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Gli affari compensatori per il Gripen, miraggio o realtà?




La RUAG, di proprietà della Confederazione, è una delle aziende svizzere che approfittano maggiormente degli affari compensatori. (Keystone)

La RUAG, di proprietà della Confederazione, è una delle aziende svizzere che approfittano maggiormente degli affari compensatori.

(Keystone)

In gergo si chiamano offset e sono uno dei temi ricorrenti nella campagna pro o contro l’acquisto dei 22 caccia Gripen, in votazione il 18 maggio. I risultati delle esperienze passate in materia di partecipazioni industriali sono però stati piuttosto insoddisfacenti.

«Io ti acquisto 22 caccia Gripen per 2,2 miliardi di franchi e tu – Saab – mi garantisci di firmare contratti per un importo equivalente con aziende svizzere». Così si può riassumere in maniera forse un po’ semplicistica l’accordo che la Confederazione intende sottoscrivere con il costruttore svedese, se il 18 maggio i cittadini svizzeri diranno ‘sì’ all’acquisto del nuovo aereo da combattimento.

Queste pratiche – chiamate compensazioni, partecipazioni industriali, contropartite, offset… – sono prassi corrente nell’industria della difesa. Ogni Stato ha le sue norme, ma rari sono quelli che non prevedono questo genere di imposizioni quando acquistano materiale bellico da un altro paese. La Svizzera, ad esempio, esige una compensazione pari appunto al 100%.

Il tema torna regolarmente alla ribalta ogni qual volta si deve procedere ad importanti acquisizioni. Nel 1993, durante la campagna per l’acquisto dei cacciabombardieri F/A-18, per cercare di convincere gli elettori ad accettare il credito di 3,5 miliardi di franchi, l’allora ministro della difesa Kaspar Villiger aveva ripetuto che ogni centesimo speso sarebbe stato compensato interamente da comande statunitensi in Svizzera. E oggi i sostenitori del Gripen e il capo del Dipartimento della difesa Ueli Maurer fanno lo stesso.

Offset diretti ed indiretti

I 22 caccia svedesi Gripen costeranno ai contribuenti svizzeri 3,1 miliardi di franchi. I fornitori esteri si sono impegnati a compensare il valore contrattuale al 100% presso le industrie svizzere. L’intero volume di compensazione, obbligo cui non sottostanno i fornitori svizzeri e gli organi governativi, ammonta a 2,5 miliardi di franchi, di cui 2,2 a carico della Saab.

La Saab ha concluso finora contratti per 400 milioni di franchi con aziende svizzere a titolo compensatorio, stando a quanto indicato dal gruppo svedese. Armasuisse ha sinora esaminato e riconosciuto gli offset conclusi in ragione di circa 250 milioni di franchi.

Le compensazioni possono avvenire in maniera diretta o indiretta. Per offset diretti, si intendono tutti gli affari direttamente connessi all’acquisto dell’armamento. Nel caso dei Gripen, rientrano ad esempio in questa categoria le componenti dell’aereo prodotte in Svizzera.

Per offset indiretti, invece, si intendono le commesse industriali o il trasferimento di tecnologia che non sono collegate alla transazione.

Specchietto per le allodole?

Fumo negli occhi, affermano invece gli oppositori, che possono appoggiarsi su un rapporto del 2008 del Controllo federale delle finanze (CDF). Esaminando 28 acquisti di materiale bellico tra il 1995 e il 2005, l’organo di vigilanza finanziaria della Confederazione aveva stabilito che il volume degli affari compensatori diretti ed indiretti era ben lontano dal 100% annunciato: in realtà si situava piuttosto attorno al 40%. Per gli F/A-18, l’ordine di grandezza era simile.

Le conclusioni erano assai critiche: «Il CDF non considera gli affari compensatori come un’opzione che offre buone prospettive per l’industria svizzera, […] la loro efficacia sull’impiego si avvera ben inferiore rispetto a quanto annunciato nei programmi d’armamento […] e i loro effetti sono in generale poco duraturi per quanto concerne la creazione di valore in Svizzera», si leggeva nel rapporto.

Armasuisse, il centro del Dipartimento della difesa incaricato degli acquisti, aveva respinto con vigore le conclusioni, definendole «poco equilibrate, incomplete e in alcuni punti scorrette». In seguito, il governo elvetico era comunque intervenuto, creando in particolare un nuovo ufficio (il cosiddetto Ufficio Offset, posto sotto l’egida di Armasuisse) incaricato tra l’altro di verificare la validità di questo genere di affari.

Impegni chiari

«Il passato non mi interessa più di tanto, oggi si lavora su basi molto diverse e non ho nessun timore», sottolinea Hugues Hiltpold, copresidente del comitato ‘Sì al Gripen’. Il parlamentare liberale radicale ginevrino, membro della commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale (camera bassa), sottolinea che la Saab ha dovuto dimostrare di avere le carte in regola in materia di affari compensatori. «Sono stati presi impegni molto chiari, con una chiave di ripartizione precisa delle partecipazioni industriali tra Svizzera tedesca [65%], francese [30%] e italiana [5%]. Se il 18 maggio il popolo accetterà l’acquisto, si potrà sicuramente richiamare all’ordine il costruttore svedese nel caso in cui le compensazioni non dovessero raggiungere il volume stabilito».

