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Ancora nessun seguito al protocollo di Kyoto

Per Moritz Leuenberger vi sono troppe nuvole di CO2 nell'aria Keystone

Si è conclusa a Buenos Aires la conferenza dell’ONU sul clima. Nessun accordo è stato raggiunto sulla tappa successiva al protocollo di Kyoto sul CO2.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 dicembre 2004 - 21:05

Il ministro dell’ambiente Moritz Leuenberger ha dichiarato a swissinfo che il riscaldamento del pianeta potrà essere rallentato solo se saranno adottate misure appropriate.

Quasi 90 ministri dell’ambiente hanno partecipato nella capitale argentina alla decima conferenza delle Nazioni Unite sul clima.

Al termine dell’incontro internazionale, il bilancio del ministro dell’ambiente e dell’energia, Moritz Leuenberger, è piuttosto moderato.

swissinfo: Signor ministro, quale bilancio tira dalla conferenza?

Moritz Leuenberger: Il tema interessa particolarmente la Svizzera. Il nostro Paese soffre infatti in modo particolare del cambiamento delle condizioni climatiche. L’erosione dei ghiacciai, ad esempio, crea parecchie difficoltà economiche al nostro settore del turismo.

Per questa ragione, una conferenza mondiale sul clima è già di per sé un avvenimento positivo. Abbiamo discusso del protocollo di Kyoto, che entrerà in vigore il prossimo mese di febbraio. Ci siamo riusciti ed è un punto a favore dell’incontro.

Vi sono invece opinioni divergenti su quel che accadrà a partire dal 2012. Gli Stati Uniti, gli Stati dell’OPEC e l’India non vogliono già sin d’ora intraprendere la seconda tappa di negoziati. Volevamo discutere il tutto nell’ambito di un seminario, ma gli Stati Uniti si oppongono a questa proposta.

A mio parere, è meglio fallire sulla questione della seconda tappa piuttosto che ottenere un compromesso di facciata. Avrei chiaramente preferito un buon compromesso, ma almeno questo fallimento ha avuto il merito di chiarire le posizioni sui differenti fronti.

swissinfo: L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) e l’Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio (UFAFP) temono che la Svizzera non riuscirà a raggiungere il traguardo prefisso di una riduzione dell’8% del tasso CO2? La Svizzera deve modificare la propria politica in campo energetico?

M.L.: Abbiamo attualmente alcuni progetti in corso: da un lato prevediamo di introdurre una tassa sul CO2 per ridurre in particolare le emissioni del gas nel traffico, d’altro canto stiamo vagliando la possibilità di introdurre il «centesimo climatico». Il Consiglio federale e il Parlamento devono ancora pronunciarsi sulla seconda questione.

Siamo convinti sia necessario ridurre il tasso di CO2, il gas più importante a effetto serra. Ammetto di non essere sicuro che riusciremo a raggiungere il nostro scopo, soprattutto per quanto riguarda le emissioni del gas nocivo nel traffico. Tuttavia, l’introduzione di una tassa sul CO2 sarebbe già un importante passo in avanti.

Non possiamo quindi dire che non facciamo nulla per il momento. Sarebbe la soluzione peggiore.

swissinfo: Le misure previste sono quindi sufficienti?

M.L.: Basteranno per quanto riguarda il settore dell’industria. La domanda resta invece aperta per quanto riguarda il settore del traffico. In questo ambito stiamo cercando di giungere alla migliore soluzione possibile.

Tuttavia, vedendo le veementi critiche che quella che consideriamo la migliore soluzione già suscita, so che sarà difficile. Ma sono un uomo politico e, come tale, devo cercare di fare passare al meglio il mio messaggio.

swissinfo: Per la Svizzera, la partecipazione dei Paesi in via di sviluppo alla seconda fase di negoziazioni – ossia al «dopo 2012» - è necessaria. E’ riuscito a fare passare questo messaggio durante la conferenza di Buenos Aires?

M.L.: Ne abbiamo discusso. Questa è la nostra opinione: non chiediamo la partecipazione dei Paesi in via di sviluppo in generale, bensì di quelli la cui produzione di CO2 è particolarmente elevata.

Secondo i nostri calcoli, nel 2015 all’incirca la metà del CO2 a livello mondiale sarà emesso da Paesi in via di sviluppo. Di conseguenza, anch’essi devono prendere parte alle negoziazioni.

swissinfo: Il presidente argentino Nestor Kirchner accusa gli Stati ricchi da un lato di fare pressione su quelli più poveri affinché rimborsino i loro debiti pubblici, dall’altro di non voler pagare i danni da loro causati all’ambiente. Una «doppia morale» che il presidente argentino considera inaccettabile. Ritiene la sua critica giustificata?

M.L.: Generalmente, la critica di Kirchner è ingiustificata. Ma in alcuni specifici casi è corretta. La Svizzera condanna ad esempio gli Stati Uniti, che rifiutano di ratificare il protocollo di Kyoto. Se gli USA raggiungeranno lo scopo senza bisogno di ratificare il protocollo, allora saremo d’accordo. Ma, sino ad ora, nessun segnale lascia presagire che ciò avverrà. Di conseguenza, considero esatta la critica verso lo Stato americano.

swissinfo: Giovedì lei ha diretto, nell’ambito della conferenza, una tavola rotonda sul tema delle nuove tecnologie nella lotta contro i cambiamenti climatici. Il colloquio è servito a qualcosa? Cosa può offrire la Svizzera in questo settore?

M.L.: E’ stato positivo constatare che tutti i 23 Paesi che hanno preso parte alla discussione hanno ammesso che il cambiamento climatico in atto è da attribuire alle emissioni di CO2 nell’aria. Il che non era evidente, visto che in Svizzera c’è ancora chi contesta questo dato di fatto. Possiamo dire che siamo riusciti a determinare un pensiero comune a livello mondiale e a ottenere un consenso fra tutti gli Stati.

La Svizzera può portare ad esempio la propria politica nel settore del traffico (imposizione degli autoveicoli secondo le emissioni nocive, ecc.). Potrà rivelarsi interessante per gli altri Paesi prendere conoscenza delle attività intraprese dalla Svizzera e in parte di adottarle a loro volta.

Intervista swissinfo: Jean-Michel Berthoud
(traduzione: Anna Passera)

In breve

La legge sul CO2 costituisce il nocciolo della politica svizzera in materia di clima. Con essa, la Svizzera reagisce riguardo al riscaldamento dell’atmosfera.

La legge è entrata in vigore il 1° maggio 2000.

Grazie ad essa, la Svizzera stabilisce degli obiettivi vincolanti per la riduzione del gas più importante a effetto serra: il CO2.

Sono pure utili gli accordi internazionali, ai quali la Svizzera ha aderito con la convenzione internazionale sul clima assieme ad altri 180 stati.

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Fatti e cifre

Il protocollo di Kyoto entrerà in vigore il 16 febbraio del 2005.
I Paesi che l’hanno ratificato promettono di abbassare a una media del 5,2% le proprie emissioni di CO2 rispetto a quelle registrate nel 1990.
L’obiettivo dev’essere raggiunto entro il 2012.
La Svizzera e l’Unione europea hanno fissato l’obiettivo all’8%.

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