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SVIZZERI DELLA VICINA FRANCIA Banditi dalla scuola ginevrina, i lavoratori frontalieri si ribellano

Attualmente, quasi 1800 allievi svizzeri residenti nella vicina Francia sono iscritti nelle scuole ginevrine.

(Keystone)

Nonostante una decisione giudiziaria sfavorevole, il cantone di Ginevra insiste per chiudere le porte delle sue scuole agli allievi frontalieri. Questa esclusione suscita il malcontento delle migliaia di svizzeri residenti nella vicina Francia che si sentono discriminati dal loro cantone d'origine.

In seguito soprattutto alla mancanza di alloggi a prezzi accessibili a Ginevra, quasi 25'000 svizzeri – circa il 14% dell'elettorato ginevrino –hanno scelto di vivere nei dipartimenti francesi vicini dell'Ain e dell'Alta Savoia. La maggior parte di loro continua a mantenere stretti legami con il cantone d'origine: vi lavorano e pagano gran parte delle loro imposte, che vengono dedotte alla fonte dal loro reddito.

Frontiera ginevrina
(swissinfo.ch)

Oggi, la disillusione e il sentimento di abbandono prevalgono tra questi espatriati, che si sentono sempre più considerati come cittadini di "seconda classe" dal loro cantone d'origine.

Una misura suscita particolare disapprovazione: il divieto per i frontalieri di mandare i loro figli nelle scuole ginevrine. La decisione, presa per la prima volta l'anno scorso, è stata appena rinnovata dal governo cantonale per il prossimo anno scolastico, come rivelato dalla Tribune de Genève sabato scorso.

Migliore integrazione

La normativa è stata addirittura inasprita: a meno che non abbiano già iniziato la scuola o che non vi sia già iscritto un fratello o una sorella, nessun nuovo allievo domiciliato al di fuori del cantone verrà in futuro accettato nella scuola dell'obbligo di Ginevra.

Per giustificare la loro decisione, le autorità cantonali invocano gli interessi dei bambini. "Siamo convinti che una scolarizzazione nel luogo di residenza consentirebbe una migliore socializzazione e integrazione dei bambini e dei loro genitori. Il regolamento è stato oggetto di discussioni con lo Stato francese, a livello di prefettura, e siamo tutti a favore del principio della scolarizzazione nel luogo di residenza", spiega Antonio Hodgers, presidente del Consiglio di Stato (governo) ginevrino.

«Siamo convinti che una scolarizzazione nel luogo di residenza consentirebbe una migliore socializzazione e integrazione dei bambini e dei loro genitori.»

Antonio Hodgers, presidente del governo ginevrino

Fine della citazione

Attualmente, quasi 1800 studenti residenti nella vicina Francia sono iscritti a Ginevra. La grande maggioranza di loro (oltre l'80%) possiede la nazionalità svizzera. Mentre il termine per la registrazione per l'anno scolastico 2019 scade alla fine di gennaio, il Dipartimento della pubblica istruzione (DIP) riferisce di aver già ricevuto "diverse decine di nuove domande".

Perdita di fiducia

I genitori interessati non nascondono il loro malcontento. "Sentono che a loro e ai loro figli viene negato il diritto di stabilire uno stretto legame con il loro cantone d'origine. Vi è una totale perdita di fiducia nel governo di Ginevra", afferma Paolo Lupo, presidente di Genevois sans frontières, un'associazione che difende gli interessi dei cittadini svizzeri residenti nella vicina Francia.

La decisione appare tanto più incomprensibile in quanto è stata invalidata l'anno scorso dal Tribunale amministrativo del cantone di Ginevra. Lo Stato ha violato il principio della parità di trattamento, poiché alcune domande di ammissione sono state presentate in base ai regolamenti precedenti e altre no, ha decretato la corte.

