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Colloqui OMC, Svizzera prudentemente ottimista

Le sovvenzioni statali agli agricoltori svizzeri ammontano a 2,5 miliardi di franchi l'anno

(Keystone)

La Svizzera ritiene che entro fine mese ci saranno le condizioni necessarie a rimettere in carreggiata le trattative sulla liberalizzazione dei mercati.

I negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) erano naufragati lo scorso settembre a Cancún, in seguito a divergenze sui sussidi all’agricoltura.

I paesi in via di sviluppo accusano l’Europa e gli Stati uniti di distribuire sussidi all’agricoltura per 435 miliardi di franchi svizzeri l’anno. In questo modo si altera il sistema di concorrenza e i contadini occidentali hanno vita facile.

Non la pensano così, però, gli agricoltori svizzeri, che hanno fatto appello al governo, chiedendo che vengano difesi i loro interessi. A loro avviso, non si deve cedere alla pressione internazionale. Impossibile pensare di rivedere al ribasso le sovvenzioni.

Un contrasto senza via d’uscita? Per Luzius Wasescha, capo della delegazione svizzera ai negoziati dell’OMC, gli ostacoli al raggiungimento di un accordo non sono insormontabili.

«Ci sono alcuni segnali d’allarme, ma sono un ottimista e penso che entro la fine di luglio dovremmo finalmente uscire da questa situazione di stallo», racconta Wasescha a swissinfo.

L’OMC è ansiosa di fare qualche progresso nelle trattative prima delle presidenziali americane, che si terranno in novembre, e prima che ci sia il cambio della guardia ai vertici amministrativi dell’Unione europea.

Sussidi e agevolazioni

I colloqui che riguardano l’agricoltura coprono temi come i sussidi alle esportazioni, l’aiuto diretto agli agricoltori e l’accesso al mercato.

Paesi ricchi, come la Svizzera e il Giappone, così come paesi in via di sviluppo con un settore agricolo importante ma inefficiente, sono riluttanti ad aprire completamente il proprio mercato per paura di mettere fuori gioco i propri contadini.

Wasescha riconosce che la Svizzera – sempre più sollecitata a liberalizzare il settore agricolo – ha «una reputazione da protezionista».

Nel suo ultimo rapporto sulla Confederazione, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), ha rilevato che i contadini svizzeri sono «fortemente sussidiati» e che contemporaneamente «importanti barriere al commercio estero» impediscono che ci sia una concorrenza proveniente d’oltre frontiera.

Ma Luzius Wasescha è pronto a difendere le posizioni del governo in merito all’agricoltura. «La Svizzera ha solo 7,5 milioni di abitanti, eppure è l’undicesimo importatore mondiale di prodotti agricoli... Invito tutti i critici a voler prendere in considerazione le cifre e la realtà dei fatti. Gli alti costi di produzione in paesi come la Svizzera spiegano la presenza di dazi decisamente elevati».

Caso particolare? No

Ma Petros Mavroidis, un esperto legale dell’Università di Neuchâtel che si è occupato intensamente dell’OMC, afferma che la Svizzera non può considerare sé stessa un caso eccezionale all’interno del panorama del commercio mondiale.

«Si possono trovare delle idiosincrasie in ogni singolo membro dell’OMC», dichiara Mavroidis. «La questione non è cosa un membro dell’OMC pensa di sé stesso. La questione è quali concessioni sono previste dalla carta dell’OMC per i casi particolari, e la risposta è “nessuna”, a meno che si tratti di paesi in via di sviluppo».

Ciò nondimeno, il governo elvetico subisce delle pressioni interne. Lo si esorta a non fare concessioni che potrebbero mettere fine ai sussidi per gli agricoltori del paese. Secondo i dati dell’Ufficio federale dell’agricoltura, i contadini svizzeri rischierebbero di perdere 2,5 miliardi di franchi l’anno.

Per Wasescha, la sfida alla quale si trova confrontata l’OMC sta nel trovare un sistema giusto ed equilibrato che possa offrire «un approccio flessibile» al problema della riduzione dei dazi. «Siamo assolutamente convinti che puntare su “una taglia unica che possa vestire tutti” sia una strategia votata al fallimento. Pensiamo che la suddivisione degli oneri si debba fare in modo che chi trae vantaggio dall’esportazione paghi contributi maggiori di chi importa più di quanto esporti».

Accordo improbabile

Mavroidis è piuttosto scettico sulla probabilità che si raggiunga un accordo entro la fine del mese. «Non dimentichiamoci che mancano solo due settimane». D’altro canto, a suo avviso, l’assenza di progressi non significa che il progetto di un accordo sulla liberalizzazione dei mercati sia ormai stato affossato.

«Non sono tra quelli che pensano che la conferenza ministeriale di Cancún sia stata un fallimento. E non credo nemmeno che i negoziati debbano concludersi per la fine del 2004. Possono andare avanti ancora per qualche anno. Ma francamente non penso che questo rappresenti un grande problema».

Ma c’è anche chi, invece, teme che se l’OMC non sarà pronta a fine luglio, potrebbero passare dei mesi, forse degli anni, prima che le trattative riprendano. Il rischio è che sulla piazza del mercato mondiale aumentino le tensioni tra i paesi economicamente più forti.

Swissinfo, Robert Brookes
(traduzione: Doris Lucini)

Fatti e cifre

Il settore agricolo svizzero rappresenta l’1,5% del prodotto interno lordo e occupa il 3% della popolazione
200 milioni di franchi l’anno: i sussidi all’esportazione di prodotti agricoli svizzeri

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In breve

L’OMC si è data tempo fino al 31 luglio per trovare un accordo che possa far ripartire i negoziati sulla liberalizzazione del mercato mondiale.

Il capo della delegazione elvetica, Luzius Wasescha, è ottimista e ritiene che si possa trovare un accordo sul settore agricolo entro la fine del mese.

Wasescha si dice in favore di un approccio flessibile alla questione dell’abbassamento dei dazi. A suo avviso, delle condizioni uguali per tutti non rappresentano una soluzione.

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