Vertenza fiscale con l'UE I cantoni temono di perdere miliardi di franchi

Per Coca Cola Hellenic, l'orizzonte fiscale svizzero è molto più attraente di quello greco

Per Coca Cola Hellenic, l'orizzonte fiscale svizzero è molto più attraente di quello greco

(Keystone)

In tempi normali, il trasferimento della sede di Coca Cola Hellenic da Atene a Zugo sarebbe stato accolto con gioia in Svizzera. L’arrivo della società suscita invece un certo imbarazzo tra i cantoni, i cui privilegi fiscali per le aziende straniere sono sempre più contestati dall’UE.

L’UE sta premendo da anni per costringere i cantoni svizzeri a rinunciare alle agevolazioni fiscali concesse alle holding straniere, che hanno sede sul territorio elvetico. I guadagni conseguiti da queste società in altri paesi vengono tassati dai cantoni con aliquote più basse rispetto a quelle applicate sugli utili prodotti dalle aziende in Svizzera.

Per Bruxelles si tratta di discriminazioni fiscali inaccettabili che violano perfino gli accordi di libero scambio. Da parte loro i cantoni temono di perdere numerose aziende straniere, nel caso in cui dovessero sopprimere i privilegi fiscali accordati finora.

"In molti cantoni si comincia a capire che prima o poi bisognerà rinunciare a queste agevolazioni. In caso contrario vi è il rischio di dover affrontare misure di ritorsione da parte dell'UE”, osserva Thomas Cottier, professore di diritto tributario internazionale presso l'Università di Berna.

La questione preoccupa anche SwissHoldings, l’organizzazione che rappresenta le aziende internazionali con sede in Svizzera. In base ad un’inchiesta condotta tre anni fa, quasi un terzo dei 400 membri intervistati riteneva che la crescente incertezza giuridica in ambito fiscale rende sempre meno attraente la Svizzera.

Importante contributo

"L’inchiesta rivela anche che le piazze concorrenti della Svizzera (Belgio, Olanda, Lussemburgo, Gran Bretagna, Francia e Singapore) stanno pure cercando di attrarre aziende ad alto valore, offrendo condizioni allettanti," aveva avvertito SwissHoldings nel 1999.

Le crescenti minacce dell’UE inquietano anche le autorità del canton Ginevra, dove hanno sede numerose multinazionali, tra cui molte aziende attive nel commercio di materie prime.

Il governo ginevrino ha recentemente rivelato che il cantone ospita la sede di 945 aziende fiscalmente privilegiate (su oltre 23’500 basate in tutta la Svizzera) e di 136 filiali, che assicurano assieme introiti fiscali annui pari a 576 milioni di franchi.

Secondo un rapporto dell'Università di Losanna, tenendo conto anche della creazione di posti di lavoro e dell’indotto economico, il contributo totale di queste aziende all'economia del Cantone viene stimato a 3,7 miliardi di franchi.

Tagli fiscali generalizzati

Per uscire dal mirino dell’UE, alcuni cantoni stanno pensando di seguire l’esempio di Neuchâtel, che l'anno scorso ha soppresso i privilegi fiscali per le aziende straniere, dimezzando nel contempo i suoi tassi d’imposizione per tutte le società. In tal modo il cantone romando rimane fiscalmente attrattivo rispetto alle piazze concorrenti, come l’Irlanda.

Questa soluzione, che sembra funzionare per Neuchâtel, rischia però di creare dei buchi finanziari nelle casse di diversi altri cantoni, che contano numerose imprese straniere tra i loro contribuenti.

Ginevra ha calcolato che una simile mossa porterebbe ad un disavanzo di 460 milioni di franchi. Per Zurigo le perdite potrebbero raggiungere 850 milioni di franchi, per Basilea Città 350 milioni e per Vaud da 300 a 400 milioni.

Il contenzioso fiscale con l’UE giunge in un momento in cui si accentuano le vertenze tra i cantoni sulla perequazione finanziaria, uno strumento utilizzato da molto tempo in Svizzera per ridurre le disparità tra i cantoni. I cantoni con maggiori capacità finanziarie versano ogni anno un contributo a quelli che stentano ad equilibrare i loro bilanci per ragioni economiche, geografiche o infrastrutturali.

