Apertura al dialogo del governo con gli anti globalizzazione

Per il governo svizzero è importante dialogare con i militanti anti globalizzazione per evitare che scivolino sul terreno della lotta violenta Keystone

Il Consiglio federale è disposto a dialogare con i militanti anti-globalizzazione ed a prendere sul serio le loro rivendicazioni. Esige tuttavia che si distanzino dagli elementi violenti. Intende pure rafforzare le misure per evitare che le manifestazioni degenerino.

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 agosto 2001 - 12:33

Queste raccomandazioni sono contenute in un rapporto ordinato e approvato dal Consiglio federale all'inizio di luglio. Secondo l'Ufficio federale di polizia (UFP), le conclusioni del rapporto restano pertinenti, sebbene precedenti ai violenti incidenti di luglio a Genova, scoppiati in occasione del vertice del G8.

Minoranza violenta

Secondo il rapporto, pubblicato martedì a Berna, la maggior parte dei movimenti rappresentati nel fenomeno anti-globalizzazione sono di natura pacifica. Tuttavia, i fautori della violenza, costituiti in piccoli gruppi e organizzati tra di loro, filtrano nella massa di militanti pacifisti e ne approfittano per compiere aggressioni e atti vandalici.

Nel caso in cui dovesse prendere forma un nucleo clandestino di militanti violenti, il movimento anti-globalizzazione potrebbe radicalizzarsi nei prossimi 2-5 anni. Certi gruppi di terroristi o estremisti, attivi negli Anni Settanta, potrebbero mettere a disposizione le loro capacità ed esperienze.

Questa radicalizzazione potrebbe intervenire solo se agli ambienti anti-globalizzazione venisse data l'impressione di non essere ascoltati, se la recessione economica dovesse rafforzare le ineguaglianze sociali e le tensioni e se l'utilizzazione della violenza per imporre le proprie idee dovesse venire pienamente condivisa. La Svizzera non sarebbe risparmiata dal fenomeno. I rischi maggiori incombono sulle grandi città (Zurigo, Ginevra, Basilea, Berna) e sulle regioni di frontiera.

Per scongiurare un'evoluzione di questo tipo, secondo il rapporto è necessario promuovere il dialogo con i militanti pacifici e suscitare un dibattito politico aperto sulla mondializzazione.

Misure di sicurezza

Per evitare ogni ricorso alla violenza vanno comunque presi provvedimenti. La polizia, le dogane, la giustizia devono disporre di mezzi per agire efficacemente, possibilmente in modo preventivo, contro possibili disordini. Occorre pure combattere gli appelli pubblici alla violenza. Sono dunque interessati anche gli amministratori di siti Internet ed i loro distributori.

Il rapporto rileva che le manifestazioni violente sono accuratamente preparate da professionisti, seguendo una dettagliata pianificazione. Gli appelli sono trasmessi via Internet e per e-mail. Riunioni preparatorie si svolgono su scala nazionale e internazionale vari mesi prima dell'avvenimento ufficiale del quale si vuole impedire lo svolgimento. Durante la manifestazione, gruppi violenti si mescolano ai dimostranti, fomentando disordini.

Secondo l'UFP, i militanti hanno la tendenza a fornire un resoconto non del tutto attendibile degli scontri, scaricando le proprie responsabilità, per esempio, sulle forze di polizia. Tra le nuove strategie utilizzate, il rapporto cita gli attacchi contro i sistemi informatici degli organizzatori degli incontri ufficiali.

Alleanza eterogenea

Il rapporto osserva ancora che i militanti formano un'alleanza ideologicamente eterogenea. Oltre ai gruppi anti-globalizzazione, in essa confluiscono terzomondisti, ecologisti, movimenti sociali, autonomisti, antifascisti d'estrema sinistra e sindacalisti anarchici.

Infine, gli autori del rapporto dichiarano di faticare a comprendere il potenziale di violenza di certi giovani. «Sovente questa violenza si traduce in una follia distruttrice, apparentemente senza alcun motivo, o in un'aggressività estrema nei confronti delle persone», si legge nel rapporto.

La lotta contro la globalizzazione affonda le radici nel movimento zapatista messicano, nato nel 1994 in concomitanza con l'entrata in vigore dell'accordo di libero scambio nordamericano.

La Svizzera ha pure vissuto la sua serie di manifestazioni in occasione della conferenza dell'Organizzazione mondiale del commercio a Ginevra, nel 1998 e da tre anni in margine al Forum economico mondiale di Davos.

swissinfo e agenzie

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