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Aiuto allo sviluppo svizzero e primavera araba

Cittadini del Bangladesh, fuggiti dalla Libia, in attesa della razione di cibo in un campo profughi

(Keystone)

La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) festeggia quest'anno i suoi 50 anni. Un anniversario che coincide con gli sconvolgimenti della primavera araba. E se, dopo gli aiuti di emergenza, la Svizzera avviasse programmi di cooperazione allo sviluppo in Nord Africa?

Questo anniversario va commemorato "senza nostalgia", ha dichiarato mercoledì Martin Dahinden durante una conferenza stampa a Berna. Il direttore della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) preferisce guardare al futuro, rallegrandosi a tale proposito per l'aumento dei fondi destinati all'aiuto allo sviluppo, deciso la settimana scorsa dalla Camera del popolo.

Questi crediti supplementari permetteranno alla DSC di "dare un contributo ancora più efficace per risolvere i problemi locali e mondiali", ha affermato Martin Dahinden.

Dopo le rivoluzioni in Tunisia ed Egitto e mentre il destino della rivolta libica è ancora incerto, numerosi giornalisti hanno interrogato il direttore della DSC sull'impegno futuro della Svizzera sulle rive meridionali del Mediterraneo.

Di fronte a questi cambiamenti è necessario distinguere tra l'aiuto umanitario, che deve essere attuato immediatamente e nel breve periodo, e la cooperazione allo sviluppo, che permette di risolvere i problemi a lungo termine, ha ricordato Martin Dahinden.

Per quanto riguarda l'aiuto allo sviluppo, la Confederazione è già dalla fine di febbraio. Attualmente, dieci esperti svizzeri si trovano sul posto, suddivisi in tre squadre tra la Libia e le sue frontiere con l'Egitto e la Tunisia. Partecipano a misure adottate dalla comunità internazionale per evitare il rischio di una crisi umanitaria e sanitaria.

Oltre ad aver inviato nella regione 3'000 coperte e 200 tende, la Svizzera ha stanziato un milione e mezzo milione di franchi, attribuito in parti uguali al Comitato internazionale della Croce Rossa, all'Organizzazione internazionale per le migrazioni e al Corpo svizzero di aiuto umanitario, l'agenzia della DSC specializzata negli interventi d'urgenza.

Decisione politica

"Intendiamo sicuramente rafforzare nelle prossime settimane il nostro intervento umanitario nel Nord Africa ", ha indicato Martin Dahinden. "La cooperazione allo sviluppo è però un'altra cosa", ha sottolineato il capo della DSC. Si tratta di un impegno a lungo termine, che richiederà dapprima una decisione politica.

Nel confronto internazionale, la DSC dispone di mezzi limitati (circa un miliardo di franchi all'anno). Per motivi di efficienza, concentra quindi i suoi sforzi su alcuni paesi o gruppi di paesi, definiti "prioritari". E per ora, la lista non include alcun paese arabo. Solo i territori palestinesi di Gaza e Cisgiordania beneficiano di "programmi speciali".

Nel 2009, il governo ha deciso di ridurre il numero dei paesi prioritari da 17 a 12. A partire dall'anno prossimo, per esempio, la DSC lascerà l'India e il Perù, dove ha lavorato per quasi mezzo secolo, e sosterrà soltanto "programmi speciali" nella Corea del Nord. La decisione su un eventuale avvio di attività nel Nord Africa spetta al governo. In tal caso sarebbe inoltre necessaria una ridistribuzione delle risorse tra i paesi beneficiari.

"Il Nord Africa riveste una grande importanza per l'Europa, e anche per noi", ha rilevato Martin Dahinden. Il direttore della DSC ha inoltre ricordato la grande esperienza della cooperazione svizzera nell'aiuto alla democratizzazione, nella costituzione di amministrazioni locali, nei settori del lavoro e del reddito. Attività che potrebbero quindi essere molto utili ai paesi nordafricani, chiamati ora a costruire uno Stato di diritto e a rilanciare la loro economia.

L'acqua, il clima e il debito

Aspettando che il mondo politico decida eventualmente di affidare incarichi a lungo termine alla DSC in Nordafrica, il parlamento ha recentemente decretato un aumento di 640 milioni di franchi su due anni dei fondi a disposizione dell'ente. L'obiettivo è di raggiungere entro il 2015 uno stanziamento pari allo 0,5% del prodotto interno lordo.

Lo 0,7% raccomandato dalle Nazioni Unite (alcuni paesi come la Norvegia superano già l'1%) è ancora lontano, ma Martin Dahinden non può che rallegrarsi di questo aumento.

L'importo supplementare servirà innanzitutto a finanziare due compiti che la Svizzera considera prioritari: la gestione dell'acqua, settore vitale per i paesi più poveri, e la protezione del clima attraverso la promozione delle energie pulite. Una parte del denaro sarà impiegata anche per programmi multilaterali di riduzione del debito per i quali la Svizzera si è impegnata e che non sarebbero stati possibili senza questo incremento dei fondi.

«Vi sono sempre stati occhi critici nei confronti della DSC, ha ricordato il suo direttore. Due anni fa, però, un sondaggio ha mostrato che circa la metà della popolazione è favorevole alla cooperazione allo sviluppo, un terzo vorrebbe aumentare le somme e il 20% circa pensa invece che si esagera. Ma la maggioranza di queste persone sopravvaluta l'importo reale a nostra disposizione. Pensano che siamo già il paese che spende di più al mondo».

La tradizione umanitaria svizzera

La DSC, l'ente statale incaricato della cooperazione allo sviluppo, festeggia quest'anno 50 anni. La Svizzera, tuttavia, ha una tradizione umanitaria che risale alla seconda metà del XIX secolo. Le prime iniziative erano private. Qualche data importante:

1863: Fondazione a Ginevra del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) da parte di Henry Dunant.

1918: L'associazione cattolica Caritas organizza dei soggiorni in Svizzera per bambini provenienti da paesi in guerra.

1936: Fondazione del Soccorso operaio svizzero.

1944-48: Importante colletta promossa dalla Confederazione per venire in aiuto delle vittime della guerra in Europa. Da questa iniziativa nascerà anche Swissaid.

1946: Fondazione dell'Aiuto protestante svizzero.

1950: Prima missione finanziata dalla Confederazione di quattro cooperanti svizzeri in Nepal.

1951: La Svizzera comincia a partecipare finanziariamente ai programmi di assistenza tecnica delle Nazioni Unite.

1955: Fondazione dell'Aiuto svizzero alle regioni extra-europee, che nel 1965 diventerà Helvetas.

1960: Fondazione di Terre des Hommes.

1961: Il governo nomina il primo delegato al Servizio d'assistenza tecnica, la futura DSC (denominazione adottata nel 1996).

1974: La Svizzera aderisce alla Convenzione europea dei diritti dell'Uomo.

1976: Legge sulla cooperazione allo sviluppo e all'aiuto umanitario internazionale.

2011: Il parlamento accetta di aumentare l'aiuto allo sviluppo, che dovrà essere pari allo 0,5% del prodotto interno lordo entro il 2015.

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Traduzione: Daniele Mariani e Armando Mombelli, swissinfo.ch


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