Non appena le decisioni individuali saranno note all'inizio dell'anno scolastico 2019, nuovi ricorsi saranno presentati dai genitori degli studenti respinti, indica l'avvocato ginevrino Romain Jordan, che segue da vicino questo dossier. Lo scorso anno, lo specialista di diritto internazionale e costituzionale ha emesso un parere giuridico che contesta la validità di questa esclusione degli allievi frontalieri.

Governo diviso

Secondo Romain Jordan, la decisione del governo ginevrino costituisce una violazione degli accordi bilaterali in vigore tra la Svizzera e l'Unione europea. "L'accordo sulla libera circolazione delle persone vieta qualsiasi discriminazione basata sul luogo di residenza, anche nel settore scolastico. Quando si dimostra un reale legame di integrazione nel paese ospitante o di occupazione, il governo non può scegliere il luogo di scolarizzazione al posto delle famiglie", dice Romain Jordan.

Secondo l'avvocato, il nuovo regolamento scolastico sarebbe anche contrario alla Costituzione ginevrina, che garantisce il diritto all'istruzione gratuita e universale per tutti i cittadini e i contribuenti del cantone. Infine, Romain Jordan denuncia la base giuridica carente che ha portato a tale decisione. "Poiché limita seriamente un diritto fondamentale, questo emendamento dovrebbe essere incluso in una legge e non semplicemente in un regolamento", osserva.

Un'interpretazione che sembra farsi strada anche in seno al governo ginevrino. Secondo le nostre informazioni, la ministra responsabile dell'istruzione pubblica, la socialista Anne Emery-Torracinta, si sarebbe opposta all'introduzione del regolamento. In particolare, la consigliera di Stato avrebbe espresso serie riserve sulla legittimità del rifiuto di mandare a scuola i bambini i cui genitori sono contribuenti ginevrini.

«L'accordo sulla libera circolazione delle persone vieta qualsiasi discriminazione basata sul luogo di residenza, anche nel settore scolastico»

Romain Jordan, avocat

Fine della citazione

Una posizione minoritaria durante la votazione da parte dell’esecutivo. La presidenza del Consiglio di Stato respinge le accuse di discriminazione, poiché "i cittadini svizzeri e francesi che vivono in Francia sono trattati allo stesso modo". Ricorda inoltre che i genitori residenti a Ginevra "non possono scegliere liberamente il luogo in cui i loro figli vanno a scuola".

Lotta politica

In attesa di una probabile decisione a livello giudiziario, la resistenza si sta organizzando anche a livello politico. Il sindaco del comune francese di Saint-Julien-en-Genevois, Antoine Vielliard, ha annunciato l'intenzione di deferire la questione alla Commissione europea, al Ministero francese dell'istruzione e al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Antoine Vielliard sospetta che il governo di Ginevra agisca principalmente per ragioni finanziarie, cosa che quest’ultimo nega. Tuttavia, la misura consentirebbe a Ginevra di risparmiare quasi 3,4 milioni di franchi all'anno. Questo onere grava quindi sui comuni limitrofi francesi, già alle prese con i pesanti investimenti pubblici generati dall'arrivo massiccio di nuovi abitanti, svizzeri e francesi, sul loro territorio.

"Ginevra rimborsa alle autorità locali francesi solo un terzo dell'imposta sui redditi dei frontalieri. Questo non ci permette di affrontare la corsa infernale agli investimenti causata dalla forte crescita di Ginevra", ha dichiarato recentemente Antoine Vielliard a swissinfo.ch.

Da parte sua, Paolo Lupo teme che questa decisione comprometta gli sforzi compiuti da diversi anni per regolarizzare la situazione dei circa 20'000 svizzeri che, secondo le stime, si sono stabiliti illegalmente in territorio francese. "Molti genitori che vivono nella vicina Francia saranno tentati di mantenere un indirizzo legale fittizio sul territorio svizzero per poter mandare i loro figli a scuola", avverte.


Traduzione di Armando Mombelli

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