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Attentato: il Libano chiede aiuto alla Svizzera

Le fiamme costate la vita a Hariri e alla sua scorta riaccendono le tensioni in Libano Keystone

Per Beirut, l'intervento di esperti svizzeri – considerati neutrali – potrebbe contribuire a far luce sull'esplosione che ha ucciso l'ex primo ministro Hariri.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 febbraio 2005 - 08:51

L'automobile di Rafic Hariri e quelle della sua scorta sono saltate in aria lunedì a Beirut. Nell'attentato hanno perso la vita almeno 15 persone.

Il presidente libanese Emile Lahoud ha ufficialmente chiesto giovedì l'invio di esperti svizzeri per l'inchiesta sull'attentato che lunedì a Beirut è costato la vita ad almeno 15 persone, fra cui l'ex primo ministro Rafic Hariri.

Lahoud ha trasmesso una richiesta in tal senso al presidente della Confederazione Samuel Schmid tramite l'ambasciatore svizzero a Beirut Thomas Litscher. Lo ha affermato Rafic Chlala, portavoce della presidenza della Repubblica libanese.

«La richiesta è stata rivolta oralmente» all'ambasciatore svizzero convocato giovedì mattina al palazzo presidenziale di Baabda, ed era destinata al presidente della Confederazione», ha precisato Chlala.

Prima di prendere posizione ufficialmente, il Dipartimento federale degli affari esteri, che ha confermato di aver ricevuto una richiesta orale, attende che quest'ultima venga formalizzata per iscritto.

Esperti per l'analisi del DNA e dell'esplosivo

Già mercoledì, il primo giudice istruttore del Tribunale militare di Beirut, Rachid Mezher, aveva chiesto alla brigata criminale di ricorrere ai servizi di esperti svizzeri specializzati nell'ambito di materiale esplosivo e analisi del DNA.

Se la Svizzera accettasse la domanda, l'Ufficio federale di polizia (fedpol) verrebbe incaricato di individuare gli specialisti meglio atti a rispondere ai bisogni libanesi. Guido Balmer, portavoce della fedpol, ritiene che persone con le necessarie competenze possano essere trovate tra i membri della polizia federale e cantonale, ma anche comunale.

Ipotesi

Per il momento, gli esperti libanesi non sono riusciti a determinare le cause esatte dell'esplosione che è costata la vita ad Hariri. L'ipotesi privilegiata è quella dell'azione di un attentatore suicida. Uno sconosciuto gruppo islamico ha rivendicato l'attentato all'ex primo ministro, accusandolo di sostenere il governo saudita.

In molti pensano che la Siria, vicina al governo libanese, sia implicata nell'attentato. «Ha il profilo del colpevole ed è responsabile d'omissioni, ma accusarla è troppo facile. La Siria sa che un atto del genere potrebbe costarle molto caro», ha dichiarato Hasni Abidi, direttore del Centro di studi e di ricerca sul mondo arabo e mediterraneo, basato a Ginevra.

Secondo Abidi, all'origine dell'attentato potrebbero esserci «elementi politici interni», legati alla competizione per il prossimo scrutinio legislativo, previsto per maggio. Una terza ipotesi, abbastanza diffusa nel mondo arabo, è quella di un complotto israelo-statunitense per incitare la Siria a ritirarsi dal Libano e privarla del sostegno dei sunniti.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Il 14 febbraio 2005 almeno 15 persone, tra cui l'ex premier libanese Hariri, sono morte in un attentato a Beirut.
Ai funerali, centinaia di migliaia di libanesi hanno puntato il dito contro la Siria che vede sé stessa come «protettrice» del Libano.
Per molti libanesi, l'attentato contro Hariri, che non apprezzava l'influsso di Damasco, è di matrice siriana.

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In breve

Rafic Hariri (1944-2005) è stato al centro della vita politica libanese negli ultimi 12 anni. Nel 1992 è stato chiamato a guidare il paese, dopo 15 anni di guerra civile.

I suoi sostenitori lo vedevano come il padre della ricostruzione economica del dopoguerra. Gli avversari gli imputavano il debito pubblico del Libano, che oggi è di circa 35 miliardi di dollari.

Sunnita di umili origini, ha fatto fortuna in Arabia Saudita. Ha investito soprattutto nei media, creando un vero e proprio impero.

Aveva dimissionato dall'incarico di premier il 20 ottobre 2004, quando il parlamento decise una modifica costituzionale che avrebbe prolungato di tre anni il mandato al presidente filosiriano Emile Lahoud.

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