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Benazir Bhutto uccisa in un attentato

La morte di Benazir Bhutto ha scatenato violente proteste: nella foto un manifestante a Lahore

(Keystone)

L'ex prima ministra del Pakistan e leader dell'opposizione Benazir Bhutto è morta giovedì in seguito alle ferite riportate in un attentato. Nel paese sono scoppiate violente proteste.

La Svizzera ha condannato "fermamente" l'attentato, dicendosi preoccupata per il "fragile equilibrio democratico" del paese asiatico.

Benazir Bhutto, la leader dell'opposizione pachistana, già prima donna premier in un Paese musulmano, è stata assassinata giovedì da un colpo d'arma da fuoco sparato da un kamikaze (o due, secondo alcune fonti) che si è successivamente fatto esplodere nel mezzo di un comizio elettorale a Rawalpindi, vicino alla capitale Islamabad. Lo scoppio avrebbe ucciso almeno altre 15 persone, secondo la polizia. Stando a fonti giornalistiche a Islamabad, le vittime sarebbero invece perlomeno 35.

Bhutto - riferiscono poliziotti e testimoni oculari - aveva appena finito di parlare al raduno in vista delle elezioni parlamentari, previste per l'8 gennaio ma che saranno forse rinviate. L'attentatore ha sparato contro la vettura, dalla quale la leader stava salutando la folla.

Secondo un'altra ricostruzione della polizia, riferita dalla televisione pachistana Dawn, gli attentatori sarebbero invece stati due. Si sarebbero avvicinati in moto all'auto della Bhutto e l'avrebbero freddata con cinque colpi di kalashnikov. I due si sarebbero poi fatti esplodere poco lontano.

L'attentato è stato rivendicato con una telefonata all'agenzia AKI-Adnkronos International dal portavoce di Al Qaida Sheikh Saeed. Gli esecutori materiali sarebbero i militanti della cellula terroristica Lashkar-i-Jhangvi del Punjab.

Manifestazioni violente

L'attentato rischia di far precipitare nell'instabilità il Pakistan, un paese di 160 milioni di musulmani dotato dell'arma nucleare.

Subito dopo l'attacco, sostenitori del Partito Popolare Pachistano (PPP) - di cui Bhutto era la leader - si sono dati ad atti di violenza, denunciando il regime del presidente Pervez Musharraf. A Karachi, una decina di persone sono rimaste uccise negli scontri e si è udita un'esplosione vicino all'abitazione dell'ex premier assassinata.

Bhutto, 54 anni, due volte primo ministro, era sfuggita nel mese di ottobre a un attentato a Karachi, proprio il giorno del suo rientro in patria dopo otto anni di esilio volontario. Circa 140 persone vennero uccise nell'attacco nella città del sud del paese.

Musharraf ha lanciato un appello alla calma affinché i "nefasti disegni dei terroristi vengano sconfitti". Il presidente ha inoltre proclamato tre giorni di lutto nazionale.

L'ex primo ministro e leader dell'opposizione Nawaz Sharif ha promesso dal canto suo alla popolazione del Pakistan di continuare a "condurre la loro guerra", chiedendo nel contempo le dimissioni di Musharraf.

Dure condanne

Da tutto il mondo è giunta la condanna per l'atto "brutale" contro uno dei personaggi politici del Pakistan più stimati da Stati Uniti e occidente che la consideravano una speranza di moderazione per un Paese già molto irrequieto. Il 2007 passerà alla storia come uno dei peggiori anni per il Pakistan, con un aumento di attentati di crescente violenza.

Anche la Svizzera ha condannato "fermamente" l'attentato. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha espresso la propria "costernazione" di fronte a questo "atto ingiustificabile" che "minaccia il fragile processo democratico del paese".

