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Bielorussia: un nuovo partner già scomodo per la Svizzera


Nonostante gli arresti di massa, le violenze della polizia e le denunce di torture in carcere, manifestazioni di massa e scioperi si susseguono in Bielorussia per chiedere la fine del regime di Lukashenko, al potere dal 1994. Copyright 2020 The Associated Press. All Rights Reserved

Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza in questi giorni a Minsk per protestare contro il regime di Aleksandr Lukashenko. Gli eventi in corso in Bielorussia mettono in imbarazzo la diplomazia svizzera, che proprio all’inizio di quest’anno aveva tentato di rilanciare le relazioni politiche ed economiche bilaterali.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 agosto 2020 - 19:00

“L’inaugurazione dell’ambasciata testimonia la crescente importanza delle nostre relazioni e rende omaggio al ruolo della Bielorussia nella regione», aveva affermato il 13 febbraio scorso il ministro degli esteri svizzero Ignazio Cassis durante la cerimonia di apertura della nuova sede diplomatica elvetica a Minsk.

Fino all’anno scorso, la Confederazione intratteneva nella capitale bielorussa solo un cosiddetto “ufficio d’ambasciata”. La sua conversione in un una vera e propria ambasciata doveva quindi segnare l’avvio di una nuova fase di intensi rapporti non solo diplomatici, ma anche economici tra i due paesi.

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Lungo distanziamento

Le relazioni bilaterali erano restate a lungo piuttosto fredde dalla nascita della nuova Repubblica, dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica nel 1991. Da un lato perché la Bielorussia era stata tra i pochi paesi dell’Europa orientale a permanere sotto stretta influenza russa, data anche la vicinanza territoriale con il grande vicino.

Con un Prodotto interno lordo ancora oggi di poco superiore a quello della Lituania, per molto tempo la Bielorussia non ha attirato neppure molti investitori o imprese svizzere. Queste ultime hanno preferito aprire delle filiali in paesi est-europei più vicini, come la Cechia o l’Ungheria, che hanno aderito nel 2004 all’UE. Dall’epoca comunista, l’economia bielorussa è rimasta inoltre incentrata soprattutto sull’industria pesante e la petrolchimica, settori in cui operano poche aziende svizzere.   

E anche dal profilo politico, il regime di Lukashenko non aveva di certo contribuito ad incoraggiare un avvicinamento del suo paese verso l’UE e la Svizzera. Sia la Commissione dei diritti umani delle Nazioni unite che il Consiglio d’Europa e diverse organizzazioni non governative hanno regolarmente denunciato negli ultimi decenni le violazioni sistematiche dei diritti fondamentali nell’”ultima dittatura d’Europa”, come viene definita la Bielorussia.

Disgelo sorprendente

Agli occhi della crisi che si è aperta ora in Bielorussia, può sorprendere quindi la decisione dell’UE e della Svizzera di rivedere negli ultimi anni la propria politica nei confronti di Lukashenko e di avviare una nuova fase di “disgelo”. Nel 2016, d’intesa con l’UE, Berna aveva revocato buona parte delle sanzioni imposte dieci anni prima alla Bielorussia, tra cui il blocco degli averi e delle risorse economiche del paese est-europeo.

Dopo un incontro con il presidente Lukashenko in occasione dell’apertura dell’ambasciata svizzera a Minsk, il ministro svizzero degli affari esteri aveva perfino dichiarato che la Svizzera era soddisfatta della stretta collaborazione con la Bielorussia in materia di diritti umani. Una visione apparentemente condivisa anche da privati e imprese che, all’inizio di quest’anno, hanno dato vita alla nuova Associazione di amicizia Svizzera Bielorussia.

“Il paese, la popolazione e la situazione in Bielorussia non vengono percepiti o solo con pregiudizi in Svizzera”, ha dichiarato in febbraio alla televisione svizzera SRF l’ex consigliera nazionale Margret Kiener Nellen, presidente di questa associazione. Creata per rafforzare le relazioni sociali, culturali ed economiche tra i due paesi, in un comunicato pubblicato questa domenica l’associazione “deplora e condanna la brutale violenza di cui è vittima la popolazione in Bielorussia”.

Scambi ancora modesti

Oltre alle relazioni politiche e culturali, proprio in questi ultimi tempi si era registrato anche un incremento degli scambi economici tra i due paesi. Nel 2019 il volume degli scambi commerciali bilaterali ha raggiunto 194 milioni di franchi (143 milioni di esportazioni e 51 di importazioni), pari a più del 54% rispetto all’anno precedente.

Un incremento dovuto in buona parte alle attività del costruttore svizzero di treni Stadler Rail, che nel 2013 ha aperto una fabbrica nei pressi di Minsk, per un costo di 80 milioni di franchi, con l’obbiettivo di produrre veicoli ferroviari per l’Europa orientale. “Il potenziale di rinnovamento del materiale rotabile negli Stati dell'ex Unione Sovietica e soprattutto in Russia è grande”, sottolinea sul suo sito web l’impresa svizzera, che da allora ha già concluso una serie di contratti con le ferrovie bielorusse, russe, azere e georgiane.

Oltre a veicoli e macchine (quasi la metà delle esportazioni nel 2019), la Svizzera vende in Bielorussia soprattutto prodotti farmaceutici, metalli, orologi e materiali sintetici. Tra i prodotti importati vi sono innanzitutto pietre e metalli preziosi, veicoli, generi agroalimentari e mobilia.

L'anno scorso, la Svizzera figurava al 13° rango l’anno scorso tra i maggiori investitori in Bielorussia con un volume pari a 76 milioni di franchi, di cui la maggior parte va addebitata a Stadler Rail. Tra le altre principali società con capitale svizzero presenti in Bielorussia vi sono l’impresa di trasporti e logistica Asstra, il produttore di orologi Lutsch, appartenente al gruppo Frank Müller, e il carrozziere Hess.  

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