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Cartellino rosso alla prostituzione coatta

Accanto alle autostrade (qui, vicino a Zurigo) o nei pressi degli stadi, migliaia di donne sono vittime della prostituzione forzata

(RDB)

Giovedì, al motto di "mostriamo coraggio civile", dieci organizzazioni femminili hanno dato avvio ad un programma nazionale per lottare contro la prostituzione coatta e la tratta di esseri umani.

Soprattutto in vista dell'Euro 2008, il progetto prevede diverse manifestazioni ed una campagna d'informazione ad ampio respiro fino a autunno inoltrato.

Proprio in occasione di grossi avvenimenti come il campionato europeo di calcio organizzato il prossimo anno da Svizzera ed Austria, migliaia di donne provenienti dall'estero sono costrette a prostituirsi.

Lo hanno ricordato giovedì a Berna delle rappresentanti di organizzazioni femminili in una conferenza stampa che ha segnato l'inizio della campagna d'informazione.

Questa, forte di un comitato composto da una quarantina di consigliere nazionali e rappresentanti delle organizzazioni femminili e guidato dalle consigliere federali Micheline Calmy-Rey e Doris Leuthard e dalla presidente del Consiglio nazionale Christine Egerszegi, durerà fino al 25 novembre, quando verrà celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Esporsi maggiormente

Attualmente centinaia di migliaia di donne e bambini sono costretti da potenti bande organizzate a prostituirsi in tutta Europa.

Il giro di capitali nel settore è ancora più importante rispetto a quello generato dal traffico di droga. Constatazione amara: indirettamente anche le casse degli Stati approfittano di questi commerci.

"La prostituzione coatta è un crimine perseguito d'ufficio", ha quindi ricordato Renata Böhi-Reck dell'associazione delle donne svizzere di utilità pubblica.

"Intendiamo fare della prostituzione coatta un tema pubblico in modo da favorire la denuncia del problema alle autorità di polizia anche da parte degli stessi clienti", ha aggiunto.

Dopo la campagna, nel giugno del prossimo anno, proprio durante l'EURO 2008, le chiese ed alcune organizzazioni di difesa dei diritti umani e delle donne proseguiranno la loro attività sia in Svizzera che in Austria ponendo l'accento anche sulla tratta di esseri umani, ha precisato la consigliera nazionale Ruth-Gaby Vermot-Mangold.

Organizzazioni coinvolte

Le organizzazioni femminili della Svizzera rappresenterebbero circa un milione di donne, stando ai dati forniti dalle associazioni stesse.

All'organizzazione della campagna partecipano la Lega svizzera delle donne cattoliche (SKF), le Donne protestanti in Svizzera (EFS), l'Associazione delle donne vecchio cattoliche della Svizzera (VCF), l'Alleanza delle organizzazioni femminili giudaiche della Svizzera (BSJF), l'Alleanza delle società femminili svizzere (alliance F), l'Associazione svizzera per i diritti della donna (SVF), l'Associazione svizzera delle laureate (ASL), l'Associazione delle contadine svizzere (SBLV) nonché la Business & Professional Women.

swissinfo e agenzie

Divieto di lavoro nei saloni erotici

A partire da subito, le lavoratrici del sesso provenienti dai nuovi paesi membri dell'Unione europea non potranno più esercitare quali indipendenti nei club erotici del canton Zurigo. Di conseguenza, a differenza di oggi, non potranno più lavorare in Svizzera per un massimo di 90 giorni all'anno.

Le nuove direttive sono state emanate dal locale dipartimento dell'economia e del lavoro per proteggere le donne svizzere e quelle provenienti dai vecchi paesi dell'Unione europea.

Le conseguenze della misura, che colpisce le donne provenienti dai paesi baltici, da Polonia, Ucraina, Cechia, Slovenia e Slovacchia, non sono ancora del tutto chiare.

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Altra campagna in vista di Euro 2008

L'organizzazione di progetto per i poteri pubblici UEFA EURO 2008 (POÖH) ha deciso di sostenere finanziariamente una campagna contro la tratta delle donne e la prostituzione forzata.

La decisione si basa su di un'approfondita analisi di quanto avvenuto durante i Mondiali del 2006.

Il dibattito pubblico sul tema dovrebbe contribuire a ridurre il numero delle vittime e ad accrescere la sensibilità sull'argomento nella società e fra la comunità dei tifosi.

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