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Solar Impulse 2


Sole, yoga e autoipnosi per un volo ecologico attorno al mondo




 (Jean Revillard/Rezo/SolarImpulse/Polaris)
(Jean Revillard/Rezo/SolarImpulse/Polaris)

Non sarà soltanto l’energia solare a permettere a Solar Impulse 2 di fare il giro del mondo con un aereo solare. I due piloti svizzeri Bertrand Piccard e André Borschberg faranno affidamento anche sui poteri dell’autoipnosi, dello yoga e della meditazione per affrontare questa sfida inedita.

Molto è stato scritto sulla tecnologia verde e le ore di lavoro ingegneristico e di design spese che hanno permesso la nascita di Solar Impulse 2, l’aereo a energia solare più largo di un Boeing 747, ma leggero come un’automobile famigliare.

I numeri del viaggio

  • Durata del viaggio: 5 mesi (marzo-agosto 2015)
  • Distanza percorsa: 35mila km
  • Ore di volo: 500
  • Quota massima: 8’500 metri
  • Raggio di velocità: 36-140 km/h (a seconda dell’altitudine)
  • Temperatura: da -40 a + 40°C
  • Apertura alare dell’aereo: 72 metri
  • Massa dell’aereo: 2,300 kg
  • Batterie: 4x260 wh/kg
  • Pannelli solari: 17mila

Eppure, malgrado questa tecnologia futuristica, l’avventura solare assomiglia più a un ritorno ai primi anni dell’aviazione: un pilota solo in cabina, confrontato con condizioni difficili. Una prova per lo spirito e la resistenza.

Per questa sfida di 35mila km attorno al mondo, i due pionieri svizzeri – l’avventuriero 56enne Bertrand Piccard e l’ex pilota militare André Borschberg – si daranno il cambio al timone dell’aereo. Sulla carta il viaggio dovrebbe durare 25 giorni, con 12 scali previsti.

I due piloti dovranno far fronte a condizioni estreme nel loro tentativo di circumnavigare il globo. La temperatura potrà raggiungere i  -40 gradi a 8mila metri, per poi salire a +40 a 3mila metri. Nella cabina di 3,8 metri cubi, non riscaldata e non pressurizzata, un aviatore è confrontato con sfide fisiche e mentali enormi.

«Abbiamo lavorato così tanto per migliorare la tecnologia che le limitazioni restanti sono puramente di natura umana», dichiara Piccard.

In questa avventura insolita, i due piloti hanno adottato tecniche anticonvenzionali per imparare a rilassarsi e a dormire e per mantenere il livello di energia necessario.

Entrambi intendono praticare il cosiddetto sonno polifasico, che prevede diversi cicli di sieste da 20 minuti, per un totale di 2-6 ore al giorno. Durante questi sonnellini potranno attivare un pilota automatico.

L’approccio dei due piloti è però diverso. Piccard, di formazione psichiatra e psicoterapeuta, favorisce l’autoipnosi. «Questa tecnica ti permette di restare in allerta anche quando sei stanco ma non puoi permetterti di dormire, o quando è il momento di andare a letto ma non hai sonno», afferma il pilota.

In volo, Piccard seguirà determinate strategie per ricorrere all’autoipnosi, come concentrarsi sul pollice oppure contare sequenze di numeri. Nella preparazione al volo è stato assistito da diversi colleghi, come lo psicologo tedesco e ipnoterapeuta Bernhard Trenkle, che lo ha aiutato con la tecnica della “distorsione temporale” per abbreviare la percezione di «un tempo noioso sopra l’oceano» e allungare nel suo spirito i brevi sonnellini di 20 minuti.

Materiale a bordo

  • 6 bottiglie di ossigeno a bordo
  • 1 paracadute
  • 1 gommone di salvataggio
  • 2,4 kg di cibo, 2,5 litri di acqua e 1 litro di bevande energetiche

Fino a sei giorni di fila inchiodati a un sedile, in una cabina di 3,8 m3

Trenkle e Piccard sono convinti che queste tecniche permettono a un pilota di entrare in uno stato di quasi trance per venti minuti, durante il quale il corpo si rilassa come se fosse staccato dal cervello, che invece rimane vigile, permettendo una rigenerazione.

