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Formazione degli imam


Evitare la radicalizzazione con degli imam svizzeri




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Responsabile del Centro Islam e Società dell'Università di Friburgo, Serdar Kurnaz è stato in passato anche imam. (Marco Zanoni / Lunax)

Responsabile del Centro Islam e Società dell'Università di Friburgo, Serdar Kurnaz è stato in passato anche imam.

(Marco Zanoni / Lunax)

La Turchia è al centro delle critiche perché impiega e stipendia imam in Svizzera. Formare degli imam nella Confederazione può impedire che degli Stati stranieri radicalizzino i musulmani elvetici? swissinfo.ch ne ha parlato con Serdar Kurnaz, responsabile del Centro Islam e Società dell’Università di Friburgo.

Serdar Kurnaz ha radici turche, ma è nato e cresciuto in Germania. Prima di arrivare in Svizzera è stato imam e ha studiato scienza delle religioni e pedagogia all’Università di Francoforte.

swissinfo.ch: Come si diventa imam in Svizzera?

Serdar Kurnaz: In Svizzera non vi è nessuna formazione, almeno per quanto riguarda un programma riconosciuto dallo Stato. Per formarsi, la maggior parte delle persone si reca all’estero. Oppure si assumono degli imam stranieri.

swissinfo.ch: Concretamente ciò significa che tutti gli imam attivi in Svizzera sono stranieri oppure si sono formati all’estero?

S.K.: Sì, non vi sono altre possibilità. A volte può succedere che dei giovani ricevano una formazione sotto forma di “learning by doing” e più tardi siano riconosciuti come imam da un’associazione. Sono casi però estremamente rari.

swissinfo.ch: La strada da seguire per diventare imam in Svizzera è quindi molto informale?

S.K.: In questi ultimi casi sì. Dipende molto anche dalle associazioni. Ve ne sono alcune che hanno relazioni con le autorità svizzere. Ad esempio, la Diyanet (il ministero degli affari religiosi turco, ndr) ha un accordo con la Svizzera, secondo cui degli imam turchi possono venire nella Confederazione. Devono soddisfare determinate condizioni, ad esempio per quanto riguarda la conoscenza della lingua. La Diyanet è un’istituzione statale turca con diramazioni all’estero, come la Fondazione Diyanet in Svizzera. Le moschee appartenenti a questa fondazione possono chiedere di impiegare questi imam, i quali vengono finanziati dalla stessa fondazione. Ciò avviene di intesa con le autorità federali e cantonali.

swissinfo.ch: La maggior parte degli imam attivi in Svizzera è quindi formata in Turchia?

S.K.: Assolutamente no. Vi sono anche imam dall’Albania, dal Kosovo, dalla Macedonia, dall’Arabia Saudita, dalla Tunisia o dal Marocco. Dipende dalla composizione etnica della comunità o dell’associazione. Anche la lingua gioca un ruolo. Ad esempio, nella moschea Diyanet di Friburgo l’imam predica in francese e in arabo, non in turco. I modi in cui le moschee assumono i loro imam sono assai variati.

swissinfo.ch: È veramente importante dove un imam si è formato?

S.K.: Non per quanto concerne la teologia. Non si può però fare astrazione dell’impronta culturale della comunità dei fedeli. Un imam di origine araba avrà molte più difficoltà in una moschea turca che in una moschea tunisina. Vi è anche un problema di lingua: se parla solo arabo e non tedesco o turco, nella Svizzera tedesca sarà confrontato con una barriera linguistica. Per questo la maggior parte delle comunità opta per un imam che viene da un contesto simile a quello dei fedeli. La preghiera e i contenuti della predica sono tuttavia spesso gli stessi.

swissinfo.ch: Non è problematico se gli imam vengono formati o finanziati da Stati stranieri?

