Berna protesta per il rapporto dell'ONU sul traffico di diamanti

Da febbraio, la Svizzera chiederà maggiori informazioni sulla provenienza dei diamanti Keystone

Il Dipartimento federale degli esteri (DFAE) ha protestato con le Nazioni Unite per un rapporto della stessa organizzazione, che chiama in causa la Svizzera definendola un centro nodale nel contrabbando di diamanti.

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 dicembre 2000 - 10:54

L'ONU non ha tenuto conto delle misure adottate dalla Confederazione, afferma il DFAE. L'ambasciatore elvetico presso l'ONU Jenö Staehelin, secondo quanto riferito dal portavoce del DFAE Livio Zanolari, in una lettera enumera le contromisure decise da Berna, che respinge quindi l'accusa di essere il fulcro del contrabbando internazionale di pietre preziose.

Il diplomatico sottolinea gli sforzi messi in atto dalla Svizzera nella lotta a questo contrabbando: dal prossimo febbraio gli aeroporti di Ginevra e Zurigo saranno più strettamente sorvegliati, in modo da verificare la quantità di diamanti che vi giungono e la loro provenienza.

Il rapporto ONU pubblicato la scorsa settimana rammenta che i ribelli dei due paesi africani in guerra, Angola e Sierra Leone, finanziano la loro lotta proprio grazie ai diamanti.

La Svizzera importa ogni anno questi preziosi per un valore totale variante tra due e tre miliardi. Nel primo semestre del 2000, secondo le cifre del commercio estero, ne sono stati importati per 1,9 miliardi ed esportati per 907 milioni.

swissinfo e agenzie

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