La Svizzera presenta le proprie condoglianze a tutti i famigliari delle vittime, scrive il DFAE, dicendosi molto preoccupato per la situazione in Pakistan. Dalla Confederazione giunge un appello alle autorità pakistane e a tutte le persone interessate affinché siano adottate le misure necessarie per assicurare la stabilità del paese e la continuazione del processo democratico.

Scenari incerti

Le conseguenze sulla politica interna del Pakistan dell'attentato di giovedì possono essere per ora soltanto oggetto di speculazione.

"La rabbia e lo choc hanno spinto molte persone a riversarsi nelle strade in diverse città del Pakistan", dice a swissinfo Loretta Dal Pozzo, collaboratrice dall'Asia della Televisione svizzera di lingua italiana.

"Non si può che immaginare un aumento della violenza e dell'instabilità soprattutto a nord del paese, al confine con l'Afghanistan, dove gli attentati e gli scontri tra talebani e le autorità sono all'ordine del giorno".

La giornalista teme che l'attentato possa delegittimare le elezioni politiche. "Se le elezioni dell'otto gennaio non saranno annullate o posticipate, ci si chiede quanto libere e democratiche saranno", osserva.

"Le elezioni ad ogni costo porteranno la tanta auspicata stabilità? O il Paese in lutto tornerà a vivere in stato di emergenza? Buona parte della popolazione era comunque già apatica e scettica verso la consultazione elettorale a causa dei giochi di potere da cui è da sempre esclusa".

swissinfo e agenzie

Benazir Bhutto

Benazir Bhutto è nata nel 1953 in una famiglia di proprietari terrieri. Suo padre, Zulfiqar Ali Bhutto, è stato presidente e primo ministro del Pakistan prima di essere abbattuto nel luglio 1977 da Zia-Ul-Haq e giustiziato due anni dopo.

Benazir, formatasi a Harvard e Oxford, ha assunto la guida dell'opposizione al regime di Zia-Ul-Haq dopo la morte del padre.

Rientrata in Pakistan nel 1986, nel dicembre del 1988 diventa primo ministro del paese, carica che deve però lasciare già nel 1990 per le accuse di corruzione.

Tornata al potere nel 1993, ha di nuovo dovuto abbandonare il mandato nel 1996. Nel 1999 Benazir e suo marito sono condannati a cinque anni di prigione per corruzione. Il tribunale li riconosce colpevoli di aver incassato tangenti versate da un'azienda svizzera.

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Indagata in Svizzera

Benazir Bhutto era oggetto di un'indagine in Svizzera: le autorità ginevrine stanno conducendo ricerche a seguito di sospetti di riciclaggio nei riguardi dell'ex prima ministra pachistana e del marito Asif Ali Zardari.

Interrogato lo scorso ottobre dall'agenzia di stampa ATS, il giudice istruttore Vincent Fournier si era limitato a dire di aver ultimato la sua indagine e di volerla trasmettere agli organi competenti, senza nulla aggiungere. Giovedì, il procuratore generale Daniel Zappelli ha affermato che con la morte della donna il procedimento sarà sospeso.

Sospettata di aver intascato commissioni illecite e tangenti dalle società SGS e Cotecna, la coppia Bhutto era già stata condannata a sei mesi di detenzione con la condizionale per riciclaggio nel 2003, per una somma vicina ai 13 milioni di dollari. I Bhutto avevano però presentato ricorso rilanciando l'indagine.

Il ricorso aveva sospeso automaticamente la condanna e il caso - oggetto di controversie giuridiche - è tornato a livello istruttorio. Bhutto avrebbe anche partecipato all'istituzione di società che servivano a nascondere l'identità dei destinatari finali delle somme percepite indebitamente.

L'amnistia accordata a inizio ottobre dal presidente pakistano Pervez Musharraf non aveva però facilitato il compito della magistratura ginevrina. Secondo Fournier, "sarebbe stato più facile dimostrare il reato di riciclaggio se in Pakistan fosse stata pronunciata una sentenza definitiva ed esecutiva".

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