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Svizzera per principio contraria alla pena di morte

La cella della morte del penitenziario di Huntsville, in Texas

(AFP)

Mercoledì in Texas c'è stata la 400esima esecuzione da quando la condanna a morte è stata reintrodotta nella legislazione degli Stati uniti. L'Europa denuncia; la Svizzera tace, ma condanna per principio.

La pena capitale è illegale in tutta l'Unione europea e in Svizzera. In autunno l'assemblea delle Nazioni unite discuterà una moratoria.

La prima iniezione addormenta, la seconda paralizza i muscoli, la terza ferma il cuore: otto minuti e Johnny Conner, 32 anni, è dichiarato morto. Alla prigione di Huntsville, in Texas, sono le 18 e 20 di mercoledì 22 agosto. In Svizzera è notte fonda ed è già giovedì.

Conner, un giovane di colore, aveva ucciso la cassiera di una stazione di servizio il 17 maggio del 1998. Al processo la giuria ci mise meno di un'ora a dichiararlo colpevole e meno di cinque per pronunciare la condanna a morte.

Johnny Conner è diventato così il 400esimo giustiziato nelle carceri texane da quando la Corte suprema degli Stati uniti ha autorizzato la reintroduzione della pena di morte nel 1976. Il solo Texas ha proceduto a più dei due terzi delle esecuzioni.

Ma la soglia dei 400 morti non fa notizia negli Stati uniti. I media nazionali, in genere, prestano attenzione solo ai condannati più noti e pochi di loro hanno menzionato la morte di Johnny Conner.

Botta e risposta

I 27 paesi dell'Unione europea, per contro, hanno colto l'occasione per ribadire «senza riserve» la loro opposizione alla pena capitale e per chiedere al Texas di prendere in considerazione una moratoria.

La risposta non si è fatta attendere: sul sito internet dello Stato si viene a sapere che «i texani hanno deciso da tempo che la pena di morte è un castigo giusto e appropriato per i crimini più orribili», rispettano i «loro amici in Europa», ma «se la cavano bene da soli nel governare il Texas».

E la Svizzera? «La Svizzera non può fare sentire la sua voce ogni volta che c'è un'esecuzione negli Stati uniti, perché purtroppo sono numerose», ammette Manon Schick, portavoce della sezione svizzera di Amnesty International. Del resto, gli USA non sono i campioni del mondo di questa triste classifica. La Cina, in cui si stima vengano giustiziate almeno mille persone l'anno – qualcuno parla addirittura di 8'000 – si piazza davanti a tutti.

«Quello che ci aspettiamo dalla Svizzera», prosegue Manon Schick, «è una presa di posizione molto ferma in ottobre, quando l'Assemblea generale delle Nazioni unite discuterà una moratoria sulla pena di morte».

Per Amnesty, Berna dovrebbe sfruttare le relazioni privilegiate che intrattiene con alcuni Stati, in particolare in Africa e in Asia, per tentare di convincere l'assemblea ad adottare la moratoria.

Al Dipartimento degli affari esteri, la portavoce Carine Carey non può svelare in anticipo i dettagli della posizione che la Svizzera difenderà davanti all'Assemblea delle Nazioni unite, ma ricorda il messaggio lanciato dalla ministra Micheline Calmy-Rey al Congresso mondiale contro la pena di morte che si è tenuto in febbraio a Parigi: «Il diritto alla vita è il diritto fondamentale dell'umanità» e «la pena capitale, inumana, deve essere bandita».

Innocenti

Ancora più deciso è Jacques Secretan, giornalista della Svizzera francese e strenuo avversario della pena di morte. Secretan ha fondato l'associazione «Vie en jeu» (vita in gioco) ed è autore di un libro e di un film sui condannati a morte negli Stati uniti.

Dopo la sua battaglia in favore di Jaime Elizalde, giustiziato nel gennaio del 2006, sta preparando un documentario su Debra Jane Milke, condannata a morte per un crimine che non ha commesso. Per Secretan, la questione dei condannati innocenti è ancora troppo poco discussa, soprattutto negli Stati uniti, dove «la maggior parte della gente non immagina nemmeno che possano esistere».

«È impressionante scoprire quanti sono i casi che sfociano in una condanna a morte e che sono stati trattati in modo assolutamente non professionale dalla polizia e dai tribunali», insorge Secretan.

«Perché l'importante non è avere un colpevole, è avere una persona che possa passare per colpevole. Questo per dare un senso di sicurezza all'opinione pubblica, per mostrare che si è forti di fronte al crimine».

Finora sono stati 130 i condannati a morte negli Stati uniti che assolti in ultima istanza dai tribunali. «Su un totale di poco inferiore alle 1'100 esecuzioni, ciò significa che c'è più di un innocente su dieci. È gravissimo», conclude Secretan che spera nella condanna internazionale della pena di morte, una «pratica d'altri tempi».

swissinfo, Marc-André Miserez
traduzione, Doris Lucini

La pena di morte nel mondo...

130 paesi hanno abolito la pena di morte con una legge o di fatto. 67 paesi la mantengono e la applicano con criteri diversi.

Nel 2006, Amnesty International ha registrato 1'591 esecuzioni in 25 paesi e 3'861 condanne a morte in 55 paesi.

Il 91% delle esecuzioni si concentra in sei paesi: Cina, Iran, Pakistan, Iraq, Sudan e Stati uniti.

In base a dei documenti pubblici, Amnesty stima che lo scorso anno la Cina abbia giustiziato almeno 1'010 persone. Ma i dati raccolti da un giurista cinese presso magistrati e responsabili politici locali porterebbero a moltiplicare per otto questa cifra. Le statistiche ufficiali sono coperte dal segreto di stato.

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... e in Svizzera

In seguito ad accesi dibattiti, il parlamento decide di sopprimere la pena di morte per i crimini di diritto comune nel 1937.

Attaccata da un referendum, la revisione del Codice penale è portata alle urne e accettata dai cittadini nel luglio del 1938 con il 53,5% dei voti. L'abolizione della pena di morte entra in vigore il primo gennaio del 1942.

L'ultima esecuzione per un crimine civile – un triplo assassinio – ha luogo il 18 ottobre 1940 a Sarnen, nel canton Obvaldo.

La pena di morte è rimasta in vigore in ambito militare. Durante la Seconda guerra mondiale sono stati condannati 30 soldati svizzeri. 17 di loro sono stati giustiziati. Il parlamento ha abolito le pena capitale dal diritto militare il 20 marzo del 1992.

Oggi, il primo paragrafo dell'articolo 10 della Costituzione federale precisa che «ognuno ha diritto alla vita. La pena di morte è vietata».

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