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Centri città proibiti per gli indesiderati

Controlli di persone in città a Berna

(Keystone)

Sono sempre di più i cantoni svizzeri ad introdurre i cosiddetti "settori proibiti" per mantenere richiedenti l'asilo criminali alla larga dai centri città.

Da questo tipo di misure ci si attendono prevalentemente contributi preventivi.

In sostanza, la polizia ha la facoltà di vietare l'accesso a determinate zone ad individui senza permessi di soggiorno annuale o senza domicilio, nel caso in cui sussistano forti sospetti d'implicazione nello smercio di sostanze stupefacenti.

Dall'inizio di dicembre, ad esempio, il centro di Zurigo è praticamente zona chiusa per alcuni richiedenti l'asilo.

"Tutto ciò è in atto soltanto dall'inizio del mese. È ancora troppo presto per trarre delle conclusioni sul suo funzionamento", rileva Marco Cortesi, portavoce della polizia comunale zurighese.

Sulla base delle inchieste in corso, va comunque segnalato che, tra gli spacciatori di droghe, i richiedenti l'asilo restano una minoranza.

Effetto preventivo

Dalla metà di ottobre 2002, nel canton Zurigo sono state emesse una sessantina d'interdizioni. 30 di esse riguardano la città di Winterthur, 11 Zurigo, altre 11 il perimetro cantonale.

Secondo Cortesi, questa politica vuole contribuire a togliere dalle strade le persone che danno nell'occhio negativamente: sbandati, senzatetto o individui per i quali sono già stati inoltrati dei reclami.

Secondo le autorità, la misura agisce in modo preventivo: in molti casi, la semplice minaccia di un divieto d'accesso si rivela sufficiente.

Il caso Meilen

A Meilen, nel canton Zurigo, il comune voleva addirittura vietare ad un intero gruppo di richiedenti l'asilo di avvicinarsi a scuole ed impianti sportivi, come pure di riunirsi nel centro del paese. Un caso unico in Svizzera, che non ha mancato di provocare indignazione.

Le autorità cantonali avevano espresso riserve sulla legalità della misura. Secondo Marc Spescha, avvocato e specialista dei diritti degli stranieri, "la discriminazione di interi gruppi è anticostituzionale e sproporzionata".

Mercoledì, tuttavia, durante un incontro fra le autorità cantonali di polizia e il comune, indetto per stabilire la legalità di questo procedimento, Meilen ha deciso di rinunciare al progetto.

All'amministrazione comunale, già nei giorni scorsi non si voleva più saperne dei piani iniziali. La segretaria comunale di Meilen, Susanne Weber, aveva addirittura smentito a swissinfo l'esistenza di un simile progetto: "Non ci sono prescrizioni in tal senso", aveva detto.

Anche l'Ufficio federale dei rifugiati ha espresso una certa reticenza ma, come ha precisato il portavoce Dominique Boillat, "non bisogna drammatizzare". Boillat ammette comunque che "Meilen sembra essersi resa conto del passo falso fatto". Il portavoce sottolinea però che le preoccupazioni della popolazione vanno prese sul serio.

"Vecchia" legge

Misure coercitive di questo tipo si basano sull'articolo 13, entrato in vigore nel 1995, della Legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri (LDDS).

Secondo la norma, "l'autorità cantonale competente può imporre a determinate persone di non abbandonare o di non accedere a un dato territorio", segnatamente al fine di lottare contro il traffico di stupefacenti. Il non rispetto del divieto può significare fino a un anno di reclusione.

Fino a poco tempo fa, l'articolo di legge è stato applicato piuttosto con parsimonia. La tendenza sembra ora essersi invertita.

Il caso Berna

Il canton Berna è poi l'unico a disporre da tempo anche di una legge cantonale sul tema.

La norma permette di vietare l'accesso a determinati perimetri anche a cittadini svizzeri o a stranieri residenti o domiciliati. Dall'inizio dell'anno, il cantone ha emesso quasi 300 divieti per le città di Berna, Bienne e Thun.

Misure coercitive sono applicate anche a Basilea, Ginevra, Soletta e Vaud. Nella città di Calvino, i richiedenti l'asilo sospettati di traffico di droga possono essere banditi dal centro città per 6 mesi.

A Ginevra vivono ben 5'000 richiedenti l'asilo. Da marzo 2002 la polizia ne ha arrestati 440. Per 100 di loro è scattato il divieto di recarsi in città.

Contro i diritti umani?

Il Tribunale europeo per i diritti umani è stato recentemente chiamato ad esprimersi su due casi olandesi. La questione riguardava proprio dei divieti di accedere o di abbandonare determinati territori.

Con una maggioranza risicata, i giudici hanno ritenuto che, in certe situazioni, limitazioni di questo tipo siano nell'interesse della comunità e dunque compatibili con i diritti dell'uomo.

Elvira Wieger, swissinfo
(traduzione Marzio Pescia, swissinfo)

Fatti e cifre

In Svizzera ci sono circa 95'000 richiedenti l'asilo;
Si stima che soltanto l'1% sia coinvolto in traffici di droga.

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