mercato globale, oltre il 70% del consumo elvetico di risorse naturali viene generato all’estero. Se tutta la popolazione mondiale impiegasse la stessa quantità di risorse consumata degli abitanti della Svizzera, ci vorrebbero 2,8 pianeti Terra per assicurare l’approvvigionamento. 

Per il Partito ecologista svizzero (PES), è giunto il momento di cambiare in modo radicale il nostro modello economico, dato che non disponiamo di un pianeta di riserva. Con l’iniziativa “Per un’economia sostenibile ed efficiente in materia di gestione delle risorse (Economia verde)”, depositata nel 2012, il PES propone il passaggio ad un’economia “circolare”, fondata sulla rivalorizzazione dei beni di consumo, il riciclaggio delle materie prime, la riduzione del dispendio energetico e delle emissioni inquinanti. 

Svizzera di nuovo all’avanguardia 

In base all’iniziativa, entro il 2050 l’impronta ecologica della Svizzera deve essere ridotta in modo tale che, rapportata alla popolazione mondiale, non superi la capacità della Terra di generare delle risorse. A tale scopo, la Confederazione deve promuovere un’economia sostenibile ed efficiente in materia di gestione delle risorse, ad esempio stimolando la ricerca e l’innovazione, emanando prescrizioni sui prodotti e i rifiuti o adottando misure fiscali per incentivare una produzione a basso consumo di materie prime e di energie. Il governo deve inoltre fissare regolarmente obbiettivi a medio e lungo termine e presentare un bilancio sul loro raggiungimento all’inizio di ogni legislatura. 

Secondo il PES, uno sviluppo sostenibile è d’importanza vitale per la stessa economia, poiché una carenza delle risorse naturali porterebbe anche ad un rallentamento della produzione e dell’espansione economica. Una promozione dell’innovazione nelle tecnologie a basso consumo di risorse rafforzerebbe la competitività dell’economia svizzera, dato che proprio il settore delle “cleantech” sta registrando da anni tassi di crescita particolarmente alti, sia in Europa che a livello mondiale. 

Un’economia verde rientra nell’interesse della collettività, che oggi deve spesso assumersi i costi dei danni ambientali provocati dalle attività economiche. E ne trarrebbero vantaggio anche i consumatori, costretti a comperare prodotti concepiti, spesso volutamente, per una durata estremamente breve. Dopo aver perso terreno negli ultimi 20-30 anni, la Svizzera potrebbe di nuovo posizionarsi tra i paesi più all’avanguardia nella protezione dell’ambiente. 

Benessere e prosperità in gioco 

Pro e contro l'iniziativa

L’iniziativa del PES “Economia verde” viene sostenuta dal Partito socialista (PS) e dai Verdi liberali (VL), come pure dall’associazione economica Swisscleantech, dai sindacati, e da organizzazioni di aiuto allo sviluppo, di protezione dell’ambiente e di difesa dei consumatori. 

Tra gli oppositori troviamo invece l’Unione democratica di centro (UDC), il Partito liberale radicale (PLR), il Partito popolare democratico (PPD), il Partito borghese democratico (PBD) e diverse federazioni economiche.

Gli obbiettivi dell’iniziativa sono ampiamente condivisi dal governo, per il quale le risorse naturali rappresentano un elemento essenziale per il benessere della società: il sistema economico e la vita della popolazione sarebbero in pericolo, se non fossero più disponibili in quantità e qualità sufficienti alcune risorse fondamentali, come l’acqua, il suolo, l’aria pulita e le materie prime. 

L’iniziativa non è però attuabile nei tempi previsti dai suoi promotori, afferma il governo, per il quale occorre procedere gradualmente, in modo da permettere all’economia svizzera di rimodellarsi in modo flessibile. Il Consiglio federale ha quindi deciso di presentare al parlamento, quale controprogetto indiretto all’iniziativa, una proposta di revisione parziale della legge sulla protezione dell’ambiente – che data ormai del 1983 – con misure meno vincolanti. 

Durante il dibattito parlamentare, una maggioranza di partiti di centro e di destra ha però respinto sia l’iniziativa “Economia verde” che una revisione della legge in vigore. Secondo gli oppositori, l’iniziativa del PES non è solo irrealistica, ma avrebbe anche conseguenze negative per la prosperità in Svizzera: ridurrebbe il margine di libertà delle imprese svizzere, indebolirebbe la crescita economica, già gravata dal franco forte, e porterebbe alla soppressione di posti di lavoro. 

Sistema dirigistico 

“Questa iniziativa non serve a nulla”, dichiara Christian Wasserfallen, deputato del Partito liberale radicale (PLR). “La Svizzera figura già oggi tra i paesi con le migliori quote di riciclaggio a livello mondiale, pensiamo soltanto alla carta, al vetro, al PET. Molte nostre imprese si piazzano inoltre nelle prime posizioni anche per quanto riguarda l’efficienza nell’impiego delle risorse naturali ed energetiche. Tutto questo è stato reso possibile grazie allo spirito di iniziativa e alla libertà di azione di cui godono attualmente le nostre imprese”. 

“La proposta del PES porterebbe invece la Svizzera ad adottare un sistema dirigistico e un’economia pianificata”, aggiunge Wasserfallen. “Se l’iniziativa venisse approvata, la Confederazione sarebbe costretta a emanare prescrizioni per regolare ogni dettaglio e a introdurre sanzioni inutili. In tal modo si creerebbe un enorme apparato burocratico, che frenerebbe soltanto la nostra economia”. 

Ancora progressi da fare 

Una visione non condivisa da Regula Rytz, deputata e presidente del PES. “La Svizzera si posiziona molto bene nel riciclaggio di alcuni materiali, però ci troviamo anche in seconda posizione a livello europeo tra i paesi che producono la più grande quantità di rifiuti pro capite. Vi sono quindi molti progressi da fare nell’impiego delle risorse naturali, soprattutto se notiamo che altri paesi europei ci hanno ormai superati in diversi ambiti”. 

“Con la nostra iniziativa non vogliamo frenare l’economia, ma vogliamo un’altra economia, in grado, ad esempio, di creare in modo intelligente prodotti riparabili e di lunga durata, senza sprecare le risorse naturali. Non possiamo lasciare in eredità ai nostri figli, senza pregiudicare i loro futuro, una società che vive al di sopra dei propri mezzi, ossia delle risorse del pianeta”.

L'iniziativa spiegata in questa animazione di easyvote.ch.

Contattate l'autore dell'articolo su twitter: @ArmandoMombelli

L’economia verde farà parte della nostra vita quotidiana entro pochi decenni oppure resterà soltanto un’utopia?

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