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SWISS DIGITAL PIONEERS Lo svizzero che cavalca l'onda digitale

Mann mit Auszeichnung in der Hand

Bruno Giussani ha ottenuto nel 2015 il Premio Svizzero 2015 nella categoria Economia.

(© Keystone / Walter Bieri)

Il ticinese Bruno Giussani ha riconosciuto subito le potenzialità del web. Il giornalista ha lanciato la prima piattaforma online di informazione della Svizzera, in seguito è diventato un imprenditore. Da 14 anni si dedica allo sviluppo della piattaforma TED, uno spazio sul web che promuove nuove idee e innovazioni. A lui dedichiamo il terzo ritratto della serie sui pionieri dell'era digitale. 

Queste persone hanno qualcosa in comune: Papa Francesco, il fondatore della Microsoft Bill Gates, la sociologa ed esperta di nuove tecnologie Zeynep Tufekci, il membro della commissione europea Margrethe Verstager, l'incaricato della protezione dei dati Malte Spitz. Tutti hanno partecipato a un TED-TalkLink esterno curato dal ticinese Bruno Giussani. Un evento cliccato milioni di volte. 

Nell'era digitale ricevere un invito a tenere un discorso nell'ambito della serie di conferenze TED-Talk è una sorta di premio. Finora Giussani ha organizzato centinaia di simili manifestazioni, ha scelto gli argomenti e ha aiutato le persone invitate a dare il meglio di sé. 

Nel 2005, Giussani entra a far parte dell'organizzazione senza fini di lucro TED che organizza delle conferenze in Nord America. Sotto la sua direzione, il TED Global ha coinvolto anche altri bacini d'utenza in tutto il mondo ed è approdato sul web.

Nella serie SWISS DIGITAL PIONEERS, SWI swissinfo.ch traccia il ritratto di personalità svizzere che vivono all'estero o note a livello internazionale che hanno riconosciuto fin dall'inizio il potenziale di internet e che lo hanno sfruttato per le loro attività. L'autrice Sarah Genner è massmediologa ed esperta di digitalizzazione. Nel 2017 ha pubblicato il libro "ON | OFF".

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Oggi, il TED è conosciuto soprattutto per le lezioni visualizzabili gratuitamente su internet. In passato, la piattaforma ha presentato, per esempio, le innovazioni promosse dall'azienda informatica Macintosh. Da tempo, il TED (acronimo delle parole inglesi Technology, Entertainment e Design) non si occupa più soltanto di tecnologia, intrattenimento e design. 

Per il suo impegno nell'ambito delle attività di TED, nel 2015 Giussani ha ottenuto uno swiss awardLink esterno, un riconoscimento conferito a personalità svizzere che si sono distinte in varie categorie, dalla politica all'economia, dalla cultura alla società. Inoltre, la rivista inglese WIREDLink esterno lo ha inserito nella lista delle cento persone più influenti d'Europa. 

Giornalista, imprenditore, factotum 

Da subito, Bruno Giussani è affascinato dal web e intuisce che questa tecnologia avrà un impatto enorme sulla società. Nel 1994, dopo essere tornato da New York, pubblicherà in Svizzera il primo articolo di spessore sul futuro del digitale. Poco dopo, con il collega José Rossi, il ticinese con radici italiane svilupperà la prima piattaforma online per la rivista settimanale L'Hebdo. 

"Allora solo l'Organizzazione europea per la ricerca nucleareLink esterno e alcune università disponevano di un sito web", ricorda Giussani via Skype. "La prima pagina online de L'Hebdo è stata una sorta di azione di guerriglia", sorride il pioniere del digitale. "L'editore, la Ringier, era allo scuro di tutto". 

Nel 1995 ottiene un premio per i suoi articoli di tecnologia. In seguito diventa imprenditore. In quegli anni, in Ticino era necessario digitare un numero zurighese per accedere tramite modem a internet. Per questo motivo, i costi di una chiamata erano molto elevati. Con cinque amici decide dunque di fondare la ditta Tinet, il primo internet provider della Svizzera italiana. Un anno più tardi diventa corrispondente del New York Times. Sulle pagine del quotidiano americano ha una sua rubrica, EurobytesLink esterno, dove pubblica per tre anni articoli sulle nuove tecnologie. 

Leggendo la sua biografia si capisce ciò che lo interessa e lo motiva: sono le conferenze e tutto ciò che ruota attorno al web. Nel 1998 si occupa dello sviluppo delle strategie online del World Economic Forum, più tardi promuove varie conferenze incentrate su temi tecnologici come il LiftLink esterno a Ginevra o il DLDLink esterno a Monaco. Poco prima della fine del millennio è tra i fondatori dell'edizione europea della rivista "The Industry Standard", pubblicata a Zurigo. "Oggi non la conosce più nessuno", racconta. "Allora era considerata la bibbia del mondo economico".

Tra il 2000 e il 2001 scoppia la bolla delle dot-com, una bolla speculativa sviluppatasi tra il 1997 e il 2000 attorno alle aziende attive nell'ambito di internet. Questo evento sancì anche la fine della rivista. Giussani si dedica allora alla scrittura e pubblica un libro sul futuro di internet con il titolo "Roam - Making Sense of the Wireless Internet".

Bill Gates und Pflanze

Bill Gates durante un dibattito TED.

