Bilancio non troppo soddisfacente per "Mister dati" in partenza

Va in pensione il primo Mister dati e primo Mister prezzi della Svizzera Keystone

Più consulente che poliziotto, ma con più competenze e potere: così dovrebbe essere l'Incaricato federale della protezione dei dati secondo Odilo Guntern, venerdì, al momento di lasciare il suo ufficio a Berna. Guntern stila un bilancio non troppo positivo degli otto anni di carriera quale primo «Mister dati» della Confederazione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 31 agosto 2001 - 15:51

Incaricato al 50 %, il vallesano ha dichiarato in un colloquio con l'Agenzia telegrafica svizzera di essersi lasciato sin dall'inizio affascinare dal suo lavoro. L'auspicio di vedere rafforzate le proprie competenze non è stato purtroppo esaudito. Egli spera che il suo successore dal 1. settembre, l'ex consigliere nazionale ecologista Hanspeter Thür, possa avere maggiore fortuna.

«L'Incaricato dovrebbe avere la facoltà di ricorrere contro decisioni amministrative davanti alla Commissione federale della protezione dei dati», spiega Guntern. Attualmente, solo ai privati è concessa la possibilità di impugnare una decisione delle autorità. Le associazioni o Mister dati non hanno questo diritto.

Ora, i privati spesso non osano lanciarsi in una procedura costosa, rileva Guntern. Che l'Incaricato federale non possa intervenire presso la Commissione contro eventuali manchevolezze delle autorità della Confederazione - nemmeno con semplici «raccomandazioni» - costituisce a suo avviso una chiara «lacuna». Secondo Guntern, «le autorità federali temono che il potere dell'Incaricato divenga troppo grande e vi vedono un pericolo».

Odilo Guntern vorrebbe pure per Mister dati la facoltà di ricorrere contro una decisione di un consigliere federale presso la commissione di sette membri istituita nel 1993. Una possibilità che esiste in diversi paesi europei.

«Dovrebbe essere proprio questa la missione dell'Incaricato», s'infervora Guntern. Ma è una missione, rileva, non da tutti auspicata. Poco entusiasmo in tal senso sembra mostrare in particolare la ministra di giustizia e polizia Ruth Metzler, ma «c'è da aspettarsi una grande resistenza» da parte dell'intero Consiglio federale.

Ultimamente, a Guntern sarebbe piaciuto attirare l'attenzione della commissione sui problemi sollevati dall'applicazione della legge sul personale della Confederazione, come pure dalla banca dati nazionale del DNA.

Il Tribunale federale aveva respinto nel 1997 il richiesto accesso alla commissione mettendo in evidenza la condizione paradossale di Mister dati, che è sì «indipendente» ma è nello stesso tempo sottoposto al Dipartimento federale di giustizia e polizia, senza una personalità giuridica propria.

Guntern spera nella futura revisione della legge sulla protezione dei dati entrata in vigore il 1. luglio 1993 dopo vent'anni di gestazione e lo scandalo delle schedature. Attualmente, essa riguarda i dati personali registrati dalla Confederazione e i privati, ma non quelli raccolti da cantoni e comuni.

Il compito di concretizzare la legge è toccato principalmente a Mister dati. Un centinaio di leggi sono state modificate per essere adeguate alle nuove norme di protezione dei dati. Guntern si è rapidamente lasciato affascinare da un lavoro «interamente rivolto al futuro. L'apparizione di tecnologie come internet - un settore che rimane prioritario in fatto di sicurezza dei dati - ha aperto nuovi orizzonti».

Mister dati «deve mettersi a disposizione della gente», deve essere più consigliere che poliziotto. «Ma se non funziona, bisogna pure che agisca», afferma il giurista 64enne, che in precedenza era stato il primo «Mister prezzi». Egli si dedicherà d'ora in poi essenzialmente al suo studio di avvocato e notaio a Briga e non ha la minima intenzione di ritirarsi in pensione. «Mi piace essere attivo, non fare più nulla non mi andrebbe bene».

swissinfo e agenzie

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo