Passare direttamente al contenuto
Your browser is out of date. It has known security flaws and may not display all features of this websites. Learn how to update your browser[Chiudi]

Votazioni federali del 14 giugno


Sfida all’ultima scheda per canone e diagnosi preimpianto




Un'immagine ormai sempre più rara: elettori negli uffici di voto. La maggioranza degli svizzeri opta però per il voto per corrispondenza. (Keystone)

Un'immagine ormai sempre più rara: elettori negli uffici di voto. La maggioranza degli svizzeri opta però per il voto per corrispondenza.

(Keystone)

In questo fine settimana di votazioni in Svizzera, i riflettori sono puntati soprattutto sulla Legge sulla radiotelevisione e sulla diagnosi preimpianto. Dai sondaggi emerge infatti una grande incertezza sul risultato di questi due oggetti. A meno di clamorose sorprese, l’esito delle altre due votazioni appare invece scontato: le iniziative per armonizzare le borse di studio e per tassare di più le eredità milionarie dovrebbero essere respinte.

Attualmente solo chi possiede un apparecchio di ricezione è obbligato a pagare il canone radio-tv. Una situazione che, secondo i sostenitori della nuova Legge sulla radiotelevisione (LRTV), è insoddisfacente e che non è più al passo coi tempi. Per il governo e la maggioranza del parlamento, infatti, questa regolamentazione è ormai superata, poiché i programmi radiotelevisivi possono essere seguiti anche tramite computer, tablet o smartphone. Stando alle cifre relative al 2014 pubblicate dal sito comparis.ch, ben sette svizzeri su dieci possiedono ad esempio uno smartphone.

Con la nuova LRTV, tutti i nuclei famigliari (con qualche eccezione) e tutte le aziende con un giro d’affari annuo superiore ai 500'000 franchi saranno assoggettati al canone.

Generalizzandosi, il canone dovrebbe diminuire, passando da 462 a 400 franchi l’anno circa, affermano i sostenitori della LRTV.

Una «nuova imposta sui media»?

Le argomentazioni non sembrano però aver fatto breccia, soprattutto nella Svizzera tedesca, dove l’opposizione alla nuova LRTV è più forte. Stando all’ultimo sondaggio effettuato a fine maggio, il 47% degli intervistati si opponeva alla revisione, il 43% l’approvava, mentre il 14% non sapeva ancora quale risposta infilare nell’urna.

A scendere in campo contro questa revisione è stata l’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), che ha lanciato con successo un referendum. L’associazione, che raggruppa le piccole e medie imprese, è sostenuta nella sua battaglia dall’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), dal Partito liberale radicale (PLR, centro-destra) e da molti editori, che criticano quello che considerano lo strapotere della Società svizzera di radiotelevisione (SRG SSR), principale beneficiaria del canone.

A detta dei contrari, con questo cambiamento si vuole introdurre una nuova «imposta sui media», applicata a tutti, anche a chi non usufruisce di questi servizi, lasciando nello stesso tempo campo libero al governo per aumentarla come meglio crede. Durante la campagna, gli oppositori hanno ad esempio agitato lo spettro di un canone a 1'000 franchi all’anno. Una cifra completamente campata in aria, basata su proiezioni errate, rispondono i favorevoli.

I contrari sottolineano inoltre che molte aziende che oggi non pagano il canone, perché sprovviste di apparecchio di ricezione, si dovrebbero in futuro accollare una voce di spesa in più. Sull’altro fronte, invece, si insiste sul fatto che, tenendo conto del giro d’affari, solo una ditta svizzera su quattro dovrà pagare il canone.

Se dalle urne uscirà un ‘no’, continuerà ad essere applicato il sistema attuale e per la SRG SSR a livello contabile non cambierà nulla. Tuttavia, un responso negativo costituirà un segnale importante di cui tener conto, soprattutto in vista di possibili future votazioni: attualmente si stanno infatti raccogliendo firme per due iniziative popolari che chiedono in sostanza la soppressione del canone.

Timori di eugenismo

L’altro oggetto ancora in bilico è la modifica dell'articolo costituzionale relativo alla medicina riproduttiva e all’ingegneria genetica. Dall’ultimo sondaggio emergeva una leggera tendenza al sì, con il 46% di favorevoli, il 40% di contrari e il 14% di indecisi.

Pronostici per temi ad alto contenuto emotivo come questo sono spesso ardui, poiché la posta in gioco travalica le tradizionali frontiere partitiche, hanno rilevato gli autori del sondaggio.

Vi è poi un ulteriore scoglio da superare: trattandosi di un referendum obbligatorio, è necessaria la doppia maggioranza. In altre parole, l’articolo costituzionale dovrà essere approvato non solo dai votanti, ma anche dalla maggioranza dei cantoni.

Il testo in votazione aprirebbe le porte alla diagnosi preimpianto (DPI), ossia l’analisi genetica dell’embrione concepito in vitro prima di impiantarlo nell’utero. Contrariamente a quanto avviene nella maggior parte dei paesi europei, questa pratica è vietata in Svizzera.

Approvata ad ampia maggioranza dal parlamento, la modifica dell’articolo costituzionale intende prima di tutto evitare decisioni difficili alle coppie portatrici di gravi malattie ereditarie, le uniche autorizzate, assieme alle coppie che non possono avere figli in modo naturale, a far capo alla diagnosi preimpianto. Attualmente, infatti, gli embrioni possono essere sottoposti a test soltanto durante la gravidanza. In caso di test positivo, queste coppie sono confrontate con la scelta di interrompere o meno la gravidanza.

Per evitare derive eugenetiche, governo e parlamento hanno fissato una serie di paletti, in particolare vietando la selezioni degli embrioni allo scopo di scegliere il sesso o altre caratteristiche fisiche.

La modifica è però combattuta da diverse organizzazioni, in particolare vicine alla chiesa o attive nella difesa degli andicappati, e da rappresentanti di tutto lo spettro politico. Per il comitato interpartitico contrario alla revisione, questa legge presenta tendenze eugenetiche e fa la distinzione tra persone degne di vivere e altre che non lo sono.

Niente armonizzazione delle borse di studio…

Se per questi due oggetti la bilancia potrebbe pendere sia verso il ‘sì’ sia verso il ‘no’, per gli altri due temi in votazione non dovrebbe invece esserci storia. Verosimilmente saranno entrambi bocciati a larga maggioranza.

L’iniziativa sulle borse di studio, lanciata dall’Unione svizzera degli e delle universitari-e e sostenuta soprattutto dalla sinistra, chiede di uniformare il sistema. Oggi, ogni cantone fissa autonomamente i criteri e le condizioni per l’ottenimento delle borse di studio, nonché il loro importo. Le differenze tra un cantone e l’altro possono essere notevoli.

Per il governo e la maggioranza del parlamento, il sistema attuale va invece bene così, perché sono proprio i cantoni a conoscere meglio i bisogni dei propri studenti. Inoltre, estendendo le borse di studio, lo Stato rispetto ad oggi dovrebbe versare circa 500 milioni di franchi all’anno in più. Argomenti che sembrano aver convinto la maggioranza dell’elettorato: stando all’ultimo sondaggio, l’iniziativa è respinta dal 50% degli intervistati e accettata dal 38%.

… né tantomeno tasse sulle eredità

Ancor più chiaro dovrebbe essere il verdetto per l’ultimo oggetto sottoposto a votazione, l’iniziativa «Tassare le eredità milionarie per finanziare l’AVS», lanciata dalla sinistra e dai sindacati. Il fronte del ‘no’ era dato al 61% contro il 34% di favorevoli e il 5% di indecisi.

Il testo prevede di tassare le successioni e le donazioni superiori a 2 milioni di franchi, in base a un’aliquota del 20%, per finanziare l’assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS). Il progetto intende in questo modo frenare la crescente concentrazione dei patrimoni.

Anche in questo caso, coloro che si oppongono all’iniziativa – respinta da governo e parlamento – sollevano argomenti di carattere federalistico. Il progetto sottrarrebbe ai cantoni la competenza di riscuotere l’imposta sulle successioni e sulle donazioni. Inoltre renderebbe più difficile la successione d’impresa, in particolare per le aziende famigliari, e potrebbe spingere dei ricchi contribuenti a lasciare la Svizzera. 

Diritto d'autore

Tutti i diritti sono riservati. Il contenuto del sito web presso swissinfo.ch è protetto da diritto d’autore. Esso è destinato esclusivamente a uso privato. Qualunque utilizzo dei contenuti del sito web diverso da quello previsto in precedenza, in particolare la distribuzione, la modifica, la trasmissione, la conservazione e la copia richiede la previa autorizzazione scritta di swissinfo.ch. Per informazioni relative a tale utilizzo dei contenuti del sito web, si prega di contattarci all’indirizzo contact@swissinfo.ch.

Per quanto riguarda l'uso a fini privati, è consentito solo utilizzare un collegamento ipertestuale a un contenuto specifico e di aggiungerlo al proprio sito web o a un sito web di terzi. Il contenuto del sito web swissinfo.ch può essere incorporato solo in un ambiente privo di annunci pubblicitari e senza alcuna modifica. In particolare, è concessa una licenza di base non esclusiva e non trasferibile, limitata a un solo scaricamento e salvataggio dei dati scaricati su dispositivi privati e valida per tutto il software, le cartelle, i dati e il loro contenuto forniti per lo scaricamento dal sito swissinfo.ch. Tutti gli altri diritti restano di proprietà di swissinfo.ch. In particolare, è vietata la vendita o l'uso commerciale di questi dati.

×