(Keystone / Ted S. Warren)

Quando, nel 2005 Giussani viene assunto dal TED, l'organizzazione conta solo circa 10 collaboratori e non è ancora presente sul web con video o "TEDx". Oggi, il TED impiega 240 persone e punta esclusivamente sulla diffusione digitale dei suoi prodotti, perseguendo così il suo obiettivo, ossia la diffusione di conoscenze a livello globale. Le conferenze, proposte in 100 lingue, sono visualizzate da milioni di persone. I video sono fruibili gratuitamente su internet grazie al fatto che i costi sono coperti dalla vendita dei biglietti degli eventi organizzati dall'organizzazione. 

Ticino globale 

Incontro Bruno Giussani per la prima volta nel 2007 durante il primo Blog Camp SwitzerlandLink esterno tenuto presso il Politecnico federale di Zurigo (ETH). È una conferenza sul "Barcamp-Format", organizzata dal pioniere digitale Peter HogenkampLink esterno. Bruno Giussani parla di Bondy BlogLink esterno, io di democrazia digitale, Evgeny MorozovLink esterno di quanto internet lo abbia deluso. A pranzo, il pioniere del digitale mi parla del suo impegno nell'ambito del progetto Bondy Blog della redazione della rivista L'Hebdo, un'iniziativa che vuole dare una voce alle persone delle banlieue tramite il web. Inoltre, a margine della conferenza mi racconta che scrive per "The Huffington Post", uno dei siti più seguiti al mondo. 

Da allora sono trascorsi dodici anni. Lo incontro a Losanna tra un'importante conferenza TED a Vancouver e un incontro TED ad Edimburgo. Ci intratteniamo in inglese, nonostante lui parli italiano, la sua madrelingua, francese, tedesco e spagnolo. Per almeno sei mesi all'anno, Giussani è in viaggio. La sua base rimane però il Ticino, la sua terra natale. Nel frattempo è un volto molto noto del TED e la sua attività si concentra soprattutto sull'organizzazione di conferenze in tutto il mondo. 

Come un buon capitano di una squadra sportiva, Giussani si ritiene una sorta di leader che si mette al servizio della squadra e dell'obiettivo comune. Gli attori principali del TED sono le relatrici e i relatori con le loro idee e innovazioni. A volte Bruno Giussani saluta il pubblico, altre intervista l'ospite. Di recente è salito sul palco con l'ideatore del web Tim Berners-Lee in occasione dei 30 anni della sua invenzione.

TED Talk

Video: TED Talk

Come il 3G, così il 5G 

Giussani ha vissuto in prima persona l'avvento della tecnologia 3G in Svizzera e per questo motivo ha un'opinione chiara sull'attuale dibattito sul 5 G. "Il Paese ha bisogno del 5G, ma non così", dice l'esperto. Per questa tecnologia è necessario quintuplicare il numero di antenne, ciò che aumenterà le radiazioni. La Svizzera è però troppo piccola per realizzare tre reti diverse di questo tipo. "Dobbiamo separare l'autostrada dalle automobili, cioè la rete mobile dai telefonini". 

Come con il 3G, anche con il 5G bisogna creare una rete unica di ottima qualità, invece di costruirne tante che non soddisfano le attese. In questo modo le società di telefonia mobile non si farebbero concorrenza sul territorio, con la posa delle antenne, ma attirando i clienti nel proprio negozio. "È come se una casa automobilistica costruisse la propria autostrada. Quest'ultima non risponderebbe certo agli standard attuali", sostiene il ticinese. 

Anche la Svizzera ha la sua Silicon Valley 

E in Svizzera, l'innovazione digitale come sta? "Molte persone pensano che l'innovazione in ambito tecnologico nasca solo nella Silicon Valley. Ma non è così. Per esempio, tra Ginevra e Losanna ci sono oltre 30 start-up che si occupano di robotica", ricorda Giussani. L'innovazione viene favorita dagli ottimi atenei presenti: il Politecnico federale di Losanna (EPFL) o l'Istituto Dalle Molle di intelligenza artificiale di Lugano. 

Per l'imprenditore, l'acquisto di una start-up elvetica da parte di una ditta della Silicon Valley non è mai motivo d'orgoglio. "Non è un passo avanti per l'economia svizzera", sostiene Bruno Giussani. "Molti dimenticano quali progressi sta facendo la Cina in questo ambito: riconoscimento del volto, pagamenti mobili, social media. In questo settore la Cina è molto più avanti della Silicon Valley". 

E la democrazia? 

E che opinione si è fatto per quanto riguarda l'e-voting? "Non sono contrario ai mercati aperti, ma trovo assurdo che il sistema di e-voting sia sviluppato in Spagna", indica Bruno Giussani. Inoltre tale tecnologia deve chiarire ancora alcuni aspetti di natura giuridica e legati alla sicurezza. Secondo l'esperto, il voto elettronico non è centrale per la democrazia digitale: "La democrazia è dibattito e riflessione per giungere a un consenso". Trova inoltre che in molti Paesi i social media come Facebook e Twitter siano diventati pericolosi per la democrazia, una problematica che per fortuna non ha ancora toccato la Svizzera, ma che va seguita con attenzione. 

Bruno Giussani dispone di un enorme bagaglio di esperienze: giornalismo online, strategie con le nuove tecnologie di comunicazione mediata da computer, ditte internet, conferenze digitali. Poche persone hanno un background digitale così ampio. Ad affascinare il ticinese non è tanto la tecnica quanto l'influsso che quest'ultima può esercitare sulla gente, sulla società, sull'economia e sulla cultura. È questo che lo motiva a continuare.


Traduzione di Luca Beti, swissinfo.ch

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