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Birmania: «L'urgenza non è affatto terminata»

Un aiuto importante ai sinistrati birmani è fornito dai monaci buddisti, che hanno ad esempio distribuito pentole per cucinare Keystone

Gli ostacoli posti dalla giunta birmana non consentono agli operatori umanitari di rispondere pienamente ai bisogni delle popolazioni colpite oltre un mese fa dal ciclone Nargis. Sia Medici senza Frontiere che l'agenzia di cooperazione elvetica auspicano maggiori aiuti internazionali.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 giugno 2008 - 13:41

«Le organizzazioni non governative locali e internazionali presenti nel delta dell'Irrawaddy (la regione più devastata dal ciclone) fanno tutto il possibile. Ma non basta per far fronte ai bisogni dei sopravvissuti», rileva Andreas Stauffer, portavoce della Direzione per lo sviluppo e la cooperazione (DSC).

Un punto di vista condiviso anche da Jean Sébastien Matte, vice capo della cellula d'urgenza per la Birmania di Medici senza Frontiere (MSF): «Gli aiuti non sono all'altezza dei bisogni. Ci vogliono maggiori mezzi e si deve poter agire più rapidamente».

Nonostante nella regione del delta dell'Irrawaddy nessuno sia morto di fame dopo il passaggio del ciclone - spiega Matte, di ritorno da una missione di tre settimane in Birmania - la popolazione ha ricevuto soltanto il minimo indispensabile per sopravvivere. «Bisogna aumentare e diversificare le distribuzioni di cibo e fornire acqua potabile, medicamenti e semenze per ricoltivare i campi».

«Sono inoltre necessari ulteriori strumenti logistici per fornire assistenza a tutte le persone sinistrate», sottolinea dal canto suo Andreas Stauffer, rammentando che la zona devastata sei settimane fa da Nargis misura circa 5'000 km quadrati ed è in gran parte ancora inondata.

Prolungato l'aiuto d'urgenza

Una constatazione confermata dalla testimonianza del responsabile di MSF: «Abbiamo raggiunto dei villaggi nella parte meridionale del delta in cui non era arrivato alcun soccorritore. L'urgenza non è affatto terminata».

Stando al portavoce della DSC, l'aiuto d'urgenza (che consiste soprattutto nella fornitura di acqua, medicinali, alimenti e ripari) si prolungherà ancora per 3-6 mesi.

La durata eccezionalmente lunga di questa prima fase dell'intervento è dovuta principalmente alle caratteristiche del terreno: la maggior parte dei trasporti può avvenire solamente in barca o in elicottero, indica Stauffer. Delle difficoltà logistiche destinate a peggiorare con l'arrivo in questi giorni della stagione dei monsoni.

I freni del regime militare

Il responsabile della DSC punta pura il dito contro le restrizioni messe in atto dalla giunta militare per frenare l'azione degli operatori umanitari e dell'aiuto internazionale in generale.

«Soltanto le ONG che dispongono di collaboratori locali sono in grado di lavorare. Per le altre organizzazioni, che quindi non erano presenti sul territorio prima della catastrofe, rimane difficile ottenere dei permessi di soggiorno», deplora Andreas Stauffer.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, la metà degli abitanti del delta del grande fiume che taglia il paese (2,4 milioni di persone) non ha ricevuto alcun aiuto internazionale. Una proporzione che tuttavia Stauffer giudica «esagerata».

Missione di valutazione

Per dissipare i dubbi, una squadra di 250 esperti in aiuto umanitario ha iniziato un lavoro di valutazione nel delta dell'Irrawaddy su mandato dell'ASEAN (Associazione delle Nazioni dell'Asia Sud-Orientale) e dell'ONU. Le loro conclusioni sui bisogni dei sopravvissuti saranno presentate a metà luglio.

Nell'attesa di un aiuto più massiccio, la popolazione birmana si è comunque già mobilitata. «La solidarietà si è organizzata attorno ai monaci e ai loro templi, la cui solidità ha permesso di resistere alla forza del ciclone», osserva Jean Sébastien Matte. «Gli uomini d'affari birmani si danno invece da fare nella ricostruzione delle grandi città».

«Il delta dell'Irrawaddy è il centro della coltivazione di riso della Birmania. Ora è però inondato dall'acqua marina. Non si potranno quindi effettuare raccolti prima dell'anno prossimo», conclude il responsabile di MSF.

swissinfo, Frédéric Burnand, Ginevra
(traduzione dal francese di Luigi Jorio)

In breve

La Confederazione ha finora messo a disposizione dei sinistrati in Birmania 2,5 milioni di franchi, di cui un milione per il Programma alimentare mondiale dell'ONU.

Complessivamente, Berna è pronta a sbloccare 4 milioni di franchi in favore delle vittime del ciclone Nargis, che ha fatto oltre 133'000 tra morti e dispersi.

La Svizzera ha accettato a fine maggio di aumentare il suo aiuto nel quadro della conferenza internazionale dei paesi donatori, organizzata congiuntamente dalle Nazioni Unite e dell'ASEAN a Yangon.

La giunta birmana ha chiesto aiuti per oltre 11 miliardi di dollari.

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