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Cittadini non UE in fila per i visti di transito

L'entrata del settore visti dell'ambasciata d'Austria a Berna

(swissinfo.ch)

Attese anche di mesi e tanta pazienza per i cittadini extracomunitari residenti in Svizzera che intendono rientrare in patria via terra.

Per cercare di abolire una pratica ritenuta discriminatoria, una delegazione sindacale elvetica si è recata a Bruxelles, martedì. L'Ue ha promesso una risposta entro settembre.

La delegazione elvetica, composta di cinque persone, ha avuto un colloquio con Joaquim Nunes de Almeida, membro del gabinetto di Antonio Vitorino, il commissario europeo per la giustizia e gli affari interni. Un incontro che Jacques Robert, vice-presidente del Sindacato edilizia e industria (SEI), ha definito «estremamente utile».

Lunghi mesi d'attesa

«I cittadini dei Balcani che vogliono tornare in patria per le vacanze devono oggi vedersela con molteplici cavilli burocratici delle ambasciate per ottenere il visto di transito», ha denunciato Vania Alleva, delegata del Sindacato Edilizia ed Industria (SEI) in una conferenza stampa a inizio luglio a Berna.

I cittadini di Paesi non membri dell'Unione Europea residenti in Svizzera devono essere provvisti di un visto di transito per recarsi nello spazio Schengen.

Il rilascio di tale documento necessita a volte lunghi mesi di attesa.

Vania Alleva, del Sindacato Edilizia ed Industria, sottolinea che molti richiedenti il visto sono addirittura costretti a rinunciare alle vacanze per non aver ottenuto in tempo il documento richiesto dalle autorità dell'UE.

Problema ricorrente

Le code degli extracomunitari residenti in Svizzera davanti ai consolati d’Italia, Austria, Francia, si allungano durante i periodi che precedono le vacanze invernali ed estive.

Il problema è conosciuto dalle autorità consolari dei Paesi confinanti, tanto che nel luglio dello scorso anno la validità del visto di transito è stata prolungata da sei mesi a due anni.

La soluzione non ha però evitato disagi ai cittadini di Paesi non membri dell'Unione Europea residenti in Svizzera, che per rientrare via terra nei loro Paesi d’origine devono essere provvisti del visto di transito.

Protesta sindacale

Anche quest’anno, con l’approssimarsi delle vacanze di luglio, agosto ed inizio settembre, le domande di rilascio di visti di transito dai Paesi confinanti con la Svizzera si sono moltiplicate.

E con l’aumento delle domande di rilascio si sono dilatati anche i tempi d’attesa. Per protestare contro questa situazione, una delegazione congiunta del SEI e del Forum per l'integrazione dei migranti (FIM) si dunque è recata a Bruxelles.

La rappresentanza elvetica ha chiesto al parlamento europeo che tutti i cittadini extracomunitari possano presentarsi alle frontiere di Schengen con un semplice passaporto e con il permesso di soggiorno in Svizzera, ha precisato Claudio Micheloni, segretario generale del FIM.

Lo spazio di Schengen

Lo spazio europeo senza frontiere prende il nome dalla cittadina lussemburghese dove nel 1985 Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi hanno deciso di abolire fra di essi le dogane nazionali.

Dopo il primo accordo è stata elaborata una convenzione, firmata il 19 gennaio 1990 ed entrata in vigore nel 1995, che ha permesso di abolire le frontiere interne tra quattordici dei quindici Stati membri dell’UE (la Gran Bretagna non vi aderisce).

L’Europa senza dogane interne ha permesso di creare una frontiera esterna unica lungo la quale i controlli all'ingresso nello spazio di Schengen vengono effettuati con procedure identiche in materia di visti, diritto d'asilo, secondo il principio della libera circolazione delle persone.

swissinfo

In breve

I sindacati elvetici scendono in campo coi cittadini extracomunitari residenti in Svizzera, costretti a lunghe attese per l'ottenimento del visto di transito UE, indispensabile per tornare via terra ai Paesi d’origine.

Per i sindacati elvetici si tratta di una vera e propria discriminazione operata dall’Unione europea.

Per chiedere l’abolizione della pratica burocratica una delegazione congiunta del Sindacato Edilizia ed Industria e del Forum per l'integrazione dei migranti si è recata a Bruxelles.

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