Cecenia: dopo l'11 settembre aumentate le violazioni dei diritti umani

Quotidianità difficile in un paese dilaniato dall guerra Keystone

Dopo gli attentati contro gli Usa, anche i ceceni sono sempre più abbandonati a se stessi. Su iniziativa dell'Associazione dei popoli minacciati (Gfbv) Il "ministro degli esteri" ceceno Ilyas Akhmadov ha incontrato giovedì la stampa elvetica. Ma la sua lettera-appello alla Svizzera, depositaria della convenzione di Ginevra sui diritti dell'uomo, perché si impegni a far cessare le violenze sui civili non è stata accolta dal consigliere federale Joseph Deiss.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 settembre 2001 - 17:34

"Non sono sorpreso, ormai siamo accolti come appestati in quasi tutti i paesi dove cerchiamo aiuto". Questa la reazione del "ministro" ceceno al rifiuto del dipartimento degli esteri elvetico. Il suo governo non è riconosciuto ufficialmente, perciò Akmanov è considerato dalla Svizzera come un privato cittadino. Il Dipartimento degli esteri si dice peraltro preoccupato per la popolazione civile in Cecenia e dichiara di avere "preso atto" della lettera di Akhmadov. "Lo trovo un affronto" afferma invece la deputata socialista Gaby Vermot presidente dell'associazione. "L'aiuto che il nostro paese, con le sue competenze diplomatiche, potrebbe offrire per attenuare la crisi sarebbe molto prezioso. È evidente però che la Svizzera subisce in questo momento la pressione della Germania.

Molta simpatia ha raccolto infatti il presidente russo Putin quando questa settimana, durante la sua visita in Germania ha sottolineato che la Russia è pronta a dare il suo aiuto all'Occidente nella lotta ai terroristi responsabili dei massacri di New York e Washington. In cambio, gli Stati uniti e i loro alleati devono però smettere di criticare la maniera in cui i russi conducono la guerra in Cecenia. Specialmente da quando circola voce di contatti tra Osama Bin Laden e i ribelli ceceni. "Se Osama Bin Laden è entrato in passato in Cecenia, non lo ha fatto certo per le vie ufficiali e a noi non risulta" dichiara il "ministro" ceceno, che considera la notizia della presenza di Bin Laden in Cecenia "propaganda russa".

Un piccolo buco nero

Finite le immagini che i telegiornali riversavano nelle nostre case qualche anno fa di Grozny rasa al suolo, di donne che si aggirano come spettri tra le macerie. Da mesi ormai nessun osservatore internazionale o giornalista occidentale o russo può più muoversi liberamente nella repubblica caucasica. "In Cecenia non esistono più né leggi umane né divine". Sono ancora parole del "ministro" ceceno degli esteri. Per dare un'idea del caos che regna, nemmeno lui è in grado di dire con esattezza quanti siano esattamente i morti di questa guerra. "Forse 100 mila, forse 200 mila". La popolazione è semplicemente presa tra due fuochi, tra le truppe russe e i ribelli.

E purtroppo nel vuoto della diplomazia, le violazioni dei diritti umani sono diventati la norma. Le operazioni "anti-terroristiche" delle truppe russe, a parte gli stupri e la tortura comprendono ad esempio l'internamento in lager, denominati "campi di filtraggio" di centinaia di migliaia di uomini. Sono luoghi infernali in cui almeno la metà della popolazione maschile cecena è passata almeno una volta, sostiene Akhmanov. In queste prigioni non ufficiali i prigionieri subiscono umiliazioni e violenze continue.

Una terra di nessuno

"Per passare tra l'Inguscezia e la Cecenia si devono attraversare 320 posti di controllo nello spazio di 40 kilometri." Chi racconta questo particolare è la rappresentante di un'organizzazione russo-cecena per il rispetto dei diritti umani. "Se io mostrassi il mio lasciapassare, peraltro riconosciuto dal governo russo, sarei immediatamente internata in un lager, spiega Zainap Gaschajeva. Ad ogni posto di blocco ormai qualunque soldato russo può fare di un civile tutto quello che vuole, arrestarlo, internarlo o sparargli senza ragione". Non si fa più distinzione insomma tra ribelli musulmani (da cui la popolazione non si sente per altro rappresentata) terroristi e criminali a capo dell'industria dei rapimenti, di cui qualche anno fa furono vittime anche alcuni collaboratori della croce rossa.

Nei prossimi giorni la parlamentare Gaby Vermot vuole inoltrare una mozione parlamentare per la convocazione di una conferenza sulla violazione delle convenzioni di Ginevra in Cecenia.

Raffaella Rossello

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