Da alcuni anni si sono accentuate le critiche da parte dei cantoni più benestanti nei confronti di queste compensazioni di solidarietà. Al centro delle critiche non vi è soltanto l’entità degli importi pagati nell’ambito della perequazione finanziaria, ma anche la concorrenza scatenata da alcuni cantoni per rafforzare i loro introiti fiscali.

I cantoni che hanno introdotto aliquote d’imposizione molto basse per rafforzare la loro attrattiva fiscale, affermano da parte loro che anche i cantoni vicini approfittano economicamente della presenza di aziende straniere su loro territorio.

Le crescenti controversie in relazione alla perequazione finanziaria hanno spinto Eveline Widmer-Schlumpf ad intervenire per tentare di calmare le acque. "Dobbiamo rivedere questo dossier ad un livello più oggettivo”, ha dichiarato la ministra delle finanze, chiedendo ai cantoni di lavorare insieme piuttosto che alimentare le polemiche.

Compromesso necessario

Ma neppure un approccio coordinato e armonico permetterà di risolvere facilmente i problemi e di attenuare le polemiche, se i cantoni più attraenti dal profilo fiscale si vedranno costretti a modificare il loro sistema d’imposizione in seguito alle pressioni dell’UE. Le perdite fiscali che ne deriverebbero, costringerebbero le autorità a rinegoziare lo strumento della perequazione finanziaria.

"Trovare una soluzione per risolvere la questione fiscale tra i cantoni non è certamente più facile che raggiungere un accordo in ambito fiscale con l'Unione europea”, ha dichiarato Eva Herzog, responsabile delle finanze del canton Basilea città, al quotidiano Tages-Anzeiger.

Secondo vari osservatori, ogni cantone dovrà cercare delle proprie soluzioni fiscali per soddisfare le richieste dell'UE. Mentre alcuni potranno ridurre i tassi d’imposizione a livello generalizzato, altri dovranno riuscire a dimostrarsi più creativi. Eventualmente seguendo dei modelli fiscali attraenti introdotti da alcuni paesi membri dell’UE.

"I cantoni svizzeri non hanno altra scelta che trovare un terreno d'intesa con l'UE e questo richiede un grande sforzo", dichara Cottier. "Vi è però il rischio che diverse imprese straniere possano lasciare la Svizzera, se il sistema fiscale dovesse diventare meno vantaggioso rispetto ad oggi".

Privilegi fiscali

Nel 1990 la Confederazione ha rivisto la sua legislazione tributaria, consentendo ai cantoni di imporre aliquote fiscali più basse sui guadagni conseguiti all'estero dalle holding straniere con sede in Svizzera.

Nel corso dell’ultimo decennio, la concorrenza fiscale tra i cantoni per attirare imprese straniere sul loro territorio si è fortemente accentuata, suscitando non poche vertenze.

Molte aziende straniere con sede in Svizzera dispongono in realtà soltanto di quella che viene definita una "casella postale". Svolgono infatti quasi tutte le loro attività all’estero e non hanno quasi alcuna presenza fisica sul territorio elvetico, pur essendo iscritte nei registri di commercio.

La sede in Svizzera serve quindi principalmente ad “ottimizzare” la loro situazione fiscale, dal momento che in molti altri paesi sarebbero costrette a pagare più tasse.

Negli ultimi anni, l’UE ha fortemente accentuato le pressioni nei confronti della Svizzera, allo scopo di costringere i cantoni elvetici a sopprimere i privilegi fiscali accordati alle società straniere.

A detta di Bruxelles, queste agevolazioni fiscali violerebbero perfino l’accordo di libero scambio concluso nel 1972 dalla Svizzera e dai membri dell’UE.

L'ufficio federale delle contribuzioni ha indicato che 23’524 imprese beneficiavano di condizioni fiscali speciali nel 2009, su un totale di 334’519 società registrate.

Sempre nel 2009, queste aziende hanno fornito un introito fiscale di 3,8 miliardi di franchi sotto forma di Imposte federali dirette, ossia quasi la metà di tutte le entrate (8,3 miliardi) versate dalle società presenti in Svizzera.


Traduzione e adattamento di Armando Mombelli, swissinfo.ch



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