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Anche l'economia ha bisogno di interventi statali

Swiss non esisterebbe senza i soldi dello stato.

(www.swiss.com)

Lo dimostra il caso della compagnia aerea Swiss, che vola grazie a oltre due miliardi finanziati dai contribuenti.

E la Confederazione potrebbe essere chiamata a intervenire ancora, come ha d'altronde già fatto con Swiss Dairy Food.

A lungo considerato un dinosauro lento e inefficiente, lo Stato è tornato improvvisamente di moda nel mondo economico elvetico e quest'anno i suoi interventi si sono a volte rivelati assolutamente decisivi.

Senza i miliardi dei contribuenti gli aerei di Swiss non avrebbero mai preso il volo, e solo l'interessamento dell'ente pubblico ha permesso di evitare che il disastro di Swiss Dairy Food (SDF) si trasformasse in una catastrofe per tutto il ceto agricolo.

Le richieste di aiuto potrebbero aumentare

«La relazione fra lo Stato e il mercato seguono un moto di va e vieni: il pendolo è andato troppo in direzione del mercato negli anni scorsi, e ora sta tornando indietro. Probabilmente il movimento andrà troppo in là anche in questa direzione», costata Nils Soguel, professore di finanze pubbliche all'Istituto di alti studi in amministrazione pubblica a Losanna. Swiss deve la sua nascita agli oltre due miliardi messi a disposizione dalla Confederazione, mentre lo smembramento di SDF è stato accompagnato da numerosi aiuti federali e cantonali.

Questo intervenzionismo si è reso necessario in seguito al crollo delle borse e al cattivo andamento congiunturale, che hanno messo in luce gravi errori manageriali. Le incertezze provocate dagli attentati terroristici dell'11 settembre hanno reso la situazione ancora più complicata.

«Ci sono sempre più casi problematici, e saranno di conseguenza sempre più numerose le domande di aiuto rivolte allo Stato», osserva Claude Jeanrenaud, professore di economia all'università di Neuchâtel.

Resta però da vedere se saranno soddisfatte: Jeanrenaud e Soguel ne dubitano fortemente. A loro avviso, l'ente pubblico risponderà probabilmente picche: in parte per mancanza di risorse - sarebbe infatti possibile aumentare il debito pubblico senza porre problemi insolubili alle finanze - ma soprattutto per mancanza di volontà.

Cambia il peso, cambiano le misure

Il caso del fabbricante di macchine Tornos, a Moutier (BE), illustra bene questo fenomeno. L'impresa, un gigante a livello regionale, ha lasciato a casa senza piano sociale la metà del personale, tagliando centinaia di posti di lavoro. I politici locali hanno chiesto invano l'intervento del cantone e della Confederazione. «Ho la brutta impressione che si favoriscano le banche e il formaggio a scapito dell'industria meccanica e orologiera», aveva detto a fine novembre un amareggiato sindaco di Moutier, Maxime Zuber.

Una amarezza che secondo Soguel è comprensibile. «Gli aiuti sono distribuiti senza criteri obbiettivi, o senza rispettarli se ve ne sono», afferma. A suo avviso, c'è quindi il rischio che certe frange della popolazione si sentano imbrogliate o che vedano i loro interessi non sufficientemente tutelati.

Soguel ritiene che il sostegno dato a Swiss non possa essere giustificato da nessun criterio di economia classica: lasciar morire Swissair economicamente sarebbe stato perfettamente proponibile, perché altre compagnie si sarebbero annunciate per gestire le destinazioni redditizie.

Secondo Soguel, i grandi gruppi che dispongono delle migliori lobby e che sono più in vista rischiano di essere sistematicamente privilegiati.

Il professor Jeanrenaud riassume la situazione in base alla massima «se siete piccoli, potete morire; se siete grandi, vi si aiuterà». Per suffragare la sua tesi, il docente di Neuchâtel mette l'accento anche sulle dichiarazioni di Christoph Blocher, che in una recente intervista ha detto che un eventuale collasso della Rentenanstalt dovrebbe essere «probabilmente» parata da un intervento dello stato.

Secondo il consigliere nazionale UDC, che era stato un accanito avversario dell'aiuto a Swiss, il gruppo assicurativo è un elemento troppo importante del sistema previdenziale svizzero e lo Stato non può disinteressarsene.

Quando lo stato è parte in causa

Oltre ai casi in cui l'ente pubblico interviene perché ritiene che siano in gioco gravi rischi macro-economici - o è indotto a ritenerlo da abili lobbisti - esistono poi le situazioni in cui deve intromettersi, seppur di controvoglia, perché parte in causa. È il caso in particolare delle banche cantonali (Vaud, Ginevra, Berna) dove la pioggia di denaro pubblico per coprire i buchi è il risultato del fatto che lo Stato è l'azionista di maggioranza di questi istituti e responsabile quindi dei loro sbagli.

Il profondo danno d'immagine provocato dagli errori dei manager ha poi contribuito a frenare le liberalizzazioni, un processo che fino a poco tempo fa sembrava naturale e inarrestabile. Che sia il mercato dell'elettricità, quello delle telecomunicazioni o quello postale, al momento si assiste ad una situazione di stallo.

«Le resistenze sono innegabilmente più forti ora che qualche anno fa», osserva Jeanrenaud. Il movimento verso l'apertura dei mercati riprenderà il suo corso, non però prima di «diversi anni».

swissinfo e agenzie


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