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Amnesty chiede una politica d'asilo diversa

Amnesty International esprime preoccupazione per il giro di vite nella politica svizzera in materia d'asilo

(Keystone)

La sezione elvetica di Amnesty International auspica un orientamento differente della politica d'asilo svizzera, giudicata troppo restrittiva.

I delegati dell'associazione hanno criticato in particolare le procedure di rimpatrio e l'inasprimento legislativo.

La sezione svizzera di Amnesty International (AI) ha indirizzato domenica severe critiche alle autorità federali per le pratiche in uso in caso di rimpatriato coatto dei richiedenti l'asilo e per la revisione della legge sull'asilo.

In occasione dell'assemblea generale svoltasi domenica a Rorschach (Canton San Gallo), i 200 delegati hanno chiesto il rispetto del principio di non espulsione, se l'incolumità del richiedente è in pericolo nel suo paese natale. La presa di posizione segue di alcuni giorni le denunce formulate nel rapporto 2005 di Amnesty International nei confronti delle autorità svizzere.

L'associazione ha inoltre esortato il Consiglio di Stato del Canton Vaud ad annullare le decisioni di rimpatrio per le persone che provengono da regioni in cui è in corso una guerra civile.

Principio da rispettare

I delegati di AI riuniti domenica hanno chiesto che la Svizzera rispetti il principio del «non-refoulement» nella pratica di rinvio degli asilanti. Tale disposizione, sancita dalla Convenzione sullo Statuto dei Rifugiati, proibisce il rimpatrio di un richiedente l'asilo verso una nazione in cui la sua vita o la sua libertà sono minacciate.

Dalla fine del 2003, Amnesty è venuta a conoscenza di almeno tre casi di persone imprigionate nel paese d'origine dopo la loro espulsione dalla Svizzera, ha indicato l'associazione. I delegati si sono dunque rivolti al Consiglio federale e all'Ufficio federale delle migrazioni affinché simili situazioni non si ripetano.

L'organizzazione umanitaria ha poi espresso viva preoccupazione per il recente cambiamento di rotta del Governo vodese, che in precedenza si era opposto alle espulsioni decise da Berna. Tra le persone minacciate di rinvio dal Canton Vaud, si trovano curdi della Siria e persone originarie di paesi a rischio.

Mantenere l'aiuto urgente

Amnesty International chiede inoltre al Consiglio Nazionale di correggere diversi punti della legge sull'asilo. In particolare, secondo l'associazione devono essere mantenuti l'aiuto urgente e l'assistenza ai richiedenti respinti. AI si oppone anche all'introduzione di una detenzione di due anni in vista dell'espulsione.

Secondo AI, le modifiche legislative impediscono a numerosi richiedenti di esercitare il loro diritto a presentare istanza d'asilo. Le scadenze più brevi, ridotte in numerosi casi a 30 giorni, rendono inoltre praticamente impossibile l'inoltro di un ricorso.

Alcune disposizioni, afferma l'organizzazione, rischiano di violare la convenzione di Ginevra sui rifugiati. Tra queste, la proposta di restringere l'accesso alla procedura d'asilo a candidati che non sono in grado di presentare documenti di indentità validi nel giro di 48 ore.

Accuse respinte

Nel suo rapporto, Amnesty aveva anche menzionato atti di brutalità che sarebbero stati commessi dalle forze di polizia elvetiche in occasione di manifestazioni, controlli d'identità e rimpatrio di richiedenti respinti.

In merito a queste accuse, il presidente della Conferenza svizzera dei comandanti della polizia cantonale Martin Jäggi ha replicato che tutti gli abusi vengono perseguiti e puniti. Egli ha poi ricordato che gli agenti devono operare in una situazione generale di crescente violenza. Secondo Jäggi, tuttavia, le critiche di Amnesty sono unilaterali e non sufficientemente documentate.

Dal canto suo, il consigliere federale Christoph Blocher, capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, difende il giro di vite nel diritto d'asilo. A suo parere, «La prassi e la legge svizzera sono conformi ai diritti umani e al diritto internazionale pubblico».

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Il principio del «non-refoulement» è stabilito dalla Convenzione sullo Statuto dei Rifugiati del 1951. Esso vieta il rimpatrio di un richiedente l'asilo verso una nazione in cui la sua vita o la sua libertà sono minacciate.
La disposizione è poi stata ripresa in altri strumenti internazionali sui diritti umani.
Secondo Amnesty International, dal 2003 tre richiedenti l'asilo respinti e espulsi dalla Svizzera sono stati imprigionati una volta rientrati in patria.

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