S.K.: Per certi versi sì. In molti casi gli imam che provengono dall’estero hanno grosse difficoltà ad adattarsi alla vita in Svizzera. Fanno fatica a capire come vivono i musulmani nel nostro paese e quali sono i loro problemi. Può succedere che parlino di cose che la gente non capisce. Ad esempio quando tematizzano problemi dei musulmani in Turchia o in Tunisia, che non toccano i musulmani che vivono qui. È problematico soprattutto per le giovani generazioni, poiché sono ancora più lontane dal contesto dei loro paesi d’origine. Per questo sarebbe più che auspicabile avere delle possibilità di formazione in Svizzera. Naturalmente vi sono ancora molte cose da chiarire, ad esempio su chi offre e finanzia la formazione.

Ritengo per contro che il problema sia minore per quanto riguarda i cosiddetti predicatori dell’odio. Sono casi singoli. E la radicalizzazione ha poco a vedere col fatto che vi siano dei finanziatori stranieri. Nella maggior parte dei casi questi finanziatori sono delle fondazioni, che non si preoccupano dei contenuti.

swissinfo.ch: Quali sforzi sono stati intrapresi in Svizzera per la formazione degli imam e perché sono falliti?

S.K.: Vi sono state delle discussioni per formare degli imam in seno alle università. È stata questione anche del nostro centro. Noi però non formiamo degli imam, ma proponiamo dei corsi di perfezionamento. Tra il pubblico di riferimento vi sono naturalmente anche gli imam. In Svizzera, ad esempio, gli imam assumono anche attività pastorale, che a mia conoscenza non sono contemplate nei programmi di formazione dei paesi arabi o della Turchia. È un aspetto che gli imam potrebbero approfondire nel quadro dell’università. A mio avviso l’università è però il posto sbagliato per formare degli imam. Funziona meglio nel quadro delle associazioni. Anche tra i cristiani non tutta la formazione avviene in ambito universitario.

swissinfo.ch: Quali sono le differenze tra un imam e un prete cattolico o un pastore protestante? Quali sono i suoi compiti?

L’UDC contro il Centro Islam e Società

Il Centro Islam e Società dell’Università di Friburgo è una spina nel fianco per l’Unione democratica di centro. Il partito ha raccolto quasi 9'000 firme per un’iniziativa cantonale che vuole vietare questo centro e proibire ogni formazione statale per gli imam. Il parlamento cantonale friburghese ha però invalidato l’iniziativa con 63 voti contro 18. Due pareri di diritto erano giunti alla conclusione che l’iniziativa è contraria alla Costituzione federale in quanto discriminatoria.

S.K.: Vi sono diverse similitudini. L’imam ha compiti pastorali, dirige la preghiera ed è la persona di riferimento per tutte le questioni religiose. Soprattutto in Europa, l’imam è una figura multifunzionale – a volte ho l’impressione che sia considerato un po’ come una sorta di Superman – che deve intervenire un po’ in tutti i campi: è psicologo e teologo, deve giocare a fare l’erudito, sapere organizzare, ad esempio i pellegrinaggi, e così via. Il ruolo dell’imam deve essere ridefinito in Svizzera. Queste persone non possono continuare ad essere così sollecitate come ora.

swissinfo.ch: Vi sono delle opposizioni contro i progetti per la formazione di imam in Svizzera?

S.K.: Sì, vi è stata una grande indignazione. Ad esempio, è stato uno dei motivi della protesta dell’Unione democratica di centro (destra conservatrice) contro il nostro centro, anche se noi non formiamo degli imam. Non capisco questo scetticismo. Formare degli imam in Svizzera o in Germania può permettere di evitare la radicalizzazione e fare trasparenza sul finanziamento. I futuri imam potrebbero studiare in Germania e seguire un’ulteriore formazione in Svizzera. Inoltre spetta alle associazioni approfondire la formazione pratica degli imam. Tutto ciò può rappresentare un contributo contro la radicalizzazione e per una convivenza costruttiva. 


Traduzione di Daniele Mariani

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