«Attraverso l’ipnosi, si può accelerare il processo di rilassamento. Ciò permette di svegliarsi dopo venti minuti con la sensazione di essere riposati e freschi. Durante la mia trance ipnotica, la squadra tecnica ha dato l’allarme. Avevo un secondo e mezzo per rimettermi ai comandi. È stato estremamente rapido», afferma Piccard, che nel 2013 ha fatto un volo di simulazione per 72 ore.

Raphael Heinzer, specialista nella gestione del sonno all’ospedale universitario di Losanna (CHUV), ha realizzato diversi test sui due piloti, è fiducioso. «Abbiamo scoperto che anche se dormono meno del solito, questi cicli di mini-sieste sull’arco di 24 ore permettono loro di mantenere i riflessi per 72 ore. Anche i loro test neurologici erano buoni, ciò è rassicurante. Bertrand Piccard è un gran dormiglione, dorme 8-9 ore al giorno, mentre André Borschberg dorme solo 5-6 ore. Entrambi hanno passato i test senza problemi».

Lo specialista del sonno ammette tuttavia che i test non sono stati condotti per cinque giorni e vi sono ancora dei rischi sconosciuti.

A testa in giù

Invece dell’autoipnosi, Borschberg intende sfruttare lo yoga e la meditazione per mantenere la forza di concentrazione e il controllo del sonno. È convinto che entrambe le tecniche funzionino: «Uso la meditazione e le tecniche di respirazione per rilassarmi e scacciare lo stress. In questo modo riesco a rallentare il ritmo cardiaco e ad addormentarmi in pochi minuti».

Borschberg – che ha praticato lo yoga per oltre dieci anni – ha chiesto l’aiuto di Sanjeev Bhanot, esperto indiano di questa tecnica, per costruire un programma su misura per il volo. Questo comprende esercizi di respirazione pranayama che permettono di alzare e abbassare la temperatura corporea, oltre alla classiche posizioni dello yoga per migliorare la circolazione sanguigna e il tono muscolare.

Il sedile del pilota è stato creato su misura per massaggiare la colonna vertebrale e per essere utilizzato come tappetino di yoga, sul quale Borschberg potrà fare la candela sulle spalle e altre posizioni all’interno della cabina.

Freddo e pressione

Stando a Sanjeev Bhanot, i due piloti sono estremamente ben preparati. La durata del viaggio potrebbe però causare qualche grattacapo.

Budget e staff

  • Il progetto Solar Impulse è nato nel 2003.
  • Può contare su un team di 70 persone e 80 partner.
  • Ha un budget di 150 milioni di dollari.

«Nella cabina non c’è un sistema di controllo della temperatura o della pressione. Hanno guanti, scarpe e vestiti riscaldati con energia elettrica. Ma stare seduto in cabina a -40°C è piuttosto esigente anche se sei vestito a strati. Muovendosi, è gestibile, ma stando seduti è una bella sfida», afferma Sanjeev Bhanot.

«Se una persona resta ferma per due o tre giorni  in un posto, senza muoversi molto e dormendo soltanto venti minuti, la sua coordinazione cognitiva va in tilt. Può avere allucinazioni e aumenti estremi di azoto nel sistema. Ciò va ad aggiungersi alla mancanza di circolazione sanguigna nel corpo».

Sanjeev Bhanot seguirà con ansia i progressi dei due piloti e manterrà il contatto per dar loro qualche consiglio in caso di bisogno.

«Vi è la possibilità  che magari, dopo il terzo giorno, iniziamo a notare un impatto sul sistema nervoso, a causa della carenza di sonno, della stanchezza, dell’ipertensione o di un eccesso di azoto. Tutto ciò può rappresentare una sfida». 


(Traduzione dall'inglese di Stefania Summermatter), swissinfo.ch

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