L’ecologista vodese Christian van Singer, anche lui membro della commissione della politica di sicurezza del Nazionale, è di tutt’altro avviso: «Non vi è nessuna garanzia che questi affari si faranno e soprattutto che si faranno nell’entità annunciata. Ad esempio, prima del sì ai Gripen del parlamento, la Saab aveva annunciato che avrebbe acquistato 50 Pilatus [ndr: aerei d’addestramento fabbricati dall’omonima ditta elvetica]. Adesso da 50 si è scesi a 20 e solo se il parlamento svedese avallerà l’acquisto».

Anche se non si dovesse raggiungere il 100%, queste compensazioni non sarebbero comunque proficue per l’industria svizzera? Christian van Singer ne dubita. «Questi 3,1 miliardi spesi per i Gripen, alla fine diventeranno 10, se si tiene conto anche dei costi di esercizio, di manutenzione e di sviluppo. Se si vuole spendere una somma simile, tanto vale investirla per migliorare infrastrutture di cui il paese ha bisogno. Per l’economia svizzera sarebbe ben più efficace».

Salvaguardare delle competenze

Per Maurice Eglin, vicepresidente del Gruppo romando per il materiale di difesa e di sicurezza (GRPM) e direttore dello sviluppo nella filiale di Renens della multinazionale francese Atos, il sistema delle partecipazioni industriali è importante a più di un titolo.

«Gli offset indiretti permettono a piccole imprese di entrare in mercati ai quali difficilmente avrebbero accesso, mentre quelli diretti consentono di mantenere delle competenze in Svizzera in materia di sistemi di sicurezza, riducendo nello stesso tempo i costi a lungo termine».

Negli ultimi mesi, Eglin ha constatato che la Saab ha compiuto grandi sforzi, in particolare nella Svizzera romanda. «Per quanto concerne la nostra ditta, non abbiamo ancora firmato contratti – aggiunge. Tuttavia, la Saab ci ha aperto un grande ventaglio di possibilità per collaborare nel settore dello sviluppo del software, in particolare per quanto concerne la simulazione».

Trasparenza

Un altro aspetto che fa discutere, riguarda la trasparenza degli affari compensatori.

L’ex responsabile dell’Ufficio Offset, il 75enne Albert Gaide, congedato alla fine del 2013, ha lanciato pesanti critiche, dichiarando – su diversi organi di stampa e davanti alla commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale – di aver subito pressioni da parte di Saab e Armasuisse affinché accettasse come affari compensatori contratti che in realtà non lo erano. Il suo timore è che Armasuisse cerchi di indebolire l’ufficio per avere le mani libere. Un ufficio che, del resto, oggi è ridotto ai minimi termini. Il successore di Gaide, Giovanni Giunta, che abbiamo cercato di contattare senza successo, lavora solo due giorni al mese, stando a diverse fonti.

«Si ha un po’ l’impressione che per aumentare il volume delle partecipazioni industriali vengano prese in considerazione tutte le transazioni tra aziende svizzere e svedesi», sottolinea il parlamentare socialista giurassiano Pierre-Alain Fridez, che alla fine del 2013 ha presentato un’interpellanza circa gli affari compensatori. Recentemente, ad esempio, è venuto alla luce il caso di un’azienda di Neuchâtel, il cui contratto per la fornitura di orologi atomici per il sistema di navigazione europeo Galileo è entrato a far parte della lista degli affari compensatori. Ebbene, Gripen o non Gripen, il contratto sarebbe comunque stato firmato.

Hugues Hiltpold, che ha partecipato all’audizione dell’ex responsabile dell’Ufficio Offset, parla invece di «un problema di persona, più che di struttura». E per quanto concerne l’ingerenza da parte di Armasuisse, ritiene che sia «una questione ampiamente sopravvalutata».

Armasuisse sottolinea da parte sua di non volere in nessun caso assoggettare l’Ufficio Offset e indica che la separazione con Gaide è avvenuta di comune accordo. In una presa di posizione inviata al Tages-Anzeiger, il centro di acquisto degli armamenti ribadisce inoltre che il controllo degli affari di compensazione avviene seguendo regole precise. Questa verifica non implica però che si vada più in là di quanto prevedano le norme. Per quanto concerne la percentuale lavorativa ridotta del nuovo responsabile dell’Ufficio Offset, Armasuisse la motiva con l’attuale carico minimo di lavoro. Ciò non significa però spogliare l’ente di ogni prerogativa. Armasuisse sta infatti cercando uno specialista, che sarà ingaggiato a una percentuale del 20-30%, da affiancare all’attuale responsabile.

Un passo che non convince per nulla Pierre-Alain Fridez: «Hanno ormai perso ogni credibilità. Vogliono semplicemente qualcuno che avalli le loro decisioni, senza esprimere nessuna critica».

swissinfo.ch



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